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lunedì 26 settembre 2016

Torino, aveva aeroplano ma per il fisco era nullatenente: denunciato

Le indagini delle fiamme gialle hanno accertato una base imponibile non dichiarata di circa 750mila euro

Torino, aveva aeroplano ma per il fisco era nullatenente: denunciato

Un imprenditore agricolo di 38 anni attivo nel Torinese è stato denunciato dalla guardia di finanza per evasione fiscale. L'uomo non presentava alcuna dichiarazione fiscale, ma era intestatario di otto abitazioni, 137 terreni, otto conti corrente e, non ultimo, un aeroplano da turismo. Le indagini delle fiamme gialle hanno accertato una base imponibile non dichiarata di circa 750mila euro e altri 250mila euro di tasse evase.



giovedì 8 ottobre 2015

Max Biaggi a processo per evasione fiscale da 18 milioni di euro

La prima udienza fissata nel 2016. L'ex campione del mondo di motociclismo è accusato di aver usato in modo fittizio la residenza a Montecarlo. Biaggi: "Notizie fuorvianti, non è evasione"

Max Biaggi a processo per evasione fiscale da 18 milioni di euro

L'ex campione del mondo di motociclismo, Massimiliano Biaggi, è stato rinviato a giudizio dal tribunale di Roma con l'accusa di avere evaso al Fisco circa 18 milioni di euro. Lo ha deciso il gup Valerio Savio che ha fissato il processo al 15 settembre del 2016 davanti al giudice monocratico Bruno Costantini.

Per Biaggi è invece andato in prescrizione il reato penale. Il pilota di Superbike usufruì dello scudo fiscale per far rientrare in Italia capitali depositati all'estero ma è finito sotto processo con l'accusa di aver trasferito in modo fittizio la propria residenza nel Principato di Monaco dove il regime fiscale è più leggero.

Biaggi: "Non è stata evasione" - "E' una vicenda che si trascina da molti anni, mi meraviglio che sia uscita solo ora. Riguarda la mia residenza a Montecarlo dove vivo realmente dal 1992 e dove sono nati i miei figli. Non riguarda un problema di evasione fiscale, come erroneamente riportato sugli organi di stampa, ma riguarda unicamente la circostanza che non avrei pagato ad Equitalia tutte le imposte che ha provvisoriamente iscritto al ruolo. Voglio precisare che si tratta d'imposte provvisoriamente iscritte al ruolo, perché su di esse il giudizio è comunque pendente."


cronache criminali

martedì 30 giugno 2015

Evasione, Gianna Nannini patteggia: un anno e 2 mesi con la condizionale

Il gup di Milano accoglie la richiesta della cantante, accusata di aver sottratto al fisco 3,7 milioni di euro tra il 2007 e il 2012

Evasione, Gianna Nannini patteggia: un anno e 2 mesi con la condizionale

Il gup di Milano Fabio Antezza ha accolto la richiesta di patteggiamento di Gianna Nannini, accusata di una presunta evasione fiscale da 3 milioni e 750 mila euro. L'accordo prevede un anno e due mesi di reclusione con la sospensione condizionale della pena e la non menzione nel casellario giudiziale. "Capitolo doloroso, non era colpa mia", ha commentato la Nannni secondo quanto dichiara il suo legale, Giulia Bongiorno.

La rockstar aveva già raggiunto un accordo di risarcimento con l'Agenzia delle entrate, saldando così il suo debito con il Fisco. Da quanto si è saputo, la Bongiorno, nella fase delle indagini, aveva anche depositato alcune fatture che l'accusa riteneva inesistenti. In questo modo, secondo la difesa, l'importo della presunta evasione si sarebbe ridotto a circa un milione di euro

Le accuse e la difesa - 
Per il pm Gianna Nannini, tra il 2007 e il 2012, avrebbe sottratto denaro al Fisco interponendo tra la sua società milanese, la Gng Musica srl, e le case discografiche Sony e Universal, una società di diritto irlandese e un'altra di diritto olandese. 

"Gianna Nannini, nel ribadire l'assoluta trasparenza della propria condotta, nega recisamente qualsiasi interposizione fittizia con società estere e sottolinea che gli addebiti sono riferibili esclusivamente all'operato di soggetti terzi nei quali nutriva una sconfinata e tuttavia malriposta fiducia", sottolinea la Bongiorno. 

