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venerdì 14 luglio 2017

Messico, commando irrompe a festa di bambini: almeno 11 morti

La carneficina avvenuta a colpi di coltello. Forse regolamento con il capofamiglia

cronache criminali

Uomini armati hanno fatto irruzione in un'abitazione della città di Tizayuca, nel Messico centrale, durante una festa per bambini e hanno ucciso 11 persone. E' quanto hanno riferito le forze di sicurezza dello Stato Hidalgo e i media. Il commando era composto da persone travestite da agenti di polizia. Alla base della mattanza un regolamento di conti.
La polizia ha dichiarato di aver trovato una scena raccapricciante dopo aver risposto a una chiamata d'emergenza dopo mezzanotte da Tizayuca, nello Stato dell'Hidalgo. Secondo i vicini, quattro uomini sono entrati nella tenda bianca dove la famiglia stava facendo una festa per bambini e hanno ucciso a coltellate sette donne, due uomini e due minorenni, secondo il procuratore Javier Lara.

Per gli inquirenti si tratterebbe di un regolamento di conti e il padrone di casa sarebbe stato coinvolto nel crimine organizzato. "Aveva delle condanne per vari reati, tra cui rapimento", ha aggiunto Lara. Altri quattro bambini sono stati trovati illesi e uno di questi ha raccontato alle autorità che gli uomini con il volto coperto indossavano uniformi da poliziotti. La zona è completamente transennata e la sicurezza è altissima.


cronache criminali

Siena, uccide la moglie alla vigilia dellʼudienza per la separazione

La donna è stata aggredita nella sua casa, deceduta nella notte per le gravi ferite

cronache criminali

Un operaio di 56 anni ha aggredito a coltellate la moglie, il giorno prima dell'udienza fissata per la separazione. La donna, una romena di 42 anni, è morta nella notte per le gravi ferite riportate. E' successo a Montepulciano, Siena, dove la vittima lavorava come badante per due anziane.
Secondo quanto riferito dai carabinieri, l'uomo avrebbe fatto irruzione nell'abitazione e prendendo un coltello dalla cucina avrebbe inseguito per tutta la casa la moglie. La donna, trasportata all'ospedale, è morta all'alba per le gravi lesioni riportate.


cronache criminali

mercoledì 12 luglio 2017

Parma, donna incinta e figlia 11enne uccise a coltellate nella loro casa

A scoprire i corpi il figlio della donna. Si cerca un altro figlio, ancora irreperibile: per gli inquirenti potrebbe essere lui lʼautore del delitto

cronache criminali

Una donna 45enne incinta e la figlia 11enne sono state uccise a coltellate a Parma. I corpi sono stati trovati in serata dal figlio della donna, tornato a casa dopo la giornata di lavoro, nell'appartamento in cui vivevano alla periferia della città. Le vittime sono di origine ghanese, ma da anni residenti in Italia. Si cerca un altro figlio della donna, Solomon Nyantakyi, 21enne ex calciatore del Parma Fc e ancora irreperibile, che secondo gli inquirenti potrebbe essere l'autore del duplice delitto.
Il giovane che ha rinvenuto i corpi ha prima avvisato la vicina e poi ha chiamato il 113. I cadaveri delle due vittime, Nfum Patience e la piccola Magdalene Nyantakyi, sarebbero stati rinvenuti in sala da pranzo. I soccorritori si sarebbero trovati di fronte una scena raccapricciante, con macchie di sangue ovunque, tanto che già nel corridoio e nell'ingresso è stato quasi impossibile accedere alle altre stanze.
In tutta la zona è scattata subito la caccia al terzo figlio, Solomon Nyantakyi, una promessa del calcio mancata, tanto che fu convocato in prima squadra diverse volte da Donadoni, nell'anno del crac del Parma Fc. Il suo cellulare risulta irraggiungibile proprio dal momento del ritrovamento.
Il padre e il marito di questa famiglia devastata non era in Italia al momento la tragedia: l'uomo si trova Inghilterra per ragioni di lavoro. Secondo la testimonianza di una vicina, intorno alle 14.30 si sarebbero sentite le urla della bambina, che per alcuni attimi avrebbe esclamato più volte: "Mamma, mamma". Poi il silenzio, fino alla sera, quando è rientrato Raymond, il figlio 25enne. Una parente delle vittime ha raccontato che la donna era rientrata da pochi giorni dal Ghana dove era stata per una breve vacanza. La famiglia risiede da tempo a Parma tanto che la piccola Magdalene era nata nella città emiliana.

