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lunedì 14 dicembre 2015

Los Angeles, ucciso afroamericano: agenti gli sparano 33 colpi alle spalle

I poliziotti coinvolti si difendono: "Anche ferito continuava a impugnare una pistola". Online il video: rischia di riaccendere le polemiche

Los Angeles, ucciso afroamericano: agenti gli sparano 33 colpi alle spalle

Un afroamericano di 28 anni, Nicholas Robertson, è stato ucciso dalla polizia a Los Angeles. Gli agenti, che avrebbero esploso ben 33 colpi alle spalle del giovane, hanno riferito di avere aperto il fuoco dopo aver ricevuto una segnalazione di "un uomo armato in strada". E' successo davanti a un distributore di benzina. I poliziotti coinvolti si difendono: "Anche ferito e a terra continuava a impugnare una pistola".

Il caso rischia di riaccendere le polemiche contro l'uso della violenza da parte delle forze dell'ordine nei confronti degli afroamericani. Come si vede dal video, pubblicato in Rete, infatti, gli agenti hanno sparato contro il 28enne, che era di spalle. Si rischia un'altra ondata di proteste e che gli animi tornino ad accendersi a Los Angeles. 

La sparatoria ha avuto luogo intorno alle 11 del mattino di sabato nella cittadina di Lynwood, circa 25 chilometri a sud di Los Angeles. Le forze dell'ordine hanno riferito di essere giunte sul posto in risposta a segnalazioni di un uomo armato e sono state infatti diffuse tre telefonate effettuale al numero di emergenza da parte di testimoni che segnalavano un uomo che sparava in aria

I familiari di Robertson definiscono la sparatoria ingiustificata, mentre la rabbia comincia già a serpeggiare tra la comunità locale, per la vasta maggioranza afroamericana e ispanica. Come in vari luoghi del Paese, anche nella zona di Los Angeles nei mesi scorsi la tensione è stata alta dopo una serie di episodi simili. A marzo, agenti del dipartimento di polizia di Los Angeles hanno colpito e ucciso un senzatetto, aprendo il fuoco - hanno riferito - dopo che aveva opposto resistenza all'arresto. Anche quell'episodio era stato registrato da una telecamera.


cronache criminali

lunedì 8 giugno 2015

Usa, ennesimo caso di agenti violenti: caccia all'adolescente di colore

La polizia era stata chiamata per la presenza di ragazzi non invitati durante una festa in piscina. L'apice della violenza contro una 14enne. Agente sospeso


Ennesimo caso di agenti di polizia violenti negli Usa. Teatro dell'ultimo incidente la comunità di Craig Ranch North, comprensorio vicino a Las Vegas, in Texas. La polizia, chiamata per la presenza di ragazzi non invitati durante una festa in piscina, giunta sul posto ha dato il via a una vera e propria "caccia all'adolescente di colore", tanto che un ragazzino bianco, presente sul posto, ha potuto filmare indisturbato tutta la scena. "Era come se fossi invisibile per loro", ha poi raccontato.

Gli agenti dopo aver rincorso e minacciato, pistola alla mano, i giovani, li hanno fatti stendere per terra a faccia in giù e ammanettati. L'apice della violenza è stato però contro una 14enne: uno dei poliziotti intervenuti, dopo averla fatta sdraiare, le è montato cavalcioni sulla schiena per immobilizzarla. L'agente, grazie anche al video girato durante l'intervento, è stato posto sotto inchiesta dal dipartimento di polizia e sospeso in attesa della fine delle indagini.


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giovedì 28 maggio 2015

Usa, immobilizzato con taser: morto

Kansas City, vittima è un 30enne bianco

Usa, immobilizzato con taser: morto

Un uomo che si comportava in maniera bizzarra nel parcheggio di una grande magazzino di Kansas City, negli Stati Uniti, è stato immobilizzato dalla polizia con un taser, una pistola elettrica, ed è poi morto in ospedale. La polizia non ha ancora reso nota l'identità dell'uomo, ma si è limitata a far sapere che è un bianco di circa 30 anni e che le cause della sua morte non sono ancora state determinate.