"La decisione della Gmg Musica di sancire un accordo conciliativo con l'Agenzia delle entrate deriva dalla volontà di mettere al più presto la parola fine a un doloroso capitolo giudiziario. In questo quadro si inserisce la decisione di Gianna Nannini di collaborare con la Procura e definire il procedimento con il rito del patteggiamento", conclude l'avvocato.


cronache criminali


giovedì 18 giugno 2015

Evasione fiscale, Raoul Bova rinviato a giudizio con la sorella e l'ex moglie

Secondo la Procura di Roma avrebbero trasferito alcuni costi alla società che gestisce l'immagine dell'attore per pagare un'aliquota Iva più bassa del dovuto

Evasione fiscale, Raoul Bova rinviato a giudiziocon la sorella e l'ex moglie

Raoul Bova è stato rinviato a giudizio per evasione fiscale. Lo ha deciso il gup di Roma che ha disposto il processo per l'attore, la sorella Daniela e la sua ex moglie e procuratrice Chiara Giordano. La prima udienza è stata fissata il 21 settembre 2016. "Sono sbalordito dalla decisione di questo giudice", ha commentato il difensore dell'attore, l'avvocato Giuseppe Rossodivita.

Per il legale "sono state disattese le affermazioni del tribunale del Riesame e della Cassazione. Il collegio dei giudici della libertà ha scritto che manca il fumus e non c'è alcun reato. Adesso faremo il processo e lo dimostreremo in aula".

La Procura di Roma contesta ai tre il reato di dichiarazione fraudolenta mediante artifici: secondo l'accusa avrebbero procurato tra il 2006 e il 2010 sgravi fiscali trasferendo alcuni costi alla società che gestisce l'immagine di Bova, la Sammarco, sfruttando così un sistema che avrebbe permesso di pagare un'aliquota Iva più bassa del dovuto.

Legale Bova: rinvio a giudizio inspiegabile - "Questo rinvio a giudizio è letteralmente incredibile. Raoul Bova è stato rinviato a giudizio per dei presunti reati già esclusi, nella loro ricorrenza obiettiva, dalla Corte di Cassazione e poi dal Tribunale della libertà di Roma che, conseguentemente, hanno annullato il sequestro inizialmente ottenuto dalla Procura di Roma in quanto hanno accertato l'assenza degli elementi costitutivi del reato e quindi l'assenza del reato poiché le imposte ritenute evase sono in ogni caso sotto la soglia prevista dalla norma penale". E' quanto sostiene in una nota il legale dell'attore, Giuseppe Rossodivita. "E' dunque davvero inspiegabile - prosegue - questa decisione del Gup che non ha tenuto conto di quanto affermato dalla Suprema Corte proprio in relazione a questo specifico caso di Raoul Bova, con ciò cagionando, con un assurdo rinvio a giudizio, un danno tutt'altro che trascurabile all'immagine del mio assistito che non ha mai commesso nessun reato".


cronache criminali

lunedì 4 maggio 2015

Crotone, evade fisco per 12 mln

Impresa salta tre periodi di imposta

Crotone, evade fisco per 12 mln

I finanzieri del nucleo della tributaria di Crotone hanno scoperta un'impresa operante nel settore del legno, risultata evasore totale per 12 milioni di euro, sottratti a tassazione per tre periodi d'imposta. Il titolare è stato denunciato per omessa dichiarazione e sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte.


cronache criminali

venerdì 17 aprile 2015

Evasione fiscale, Eva Henger a processo. E' accusata di dichiarazione fraudolenta

L'ex moglie di Riccardo Schicchi avrebbe occultato 55mila euro con l'aiuto del titolare di un centro di bellezza di Roma


Evasione fiscale, Eva Henger a processo. E' accusata di dichiarazione fraudolenta

Fatture false, emesse nel 2006, utili a occultare 55mila euro. Eva Henger, 43 anni, sarà processata con l'accusa di dichiarazione fraudolenta. Ad aiutarla a ingannare il Fisco l'ex pornostar, già moglie di Riccardo Schicchi, sarebbe stato Giancarlo Caroletti, titolare di un centro di bellezza di Roma, anche lui rinviato a giudizio. Le fatture emesse a fronte di operazioni ritenute inesistenti sono tre.

L'operazione avrebbe permesso all'attrice ungherese di non pagare al Fisco tutto il dovuto secondo la ricostruzione fornita dal pubblico ministero Santina Lionetti.


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lunedì 23 marzo 2015

Bancarotta e frode fiscale, arrestata famiglia monzese

Monza, arrestata famiglia di imprenditori: evasione fiscale e bancarotta

Padre, madre e figlio in manette: nel mirino delle fiamme Gialle il fallimento della società FIFA FILM Srl. Sequestrati beni per oltre un milione e mezzo di euro: sigilli su denaro, conti, villa di famiglia e polizze assicurative