mercoledì 6 aprile 2016

Pagarono sicari per uccidere anziano: arrestati la figlia e il genero

Pagarono sicari per uccidere anziano: arrestati la figlia e il genero

Avevano pagato due persone per uccidere a coltellate il 74enne Luciano Pancaldi così da intascarne l'eredità: la figlia e il genero della vittima e i due aggressori, che agirono la sera del 19 novembre a Vignola, nel Modenese, sono stati arrestati dai carabinieri. Per tutti l'accusa è di concorso in tentato omicidio aggravato dalla premeditazione. I sicari sarebbero stati pagati 10mila euro ciascuno per uccidere l'anziano.


cronache criminali

venerdì 1 aprile 2016

Salerno, carabiniere uccide il padre 73enne dopo una lite in auto

L'uomo, arrestato dai colleghi, non ha opposto alcuna resistenza e ora è accusato di omicidio

Salerno, carabiniere uccide il padre 73enne dopo una lite in auto

Un sottufficiale dei carabinieri di Catania ha ucciso il padre dopo una lite in auto. I due hanno avuto un violento diverbio mentre erano nei pressi del casello autostradale di Mercato San Severino (Salerno): il militare (43 anni) ha estratto l'arma e ha sparato contro il padre 73enne. L'uomo è stato arrestato dai colleghi senza opporre alcuna resistenza.

Il sottufficiale, in servizio nella compagnia Piazza Dante di Catania, era in licenza e non aveva dato segni di tensione prima della partenza.


cronache criminali

Orrore a Capaccio: uccide moglie e figlio neonato, poi s'impicca in bagno

Il macabro ritrovamento in una palazzina nel Salernitano. I corpi della donna e del bambino sono stati dati alle fiamme. L'uomo poi si sarebbe tolto la vita


Macabro ritrovamento in una palazzina a Capaccio (Salerno), in località Torre del Mare. I carabinieri hanno scoperto i cadaveri carbonizzati di una donna e di un bambino di pochi mesi e il corpo di un uomo, tutti romeni, impiccato in bagno. Su quello che sembra essere un duplice omicidio e suicidio stanno indagando i militari. E' stato un vicino di casa, allarmato dalle fiamme che uscivano dall'appartamento, a dare l'allarme.

In origine si pensava che nella palazzina fosse scoppiato soltanto un incendio. Una volta domate le fiamme, invece, sono stati scoperti i cadaveri. La donna e il bambino si trovavano nella stanza da letto.


cronache criminali

Piombino, l'infermiera killer: Io capro espiatorio, cercano un colpevole

La donna dal carcere di Pisa dice di essere innocente. Ma la testimonianza del figlio di una paziente e le intercettazioni la inchiodano

Piombino, l'infermiera killer: Io capro espiatorio, cercano un colpevole

Dal carcere di Pisa Fausta Bonino, l'infermiera killer arrestata per l'uccisione di 13 persone all'ospedale Villa Marina di Piombino, dice di non essere colpevole: "Avevano bisogno di un capro espiatorio, un colpevole - riporta il Corriere della Sera -. E' toccato a me". Nell'inchiesta è emerso poi che al figlio di una paziente, che ha sporto denuncia, prima di allontanarlo mentre somministrava l'eparina alla madre, affermava: "Così almeno dorme".