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venerdì 22 maggio 2015

Usa, poliziotto spara a due 20enni neri sorpresi a rubare alcune birre: gravi

E' successo a Olympia, capitale dello Stato di Washington

Usa, poliziotto spara a due 20enni neri sorpresi a rubare alcune birre: gravi

Nuova bufera sulla polizia degli Stati Uniti. Un agente di Olympia, capitale dello Stato di Washington, ha sparato a due 20enni di colore, ferendoli gravemente. Lo riportano alcuni media locali. I due giovani erano stati sorpresi a rubare alcune birre dagli scaffali di un negozio di alimentari. A lanciare l'allarme alle forze dell'ordine erano stati i dipendenti del market, che avevano tentato invano di fermarli.


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lunedì 4 maggio 2015

Bologna, tafferugli alla Festa dell'Unità Renzi: "Non mi spaventano tre fischi"

La polizia ha risposto con una breve carica quando circa 40 esponenti dei collettivi hanno tentato l'accesso al Parco della Montagnola. Il premier: "Non mollo"

Bologna, tafferugli alla Festa dell'Unità Renzi: "Non mi spaventano tre fischi"

Un centinaio di manifestanti dei collettivi bolognesi ha tentato l'accesso alla Festa dell'Unità al parco Montagnola a Bologna, dove era presente il premier Matteo Renzi. Prima del loro arrivo gli agenti della polizia hanno però chiuso i cancelli, che i manifestanti hanno scosso diverse volte sputando contro gli agenti. La polizia ha quindi risposto con una breve carica: un manifestante è stato fermato, e una donna è caduta a terra.

Tre esponenti del collettivo Hobo, già noti alle forze dell'ordine, sono stati denunciati dalla Digos per resistenza a pubblico ufficiale. Dei tre, l'unica ragazza anche per possesso di oggetti atti a offendere: aveva una corda che usava come frusta. Tra la polizia non risultano contusi. Due invece quelli tra i manifestanti, che sono andati in ospedale. Un terzo ferito è la donna, sui 60 anni, che non faceva parte però della protesta. I manifestanti, dopo il rilascio dei tre, si sono allontanati dal parco Montagnola. 

Renzi: "Io non schiaccio la testa a nessuno" - "Io non schiaccio la testa a nessuno, ma non mollo", ha detto il premier Matteo Renzi, rispondendo a un militante che lo invitava a "schiacciare la testa agli elefanti" della minoranza Pd. "So che ci sono persone che mi vogliono contestare sulla scuola e sono pronto a incontrare chiunque ma libertà è rispondere con un sorriso a chi contesta e dire che non ci facciamo certo spaventare da tre fischi: abbiamo il compito di cambiare l'Italia e la cambieremo, di non mollare e non molleremo".

"Non ci fermiamo a 100 metri dal traguardo delle riforme" - "Cari democratici, prendiamoci un impegno: non ci fermeremo a cento metri dal traguardo. Taglieremo il traguardo sulla legge elettorale, le riforme, sulla necessità di dare più soldi alla scuola pubblica e lo faremo senza dare a nessuno il diritto con un fischio di bloccarci", ha aggiunto Renzi. 

"Il Pd litiga ma va avanti tutto insieme" - Portare a termine le riforme "è il compito del Pd tutto insieme: un partito che sa discutere al proprio interno ma che si riconosce come una comunità che va avanti insieme e anche se su alcune cose non la pensiamo allo stesso modo ci confrontiamo litighiamo un po' ma poi andiamo avanti tutti insieme", ha ribadito il presidente del Consiglio.


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mercoledì 29 aprile 2015

Trieste, morì durante l'arresto: risarcita la famiglia della vittima

Il tribunale ha condannato il Viminale e tre agenti per il decesso di Riccardo Rasman, morto dopo un'irruzione della polizia in casa sua nel 2006. Il legale dei familiari farà ricorso: "1,2 milioni non sono sufficienti"

Trieste, morì durante l'arresto: risarcita la famiglia della vittima

Il ministero dell'Interno è stato condannato, con tre poliziotti, a risarcire per un milione e 200mila euro i familiari di Riccardo Rasman, il disabile morto a Trieste nel 2006 dopo un'irruzione della polizia in casa sua. Il legale della famiglia, Claudio Defilippi, presenterà comunque appello perché ritiene la somma non sufficiente.