Bancarotta e frode fiscale, arrestata famiglia monzese

Monza, arrestata famiglia di imprenditori: evasione fiscale e bancarotta

Un cambio di poltrona all'interno dell'attività di famiglia, con il passaggio di testimone dal figlio al padre, la cessione di un ramo d'azienda con la creazione di una società di diritto con sede in Inghilterra e la messa in scena di un divorzio per eludere i controlli.
La tragicommedia di una famiglia di imprenditori monzesi è finita con l'arresto: le Fiamme Gialle del capoluogo brianzolo, grazie a una minuziosa indagine, hanno fatto scattare per tutti e tre le manette per frode fiscale e bancarotta fraudolenta.
Al centro delle indagini le vicissitudini della FIFA FILM Srl, l'azienda di famiglia con sede ad Agrate Brianza interessata da fallimento. Gli accertamenti sono partiti dalla relazione del curatore fallimentare e, attraverso intercettazioni telefoniche, servizi di osservazione, perquisizioni, sequestri, accertamenti bancari ed una rogatoria internazionale con le autorità slovene, il magistrato della Procura di Monza, Manuela Massenz, e gli investigatori hanno ricostruito le cause del fallimento dell’azienda e le singole responsabilità.
Secondo l’accusa la famiglia di imprenditori monzesi avrebbe causato un grave dissesto economico all'azienda, portandola al fallimento, facendo uscire dai conti societari, grazie ad artifici contabili, un vero e proprio fiume di denaro, creando un buco di oltre 5 milioni di euro e danneggiando numerosi creditori.
Per fare ciò i tre, due coniugi ultrasessantenni e il figlio di 38 anni, hanno attuato prima un passaggio di testimone nell’amministrazione dell’azienda di famiglia, dal figlio al padre, e poi cedendo a una nuova società creata ad hoc l’unico ramo d’azienda realmente produttivo, dal valore di oltre 1 milione di euro ma venduto a soli duecentomila euro, hanno poi lasciato fallire la FIFA Film con i debiti e continuato l’attività con un’altra azienda “pulita”.
Dietro questa nuova società, che oggi è passata definitivamente di mano d imprenditori estranei ai fatti, c'era però la moglie dell'imprenditore brianzolo con cui l'uomo era in accordi per inscenare una separazione legale, per dimostrare la lontananza tra loro e la differente sorte delle società.
A tradire i loro piani però sono state le intercettazioni dei finanzieri che hanno portato alla luce la realtà dei fatti. Oltre un milione e mezzo di euro è uscito dalle casse societarie per finire sui conti personali degli arrestati, sotto la falsa voce di rimborso finanziamento soci mentre dai fondi dell'azienda fallita sono volati via anche altri tre milioni di euro grazie a false fatture. 

Fonte: monzatoday.it

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lunedì 16 marzo 2015

Pisa, operaio va 2 volte in un anno in crociera: arriva controllo fiscale

Dopo attenta analisi, gli addetti dell'Agenzia delle Entrate hanno rilevato che tutto era regolare: il secondo viaggio era stato acquistato con un'offerta speciale

Pisa, operaio va 2 volte in un anno in crociera: arriva controllo fiscale

Una crociera all'anno può andare per il Fisco. Due proprio no, se a farle è un operaio. Così è scattato il controllo. Protagonista un lavoratore dipendente di Santa Croce sull'Arno, nel Pisano. L'uomo, appassionato di viaggi, per essere stato insieme alla moglie due volte in crociera, una sera si è visto arrivare a casa gli addetti dell'Agenzia delle Entrate. I controlli hanno dimostrato che era tutto regolare: il secondo viaggio era low cost.

Situazione regolare, la seconda crociera era low cost - Ma la situazione sarebbe risultata perfettamente regolare: i due avrebbero acquistato la seconda crociera con uno sconto speciale. Il controllo è arrivato un mese dopo il secondo viaggio, pare verso l'ora di cena, quando personale dell'Agenzia delle Entrate si sarebbe presentato a casa dell'uomo ed avrebbe chiesto spiegazioni per verificare le proporzioni tra reddito annuo della famiglia e vacanze. Un controllo, pare, molto capillare. 

La coppia ha però spiegato che una crociera sarebbe stata acquistata a prezzo di listino, ma la seconda sarebbe stata fatta usufruendo di uno speciale sconto che la famiglia avrebbe documentato al Fisco.

Dopo il controllo le polemiche, "il fisco si aggiorni, le crociere non sono più un bene di lusso" - La vicenda ha subito sollevato perplessità. "Tralasciando il fatto che forse l'Agenzia delle Entrate dovrebbe conoscere meglio il concetto di "offerta speciale" - ha commentato il parlamentare pisano del Pd Federico Gelli - e che le crociere non sono più da considerarsi un lusso per pochi, credo sia necessaria una revisione del sistema di controllo da parte dell'amministrazione finanziaria". 

"Se gli uomini dell'Agenzia delle entrate si devono presentare alla porta per chiedere spiegazioni contabili e fiscali ai cittadini, essendo il servizio stesso pagato dai contribuenti - aggiunge Gelli - mi aspetterei una maggiore attenzione e un monitoraggio più intelligente, capace davvero di selezionare informazioni e andare a colpire chi realmente froda il fisco a danno di tutti noi. Un dato su tutti. In Italia accade talvolta che i titolari d'azienda si trovino a denunciare meno dei loro stessi dipendenti. Può bastare?".