"Cremano una donna morta? Meglio" - In alcune intercettazioni spuntano altre conversazioni con colleghe infermiere, in cui Fausta Bonino sembra voler depistare le indagini, cercando pretesti per autoescludersi e suggerendo che il responsabile dei decessi potesse essere un estraneo che aveva le chiavi ed entrava nel reparto di nascosto. In un'altra frase intercettata però è molto nervosa e sbotta: "Vedrai mi fregano, domani mi mandano in galera". E poi: "Cremano una donna morta? meglio per noi".

La 55enne ora è accusata di omicidio premeditato, continuato e aggravato dalla crudeltà.

La testimonianza che la inchioda - E' stata la denuncia del figlio di una delle vittime a dare una svolta alle indagini che hanno portato all'arresto di Fausta Bonino. Due settimane dopo la morte della madre, avvenuta nel 2015, l'uomo ha presentato un reclamo nel quale descriveva di "aver assistito, intorno alle 19.10 del giorno del decesso, alla iniezione nel braccio della madre di un liquido trasparente da parte di un'infermiera" che "lui stesso - scrivono gli inquirenti - in sede di riconoscimento fotografico individuerà nella Bonino". Nel fare l'iniezione alla donna, "l'infermiera aggiungeva testualmente: 'Almeno così dorme'", prima di allontanare l'uomo dalla stanza. Poco più di un'ora dopo morirà.


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martedì 23 febbraio 2016

Napoli, 18enne ucciso perché amante della moglie di un boss: l'amico confessa

Il 23enne fermato con l'accusa di omicidio svela i tragici particolari: "La pistola si inceppò, Vincenzo piangeva e chiedeva pietà" 

Foto 1
Gaetano Nunziato    Foto Ansa 

Si vantava di avere una relazione con la moglie di un boss locale: per questo Vincenzo Amendola, il 18enne trovato nelle campagne alla periferia di Napoli, è stato assassinato. Lo ha confessato Gaetano Nunziato, il 23enne amico di Vincenzo, fermato poche ore dopo il delitto con l'accusa di omicidio. E nell'interrogatorio ha ammesso i particolari macabri come l'arma che si è inceppata e le successive lacrime di Vincenzo che chiedeva pietà.

La colpa di Vincenzo Amendola, stando alle indiscrezioni che trapelano dagli inquirenti, sarebbe stata la relazione che il giovane aveva intrecciato con la moglie di un boss (in carcere per altri reati) del clan Formicola. Una famiglia mafiosa che sembrerebbe la vittima frequentasse assiduamente. 

La trappola tesa dall'amico - Vincenzo è stato condotto dall'amico la sera del 4 febbraio nel campo agricolo di viale 2 giugno, a san Giovanni Teduccio. Solo qui si è reso conto di essere finito in una trappola. Ad attenderlo c'era infatti il commando che lo avrebbe di lì a poco ucciso.

Una lunga agonia
 - Ma non è stata una morte immediata quella del povero Vincenzo Amendola. Il primo colpo non partì perché la pistola si inceppò. Vincenzo in ginocchio, piangendo, chiedeva pietà. Ma questo non ha fermato i suoi aguzzini. Il secondo colpo di pistola lo ha centrato allo zigomo ma non è stato letale: con la faccia insanguinata urlava "mi avete colpito a un occhio". E poi l'ultimo proiettile della calibro 9x21 esploso alla tempia. E per accertarsi della morte uno dei killer lo ha anche preso ripetutamente a calci.

Il figlio dell'amante nel commando 
A raccontare tutti i dettagli è stato Gaetano Nunziato, accusato dell'omicidio. Lui ha teso la trappola all'amico. E lui sta indicando gli altri componenti del commando. Tra questi anche il figlio della presunta amante di Vincenzo.


cronache criminali

Reggio Calabria, donna uccisa dal marito a colpi di fucile: uomo arrestato

L'omicidio, secondo quanto si è appreso successivamente, è avvenuto nell'abitazione dei due.