Per Defilippi, il caso di Rasman "è ancora più grave di quello di Federico Aldrovandi per il quale lo Stato è stato condannato a pagare circa il doppio".


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martedì 21 aprile 2015

Baltimora, 25enne afroamericano muore dopo l'arresto: aperta un'inchiesta

Freddie Gray è stato ricoverato in ospedale, dove è poi deceduto, dopo essere stato condotto in una stazione di polizia in seguito all'arresto

Baltimora, 25enne afroamericano muore dopo l'arresto: aperta un'inchiesta

La polizia di Baltimora ha avviato un'indagine sulla morte di un afroamericano ferito mentre veniva arrestato una settimana fa. Lo ha reso noto il sindaco, Stephanie Rawlings-Blake, aggiungendo che l'indagine è stata disposta per accertare le responsabilità. L'uomo, che aveva 25 anni e si chiamava Freddie Gray, è morto in ospedale, dove era stato ricoverato dopo esser stato condotto in una stazione di polizia in seguito all'arresto.

Sabato si è svolta una manifestazione di protesta davanti alla stazione di polizia dove Gray è stato portato. E dopo l'annuncio della sua morte, la Justice League di New York, che ha organizzato una marcia "per la giustizia" verso Washington, ha promosso una nuova iniziativa sempre davanti alla stazione di polizia. "Quando è troppo è troppo. La brutalità della polizia deve finire", ha affermato il gruppo in un comunicato. 

L'iniziativa fa seguito a un'onda di proteste che da circa un anno investe gran parte degli Usa, sin da quando un agente ha ucciso un ragazzo nero disarmato a Ferguson, in Missouri. Numerosi altri casi del genere si sono poi susseguiti nell'arco dei mesi. L'ultimo dei quali risale solo a pochi giorni fa, ed è avvenuto a North Charleston, in South Carolina, dove un poliziotto bianco ha sparato numerosi colpi alla schiena di un afroamericano che fuggiva a piedi dopo esser stato fermato per motivi banali. Ad inchiodare l'agente, che è stato arrestato e incriminato, c'è un video girato con il telefonino da un testimone.

Non è chiaro invece come Gray sia stato ferito. La polizia non ha diffuso informazioni in merito. Tuttavia, il sindaco di Baltimora Stephanie Rawlings-Blake e il capo della polizia cittadina Anthony Batts hanno affermato che tutte le informazioni verranno diffuse. "Comprendo la frustrazione della comunità e prenderò molto seriamente il mio dovere di trasparenza", ha detto il sindaco. L'avvocato della famiglia Gray, riferisce il Baltimore Sun, ha però accusato la polizia di voler "tenere segrete le circostanze della morte di Freddie fino a quando non avranno sviluppato una versione degli eventi che li assolva da ogni responsabilità". Gray, ha affermato, era in buona salute quando è stato arrestato.


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venerdì 17 aprile 2015

Veronica Bolina è stata torturata e sfigurata solo perché transessuale. La campagna in sua difesa è #SomosTodasVerônica

Veronica Bolina è stata torturata e sfigurata solo perché transessuale. La campagna in sua difesa è #SomosTodasVerônica
#SomosTodasVerônica. Questo l'hashtag che sta mobilitando la rete in sostegno di Veronica Bolina, una transgender arrestata e aggredita a San Paolo, in Brasile. Le foto di lei con le mani legate, con il volto tumefatto, postate su Facebook stanno facendo il giro del mondo, indignando tutti. La donna, sospettata di aver tentato di uccidere il suo vicino di casa, è stata arrestata dalla polizia.
Dopo circa una settimana in carcere, sono apparse le immagini di lei brutalmente aggredita in carcere: Bolina, nuda, con i piedi e le mani ammanettate, il viso sfigurato dai tagli, circondata dalla polizia.
In un audio rilasciato dopo l'episodio Veronica nega di essere stata torturata dalla polizia, dicendo che "gli agenti avrebbero solo fatto il loro lavoro. Non mi hanno torturato. A ogni azione corrisponde una reazione. Hanno dovuto usare le loro regole per prendermi. E appena sono stata presa, non mi hanno torturata".
La polizia sostiene che Veronica sia stata aggredita da altri prigionieri dopo essere stata vista masturbarsi. Il profilo della transgender su Facebook ha diverse segnalazioni di persone che dicono di conoscere Veronica e che l'audio sarebbe un falso. Intanto l'aggressione sta diventando un caso.
Veronica Bolina è stata torturata e sfigurata solo perché transessuale. La campagna in sua difesa è #SomosTodasVerônica