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mercoledì 25 febbraio 2015

Soldi in Svizzera, Gino Paoli si dimette da presidente della Siae e si difende

Il cantautore lascia con una lettera: "Sono certo di non aver commesso reati, voglio difendere la mia dignità di persona perbene"

Soldi in Svizzera, Gino Paoli si dimette da presidente della Siae e si difende

Con una lettera presentata al consiglio di gestione in corso a Milano, Gino Paoli si è dimesso dalla presidenza della Siae. Ma il cantautore si difende dall'accusa di evasione fiscale per il trasferimento in Svizzera di 2 milioni di euro: "Sono certo dei miei comportamenti - scrive - e di non aver commesso reati, voglio difendere la mia dignità di persona perbene".

Le dimissioni di Paoli sono irrevocabili. "Alla luce delle vicende che mi hanno coinvolto in questi giorni mi preme rivolgermi a voi con cui ho condiviso questo percorso di circa un anno e mezzo di intenso e appassionato lavoro - si legge nella missiva -. Con il rispetto assoluto di chi sta doverosamente svolgendo il suo lavoro di indagine, intendo difendere la mia dignità di persona perbene". 

Paoli parla anche della tempesta mediatica che lo ha travolto: "Assisto purtroppo a prevedibili, per quanto sommarie, strumentalizzazioni, che considero profondamente ingiuste. Quello che non posso proprio permettermi di rischiare, però, è di coinvolgere la Siae in vicende che certamente si chiariranno, ma che sono e devono restare estranee alla Società". 

Il cantautore, nato a Monfalcone nel 1934 ma genovese di adozione, è stato iscritto nel registro degli indagati per una presunta evasione fiscale di circa 800mila euro per il trasferimento in Svizzera di 2 milioni di euro. "Ho volutamente aspettato qualche giorno a parlarvi per non entrare nella foga di queste stesse strumentalizzazioni. Credo di aver espletato il mio compito di presidente al massimo delle mie capacità. Sono orgoglioso dei risultati che abbiamo ottenuto insieme, per cui abbiamo combattuto fianco a fianco in battaglie importanti, fino all'ultima in favore dei giovani autori. Rassegno pertanto al presente Consiglio le mie dimissioni irrevocabili", conclude.


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lunedì 23 febbraio 2015

Gino Paoli al fiscalista: "Non voglio che si sappia dei soldi in Svizzera"

Da un'intercettazione ambientale emerge la preoccupazione del cantautore per la propria immagine

Gino Paoli al fiscalista: "Non voglio che si sappia dei soldi in Svizzera"

Le microspie piazzate nello studio del fiscalista Andrea Vallebuona, sotto controllo per l'inchiesta su Banca Carige di cui è consulente, registrano anche dichiarazioni di Gino Paoli sulla presunta evasione fiscale in Svizzera. Nel gennaio dello scorso anno il cantautore è nell'ufficio del commercialista e si lascia scappare affermazioni preoccupate: "Non voglio che si sappia che ho portato soldi all'estero. Li voglio riportare in Italia. Io sono un personaggio pubblico, non posso rischiare questo. Ho un'immagine da difendere". La moglie Paola Penzo è dello stesso avviso e aggiunge: "Bisogna nascondere bene le carte in un posto sicuro".


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Evade 95 cent: chiuso per 3 giorni

Carpi, anche una multa di 2400 euro

Evade 95 cent: chiuso per 3 giorni

Paradossale vicenda a Carpi, nel Modenese, dove l'Agenzia delle Entrate ha imposto tre giorni di chiusura e una multa di 2400 euro a un noto caffè del centro. Motivo: un'evasione fiscale di ben 95 centesimi, il costo di un caffè, frutto di quattro controlli in 5 anni che hanno registrato scontrini non battuti per un totale di 20 euro. "In due casi i clienti li hanno lasciati sul banco" si difende il titolare.

Il fisco, però, è stato inflessibile: è scattata la sanzione della chiusura, con i sigilli apposti al locale, il Romeo Cafè. La legge, d'altronde, parla chiaro: nel caso in cui vengano commesse quattro violazioni dell’obbligo di emissione dello scontrino fiscale nel giro di cinque anni, sospensione della licenza e dell’autorizzazione all’esercizio dell’attività da un minimo di 3 giorni a un massimo di 6 mesi . "Capisco la lotta all’evasione fiscale e sono d’accordo – commenta il titolare Paolo Brofferio – ma chiudere un locale per tre giorni con i sigilli alla porta è una pena troppo alta rispetto a quello che è successo. Se avessi voluto evadere le tasse avrei fatto ben altro". 


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