R. Calabria, donna uccisa dal marito a colpi di fucile: uomo arrestato

Una donna è stata uccisa con colpi di fucile a Molochio, in provincia di Reggio Calabria. A sparare è stato il marito, Salvatore Morabito, 65 anni, che in un primo momento si è dato alla fuga. Poi, sentendosi braccato dai carabinieri di Taurianova, si è consegnato ai militari. L'omicidio, secondo quanto si è appreso successivamente, è avvenuto nell'abitazione dei due.

Secondo una prima ricostruzione fatta dei carabinieri, tra marito e moglie ci sarebbe stato l'ennesimo litigio per questioni familiari, al culmine del quale l'uomo ha preso un fucile calibro 12 caricato a pallini, detenuto regolarmente, ed ha sparato contro la moglie uccidendola. Quindi si è allontanato per andare poco dopo a consegnarsi ai carabinieri.


cronache criminali

lunedì 15 febbraio 2016

Foggia, anziano ucciso in casa. Colpito alla testa durante una rapina

La vittima, Antonio Carafa, di 81 anni, giaceva a terra riversa in una pozza di sangue. La casa era stata messa a soqquadro

Foggia, anziano ucciso in casa Colpito alla testa durante una rapina

Un anziano è stato ucciso nella sua abitazione, a San Severo, in provincia di Foggia, presumibilmente durante una rapina. Il corpo della vittima, Antonio Carafa, di 81 anni, che viveva da solo, è stato scoperto dal figlio quando si è recato a casa del genitore, preoccupato perché non riusciva a contattarlo. La vittima sarebbe stata colpita violentemente alla testa con un oggetto.

Il corpo giaceva a terra riverso in una pozza di sangue. La casa era stata messa a soqquadro.

cronache criminali

Madre e figlio morti, la donna temeva che il bimbo si legasse troppo all'ex compagno

La tragedia è avvenuta sabato pomeriggio a Sambucheto di Recanati, dove una donna di 32 anni, Laura Paoletti, ha ucciso il figlio, 7 anni, e poi si è suicidata

Madre e figlio morti, la donna temeva che il bimbo si legasse troppo all'ex compagno

Con il passare delle ore si conferma sempre più l'ipotesi di un omicidio-suicidio per la tragedia che si è consumata sabato pomeriggio Sambucheto di Recanati (Macerata), dove una mamma di 32 anni, Laura Paolettiha ucciso il figlio, 7 anni, con un fucile da caccia e poi si è suicidata. E' ancora da comprendere, però, la molla che ha spinto al gesto la donna: forse Laura temeva che il figlio si affezionasse troppo all'ex compagno.

Forse le motivazione del gesto nelle pagine del diario di Laura - A chiarire cosa sia avvenuto nella testa della donna potrebbero essere dei fogli di diario sequestrati dai carabinieri, in cui Laura avrebbe manifestato il suo disagio, il desiderio di non lasciare il figlio al padre e, in modo velato, la possibilità di compiere gesti estremi. Solo pochi giorni fa, infatti, era stato raggiunto un accordo che fissava gli orari e le modalità delle visite da parte del padre, Lorenzo Lucaroni, geometra 39enne.

I conflitti con l'ex compagno e la denuncia per stalking - Laura aveva denunciato l'ex compagno per stalking, solo perché lui, pare, aspettava il bimbo davanti alla scuola per poterlo vedere; Lucaroni, a sua volta, aveva lamentato le difficoltà che incontrava per poter trascorrere del tempo con lui.

Legale: "Eravamo vicini a una soluzione" - "Laura viveva la situazione di conflitto tipica di due persone che si sono lasciate e debbono gestire questa fase patologica, diciamo, della crisi che riguardava la gestione del bambino - ha detto il legale della donna, l'avv. Alessandra Perticarà -. Avere una causa di diritto di famiglia o di regolamentazione è sempre un fatto personale che chiunque vive intensamente. Però non c'erano questioni particolari". 

