giovedì 28 aprile 2016

Pisa, bambina di tre anni trovata senza vita in casa

I carabinieri hanno sequestrato alcuni oggetti nel monolocale in cui viveva la bimba

Pisa, bambina di tre anni trovata senza vita in casa

Una bambina di tre anni è morta Calambrone, in un appartamento del litorale pisano. Sul posto sono intervenuti i carabinieri insieme al personale del 118. Le cause del decesso non sono ancora chiare. Sul corpo della piccola vi sarebbero segni. La bimba viveva insieme alla madre e al compagno di lei. La donna è sudamericana; l'uomo, serbo, è stato portato in caserma e sentito da carabinieri. Entrambi hanno 33 anni.

I carabinieri hanno sequestrato alcuni oggetti nel monolocale in cui viveva la bimba con la mamma e il compagno di lei. L'abitazione in cui la piccola è morta è ricavata da un esercizio commerciale dismesso, lontano da altre abitazioni, privo di allacciamento alla corrente elettrica. All'arrivo di soccorritori ed investigatori il corpo della piccola era a terra.

Madre sotto shock - La madre della piccola è stata ricoverata in ospedale in stato di shock. L'allarme è stato dato dalla donna che ha chiamato il 118 perché la bambina stava male. I medici hanno solo potuto constatare il decesso della bambina. La donna, in attesa di un altro figlio, ed il convivente avevano allacciato una relazione recentemente attraverso i social network.


cronache criminali


mercoledì 6 aprile 2016

Pagarono sicari per uccidere anziano: arrestati la figlia e il genero

Pagarono sicari per uccidere anziano: arrestati la figlia e il genero

Avevano pagato due persone per uccidere a coltellate il 74enne Luciano Pancaldi così da intascarne l'eredità: la figlia e il genero della vittima e i due aggressori, che agirono la sera del 19 novembre a Vignola, nel Modenese, sono stati arrestati dai carabinieri. Per tutti l'accusa è di concorso in tentato omicidio aggravato dalla premeditazione. I sicari sarebbero stati pagati 10mila euro ciascuno per uccidere l'anziano.


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Eroina tagliata con paracetamolo: carabinieri scoprono tre raffinerie

Eroina tagliata con paracetamolo: carabinieri scoprono tre raffinerie

I carabinieri di Bergamo hanno arrestato diverse persone dopo aver scoperto tre raffinerie di eroina, una nella Bergamasca, una in Veneto e una in Puglia. In manette sono finiti italiani e stranieri, residenti anche in Liguria, Emilia Romagna e Umbria. I militari hanno sequestrato svariati chili di eroina tagliata con il paracetamolo, principio attivo della Tachipirina, per camuffare la scarsa qualità dello stupefacente.


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Morti sospetti in ospedale a Piombino, la procura ora vuole riesumare otto corpi

Sotto accusa lʼinfermiera Fausta Bonino, 55 anni, accusata di omicidio. Lei si proclama innocente


Non si fermano le indagini sulle 13 morti sospette nel reparto di rianimazione dell'ospedale di Piombino (Livorno). Per i decessi è stata arrestata l'infermiera Fausta Bonino. La procura ha annunciato, infatti, l'intenzione di chiedere la riesumazione di otto corpi per avere la conferma della presenza di eparina o di altri farmaci usati per uccidere.

Difesa richiede i domiciliari - La difesa di Fausta Bonino ha chiesto lunedì al termine dell'interrogatorio di garanzia davanti al gip, nel carcere di Pisa, l'applicazione degli arresti domiciliari per la sua assistita. "Meglio i domiciliari - ha spiegato il legale - C'è rischio per la sua incolumità visto che il clamore mediatico di questa vicenda ha determinato la condanna unanime dell'opinione pubblica nei suoi confronti".

"Giuro sui miei figli che sono innocente", aveva detto la Bonino durante 'interrogatorio davanti al gip nel carcere di Pisa. Il Nas sta sentendo in questi giorni familiari, parenti e amici delle vittime e tutte le persone potenzialmente informate sui fatti. A Piombino i parenti di alcune vittime si stanno coordinando per dare mandato ai propri avvocati per seguire la vicenda.


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Lite mortale a Napoli, padre strangola il figlio e poi si fa arrestare

Lʼallarme è stato lanciato dalla moglie dellʼomicida. La vittima aveva 42 anni

Lite mortale a Napoli, padre strangola il figlio e poi si fa arrestare

Un uomo ha strangolato il figlio durante una lite in famiglia in serata a Napoli. E' successo in uno stabile al numero 45 di via Castaldi e Sequino, a Pianura. A chiamare i carabinieri è stata la moglie dell'omicida. Sul posto è giunta prima una pattuglia della polizia che ha arrestato l'uomo che si trovava in stato di shock. La vittima aveva 42 anni.