"Stavamo lavorando per una soluzione condivisa - ha spiegato ancora l'avvocato Perticarà -. A livello processuale stavamo facendo dei passi e avevamo trovato una disponibilità di entrambi, poi si sarebbe dovuto trattare per il futuro per ulteriori ampliamenti dell'accordo. L'ultima volta che l'ho sentita abbiamo parlato di questioni riguardanti la pratica con molta serenità. Ci siamo salutate tranquillamente. Abbiamo anche scherzato".

Anche il titolare dello scatolificio Cartotecnica Idelabox, di cui la Paoletti aveva una piccola quota azionaria, ha riferito ai carabinieri di aver sentito nella mattina di sabato, giorno della tragedia, la donna e che la giovane mamma era serena. I due avevano parlato solo di questioni di lavoro.

Forse Laura temeva che il figlio si affezionasse troppo al padre - Ma proprio sabato pomeriggio, alle 16, il padre sarebbe dovuto andare a prendere il bambino. Può essere stata questa la molla che ha spinto Laura a sparargli due colpi (trattandosi di un fucile automatico si presume che siano partiti in successione e che il secondo sia andato a vuoto) e uno contro di sé: forse il timore che il bambino si legasse troppo al papà, con cui aveva un rapporto gioioso. I fucili, appartenenti al padre della Paoletti, erano in un armadio.


cronache criminali

mercoledì 20 gennaio 2016

Ogliastra, strangola la moglie e poi si toglie la vita impiccandosi in casa

Polizia e personale medico del 118 non hanno potuto far altro che constatare il decesso di Vincenzo Usai, 72 anni, e Luigia Carrogu, 77 anni. Sembra che i due fossero da tempo malati

Ogliastra, strangola la moglie e poi si toglie la vita impiccandosi in casa

Un uomo, Vincenzo Usai, 72 anni, ha strangolato la moglie Luigia Carrogu, 77 anni, a Lanusei, in Ogliastra, e poi si è tolto la vita impiccandosi in casa. Polizia e personale medico del 118 non hanno potuto far altro che constatare il decesso dei due coniugi. Gli investigatori stanno cercando di far luce sulla vicenda, chiarendo i motivi del gesto. Sembra che i due fossero da tempo malati: in particolare la donna, che soffriva di depressione.

A dare l'allarme alcuni parenti. Non riuscendo a farsi aprire dalla coppia, hanno chiamato i soccorsi.


cronache criminali

giovedì 14 gennaio 2016

Delitto Ashley, il fermato: "Litigio dopo sesso, l'ho spinta e ha battuto la testa"

Il 27enne, immigrato irregolare, ha detto di non aver avuto intenzione di uccidere la 35enne. Ma per la Procura l'avrebbe colpita e poi strangolata con un laccio

Delitto Ashley, il fermato: "Litigio dopo sesso, l'ho spinta e ha battuto la testa"

Ha ammesso le proprie responsabilità Diaw Cheikh Tidiane, il 27enne senegalese fermato con l'accusa di aver ucciso la 35enne Ashley Olsen. L'uomo ha detto di averla incontrata in un locale a Firenze e di essere andato a casa sua con lei. I due hanno litigato dopo aver fatto sesso. Lui l'ha spinta e lei ha battuto la testa, riportando due fratture al cranio. Secondo la Procura, invece, l'avrebbe colpita alla testa, strangolandola poi con un laccio.
"Non sono un cane", le ragioni della lite - Dopo un rapporto sessuale consenziente, secondo il racconto del giovane, Ashley ha cercato di mandarlo via da casa in maniera brusca e dicendo che stava per arrivare il suo fidanzato. Lui ha risposto: "Non sono mica un cane" e l'ha spinta, facendole battere la testa. I segni di strangolamento, a suo dire, sarebbero legati al fatto che avrebbe cercato di rialzarla.

Escluso il gioco erotico finito male - "Le due fratture al cranio e altre lesioni avrebbero procurato la morte della donna", ha precisato il procuratore capo di Firenze, Giuseppe Creazzo. Finora si era parlato solo dello strangolamento. Ma "l'omicidio ha avuto sia un'azione contundente, sia un'azione di strangolamento", ha spiegato. Tale violenza tende dunque a far escludere il gioco erotico finito male: "Non ce n'è alcuna traccia".

Il senegalese: "Non volevo ucciderla" - Il 27enne fermato ha comunque ribadito agli inquirenti di non aver avuto intenzione di uccidere. "E' possibile che i due non fossero lucidi", ha affermato il procuratore. "Aspettiamo gli esami tossicologici su Ashley - ha detto -. Abbiamo elementi per pensare che avessero assunto sostanze che non li rendevano lucidi, alcol di sicuro, forse altro".

Ashley conobbe il suo killer quella sera stessa - Lei e il suo presunto killer, ha precisato poi il procuratore, "non risulta che si conoscessero" prima dell'incontro poi risultato fatale. Diaw è stato fermato in via Andrea del Castagno a Firenze, dove viveva. Sarebbe fuggito dalla casa dell'americana portando via il suo telefonino e inserendovi la propria scheda sim. Sembra che i due si fossero conosciuti la sera stessa in discoteca, al Montecarla.

Procura esclude che il fermato fosse uno "spacciatore" - Contrariamente a quanto emerso finora, è stato smentito dalla Procura che il giovane senegalese fosse "uno spacciatore". Non risultano precedenti penali. Ha raccontato che, per vivere, si arrangiava con "piccoli lavori" come la distribuzione di volantini di discoteche. Il giovane ora è in carcere a Sollicciano.

In Italia da quattro mesi, era irregolare - Diaw non era "in regola" con il permesso di soggiorno ed era arrivato in Italia quattro mesi. A Firenze si era ricongiunto col fratello. Ora è accusato di omicidio aggravato per la "crudeltà" contro "una persona debole, non in grado di difendersi", ha precisato Creazzo.

Decisiva la prova del Dna - Tra le prove finali che hanno fatto scattare il fermo per il senegalese ci sono i risultati delle analisi del Dna. Dalla casa sono stati presi reperti biologici, un profilattico e una cicca di sigaretta nel bagno, che grazie ad uno stratagemma degli investigatori è stato poi possibile comparare con il Dna del sospettato.


cronache criminali

mercoledì 13 gennaio 2016

Artista americana strangolata in casa. Firenze, ci sarebbe un sospetto

Decisive le immagini delle telecamere di sorveglianza. Il cadavere di Ashley Olsen scoperto dal suo fidanzato. La donna probabilmente conosceva il suo assassino

Foto 1

Si sta stringendo il cerchio delle persone sospettate per l'omicidio di Ashley Olsen, la 35enne americana strangolata sabato a Firenze. Le indagini si starebbero indirizzando soprattutto su almeno una di esse. Fondamentali sarebbero state le immagini delle telecamere di sicurezza. Al momento, tuttavia, non ci sarebbero ancora elementi sufficienti per provvedimenti giudiziari.

Gli elementi raccolti fin dai primi accertamenti hanno indicato uno scenario: fin da subito ha trovato riscontri l'alibi del fidanzato di Ashley, il pittore 42enne Federico Fiorentini, che sabato alle 14 ha scoperto il cadavere. Non solo: la donna avrebbe incontrato il suo assassino dopo la nottata trascorsa con le amiche in un locale del centro, fra giovedì e venerdì.

Oltre alle telecamere di sorveglianza del centro storico, nella ricerca del colpevole utili si sarebbero rivelati i racconti di alcuni testimoni e residenti della zona. Nel cercare di ricostruire uno scenario, gli investigatori sembrano tener conto anche il tipo di clientela del "Montecarla", dove la 35enne ha trascorso l'ultima notte: negli ultimi anni il locale è stato più volte chiuso dalla questura, di solito per questioni legate alla droga.