Massimiliano Avagliano, di 42 anni, ha perso la vita per opera di suo padre Santo, di 67 anni, che è stato fermato dagli agenti della polizia. Il delitto è avvenuto all'interno dell'abitazione della famiglia, al quinto piano dello stabile. A dare l'allarme è stata la moglie di Santo Avagliano che al pronto intervento ha detto. "Correte, c'è stata una disgrazia".

I primi ad accorrere sono stati gli agenti di polizia in servizio nella zona di Pianura. All'arrivo in casa i poliziotti hanno trovato Massimiliano Avagliano già morto e il padre in stato di shock. L'uomo è stato bloccato ma si è subito mostrato collaborativo. Massimiliano Avagliano - secondo gli elementi raccolti finora - viveva in casa con il padre e la madre. La polizia sta facendo indagini per ricostruire i motivi della lite.


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Un anonimo scrive a Repubblica: Ecco chi ha ucciso Giulio Regeni

Secondo lʼautore, che si dice membro della polizia segreta egiziana, a dare lʼordine fu il generale Khaled Shalabi, ma sarebbero coinvolti anche il ministro dellʼInterno Magdy Abdel Ghaffar e il presidente Al Sisi

Un anonimo scrive a Repubblica: "Ecco chi ha ucciso Giulio Regeni"

Un anonimo, che si dice membro della polizia segreta egiziana, ha inviato al quotidiano "la Repubblica" diverse mail accusando i vertici egiziani per la morte di Giulio Regeni. Le missive, che svelano tre dettagli delle torture inflitte al ricercatore italiano mai resi pubblici e conosciuti solo dagli inquirenti italiani, sono state acquisite dalla Procura di Roma proprio all'indomani del vertice tra investigatori italiani ed egiziani.
Secondo l'autore delle mail, "l'ordine di sequestrare Giulio Regeni è stato impartito dal generale Khaled Shalabi, capo della Polizia criminale e del Dipartimento investigativo di Giza. Fu Shalabi, prima del sequestro, a mettere sotto controllo la casa e i movimenti di Regeni e a chiedere di perquisire il suo appartamento insieme ad ufficiali della Sicurezza nazionale. Fu Shalabi, il 25 gennaio, subito dopo il sequestro, a trattenere Regeni nella sede del distretto di sicurezza di Giza per 24 ore".

E proprio il nome di Shalabi viene fatto anche da fonti al Cairo de La Stampa, secondo cui l'Egitto intende "sacrificare" il generale (già condannato nel 2003 da un tribunale di Alessandria per aver torturato a morte un uomo e falsificato i rapporti della polizia, ma reintegrato dopo la sospensione della sentenza) nel nome dei buoni rapporti con l'Italia.

L'anonimo informatore di Repubblica, nelle sue mail, descrive anche ciò che accadde dopo il sequestro di Regeni: nella caserma di Giza, Giulio "viene privato del cellulare e dei documenti e, di fronte al rifiuto di rispondere ad alcuna domanda in assenza di un traduttore e di un rappresentante dell'Ambasciata italiana", viene picchiato una prima volta. Chi lo interroga "vuole conoscere la rete dei suoi contatti con i leader dei lavoratori egiziani e quali iniziative stessero preparando".

Quindi tra il 26 e il 27 gennaio "per ordine del ministro dell'Interno Magdy Abdel Ghaffar", Regeni viene trasferito "in una sede della Sicurezza nazionale a Nasr City". Tre giorni di torture non vincono la sua resistenza, e allora il ministro dell'Interno decide di investire della questione "il consigliere del presidente, il generale Ahmad Jamal ad-Din, che, informato Al Sisi, dispone l'ordine di trasferimento dello studente in una sede dei Servizi segreti militari a Nasr City perché venga interrogato da loro".

Seguono torture sempre più violente fino alla morte del ricercatore italiano. Giulio allora "viene messo in una cella frigorifera dell'ospedale militare di Kobri al Qubba, sotto stretta sorveglianza e in attesa che si decida che farne. La decisione viene presa in una riunione tra Al Sisi, il ministro dell'Interno, i capi dei due servizi segreti, il capo di gabinetto della Presidenza e la consigliera per la Sicurezza nazionale Fayza Abu al Naja".

"Nella riunione - conclude la mail inviata a Repubblica - venne deciso di far apparire la questione come un reato a scopo di rapina a sfondo omosessuale e di gettare il corpo sul ciglio di una strada denudandone la parte inferiore. Il corpo fu quindi trasferito di notte dall'ospedale militare di Kobri a bordo di un'ambulanza scortata dai Servizi segreti e lasciato lungo la strada Cairo-Alessandria".


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