Uscita dal locale all'alba - Ashley sarebbe uscita dal locale intorno all'alba di venerdì. Sarebbe stata sola, visto che le sue amiche erano andate via prima di lei. Tra loro "c'era un po' di movimento, di tensione succede tra ragazze", ha raccontato una delle cameriere del locale.

Strangolata con un cavetto - Dall'autopsia è emerso che Ashley non è stata strangolata a mani nude. L'assassino potrebbe aver usato il cavo usb o la catenina trovate nel monolocale. Il fidanzato ha trovato il cadavere sul letto, nudo. Sul corpo non ci sono segni che facciano pensare a una lotta fra la donna e l'omicida. Per stabilire se vi sia stato un rapporto sessuale o, addirittura, una violenza, gli investigatori attendono l'esito dei tamponi. La procura ha anche disposto esami tossicologici per appurare se quella sera la donna abbia fatto uso di droghe o fosse ubriaca. L'appartamento e' stato trovato a soqquadro. Ma fin da subito gli investigatori hanno escluso che si fosse trattato di una rapina. Nel disordine trovato nel monolocale, aveva colpito una sedia rotta. Gli investigatori hanno poi appurato che a distruggerla era stato il fidanzato, sotto shock dopo aver scoperto il corpo di Ashely.


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martedì 12 gennaio 2016

Cremona: strangola la moglie al culmine di una lite, poi tenta il suicidio

L'uomo, di origine nordafricana, ha infine atteso l'arrivo dei carabinieri nell'abitazione della coppia, nei pressi dello stadio

Cremona: strangola la moglie al culmine di una lite, poi tenta il suicidio

Un uomo ha ucciso la moglie e poi avrebbe tentato di togliersi la vita. E' accaduto a Cremona, in via Annona, in una palazzina condominiale di cinque piani dove viveva la coppia. Secondo le prime informazioni l'uomo, un nordafricano, l'avrebbe strangolata al culmine di una lite, attendendo poi l'arrivo dei carabinieri.

I militari hanno aperto un'inchiesta.


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lunedì 14 dicembre 2015

Los Angeles, ucciso afroamericano: agenti gli sparano 33 colpi alle spalle

I poliziotti coinvolti si difendono: "Anche ferito continuava a impugnare una pistola". Online il video: rischia di riaccendere le polemiche

Los Angeles, ucciso afroamericano: agenti gli sparano 33 colpi alle spalle

Un afroamericano di 28 anni, Nicholas Robertson, è stato ucciso dalla polizia a Los Angeles. Gli agenti, che avrebbero esploso ben 33 colpi alle spalle del giovane, hanno riferito di avere aperto il fuoco dopo aver ricevuto una segnalazione di "un uomo armato in strada". E' successo davanti a un distributore di benzina. I poliziotti coinvolti si difendono: "Anche ferito e a terra continuava a impugnare una pistola".

Il caso rischia di riaccendere le polemiche contro l'uso della violenza da parte delle forze dell'ordine nei confronti degli afroamericani. Come si vede dal video, pubblicato in Rete, infatti, gli agenti hanno sparato contro il 28enne, che era di spalle. Si rischia un'altra ondata di proteste e che gli animi tornino ad accendersi a Los Angeles. 

La sparatoria ha avuto luogo intorno alle 11 del mattino di sabato nella cittadina di Lynwood, circa 25 chilometri a sud di Los Angeles. Le forze dell'ordine hanno riferito di essere giunte sul posto in risposta a segnalazioni di un uomo armato e sono state infatti diffuse tre telefonate effettuale al numero di emergenza da parte di testimoni che segnalavano un uomo che sparava in aria

I familiari di Robertson definiscono la sparatoria ingiustificata, mentre la rabbia comincia già a serpeggiare tra la comunità locale, per la vasta maggioranza afroamericana e ispanica. Come in vari luoghi del Paese, anche nella zona di Los Angeles nei mesi scorsi la tensione è stata alta dopo una serie di episodi simili. A marzo, agenti del dipartimento di polizia di Los Angeles hanno colpito e ucciso un senzatetto, aprendo il fuoco - hanno riferito - dopo che aveva opposto resistenza all'arresto. Anche quell'episodio era stato registrato da una telecamera.


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lunedì 16 novembre 2015

Avellino, 27enne uccide i genitori con un'ascia: arrestato dai carabinieri

Il ragazzo soffre di disturbi psichici ed è tossicodipendente. Dietro gli omicidi spunta l'ombra della setta satanica

Avellino, 27enne uccide i genitori con un'ascia: arrestato dai carabinieri

Un 27enne, Ivano Famiglietti, con problemi psichici e di tossicodipendenza ha ucciso i genitori a Sturno (Avellino) utilizzando un'ascia per colpire il padre e subito dopo la madre. I carabinieri hanno arrestato il ragazzo dopo la fuga. Alcuni mesi fa fece irruzione nella chiesa del comune decapitando la statua del Santo patrono, San Michele Arcangelo.

Il 27enne si era dato alla fuga nelle campagne circostanti dopo il duplice omicidio. Famiglietti ha aggredito i genitori all'interno della casa tra Sturno e Frigento per poi inseguirli all'esterno, dove hanno tentato di trovare la salvezza, e finirli con un numero imprecisato di colpi.

Famiglietti era in contatto con una setta satanica - Ha intrattenuto contatti via Facebook con una setta satanica. Lo si apprende da fonti investigative. Un anno e mezzo fa, aveva anche decapitato la statua di san Michele Arcangelo, patrono di Sturno, e in una più recente occasione avrebbe anche vandalizzato un'altra statua del santo, in una cappella di campagna, portando via l'effige del demonio.


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Asti, uccide la moglie a coltellate dopo una lite e poi fugge: 47enne fermato dai CC

L'uomo, che era scappato a bordo di una Punto rossa, è stato trovato in mezzo ai campi e si era tagliato le vene nel tentativo di togliersi la vita

Asti, uccide la moglie a coltellate dopo una lite e poi fugge: 47enne fermato dai CC

E' stato fermato dai carabinieri Luigino Caramello, l'uomo di 47 anni ricercato per l'omicidio della moglie, Barbara Natale, 40 anni, accoltellata a morte nei pressi della stazione ferroviaria di Canelli, in provincia di Asti. Tra i due sarebbe scoppiato un litigio, finito nel sangue. Caramello era in mezzo ai campi di Mombaruzzo, non distante dal luogo dell'omicidio, e si era tagliato le vene dei polsi nel tentativo di togliersi la vita.

L'uomo, che è statto trasportato in ospedale dal 118, era fuggito con una Punto rossa, prestatagli da un amico. 

La vittima "era una brava ragazza", ha affermato il sindaco di Canelli, Marco Gabusi. "L'avevo conosciuta qualche settimana fa - spiega il primo cittadino - quando mi aveva presentato in Comune un progetto di assistenza agli anziani per tutti i comuni limitrofi. La sua morte è un fatto drammatico, un atto di follia".


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Cosenza, 52enne ucciso a colpi di pistola davanti alla propria casa

Omicidio a San Cosmo Albanese. Dopo avere fatto fuoco il sicario è fuggito

Cosenza, 52enne ucciso a colpi di pistola davanti alla propria casa

Il 52enne Carmine Avato, incensurato, è stato ucciso a colpi di pistola a San Cosmo Albanese, in provincia di Cosenza. L'omicidio è avvenuto nella notte davanti all'abitazione della vittima. Dopo avere fatto fuoco il sicario si è allontanato. L'uomo, che faceva il muratore, era sposato e padre di tre figli; non era ritenuto vicino ad ambienti della criminalità.
A lanciare l'allarme, dopo avere udito gli spari, sono state alcune persone che abitano nella strada dove è avvenuto il delitto. I carabinieri, nella notte e in mattinata, hanno sentito parenti e amici della vittima per cercare di acquisire elementi sul possibile movente. Al momento non si esclude nessuna pista.
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