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giovedì 16 aprile 2015

Diaz, Tortosa sospeso dal servizio. L'agente punito dopo il post su Fb

La decisione presa dal capo della polizia Pansa, che assicura: "Una vicenda simile non accadrà mai più". "Chi sbaglia paga", aggiunge. Linea dura anche con il capo della Mobile di Cagliari, rimosso per un "like"

Diaz, Tortosa sospeso dal servizioL'agente punito dopo il post su Fb

"Questa mattina Tortosa verrà sospeso dal servizio". Così il capo della polizia Alessandro Pansa ha risposto ai cronisti in merito alle frasi scritte su Facebook dal poliziotto a proposito dei fatti della Diaz. L'agente Tortosa in un'intervista su Repubblica aveva corretto il tiro delle sue dichiarazioni dicendo che col suo post voleva specificare che alla Diaz ci furono torture ma non compiute dal suo reparto.

Mette "mi piace" al post di Tortosa, dirigente punito - Non solo Tortosa è stato punito. Pansa infatti ha deciso di firmare un provvedimento per sollevare dall'incarico il dirigente del Reparto Mobile di Cagliari Antonio Adornato che aveva messo un "mi piace" al post sul massacro della Diaz pubblicato da Fabio Tortosa sul social network.

Alfano: "Su Tortosa fatto presto e bene" - "Tortosa sospeso dal servizio. bene decisione polizia. Abbiamo fatto il giusto e lo abbiamo fatto presto". E' il commento su Twitter del ministro dell'Interno Angelino Alfano.

Tortosa: "Alla Diaz fu tortura, ma non dal mio reparto" - Intanto il poliziotto Tortosa ha voluto spiegare meglio il senso del post che gli è costato la sospensione. "Chi fa violenza su un inerme - ha detto - commette un atto di tortura. Dunque alla Diaz fu tortura. Ma io, in 22 anni di polizia, non ho mai torturato nessuno. Per questo ho gridato dopo quella sentenza. Io non sono un torturatore. Non lo siamo stati noi del VII Nucleo. E solo per questo motivo ho scritto che sarei tornato alla Diaz.

Quella notte "fu uno scempio. Che fece 159 vittime. I 79 nella scuola che vennero massacrati nel corpo e nella testa, e gli 80 di noi del VII, perfetti capri espiatori di quanto era accaduto", ha raccontato. "Quella notte io e il mio reparto restammo nella scuola 5 minuti. E mentre raggiungevamo i piani alti, decine, centinaia di colleghi con le pettorine e in borghese si accanirono su chi era nella palestra", ha aggiunto.

"Se potessi tornare indietro - ha sottolineato - farei quello che non feci 14 anni fa quando mi avvalsi della facoltà di non rispondere. L'infamia cui mi ribello ha anche il volto di chi è stato responsabile di quel pestaggio e non ha avuto il coraggio di fare un passo avanti. Ha il volto di chi doveva identificare gli autori del pestaggio e non lo ha fatto. Purtroppo, gli uni e gli altri portano la mia stessa divisa".

Pansa: "Una vicenda simile non accadrà mai più" - Dal canto suo il capo della polizia Pansa, in una lettera a Repubblica, ha assicurato: "Stiano certi tutti gli italiani che non ci sarà mai più un'altra Diaz. Non potrà più esserci. Io me ne faccio garante". "Errori e inadeguatezze dei singoli - ha aggiunto - sono purtroppo sempre possibili perché gli uomini sono fallibili e perché si opera in condizioni difficili a volte eccezionali. E' nostro compito evitarli e reprimerli con immediatezza".

"Senza voler togliere nulla alla gravità delle ispirazioni che hanno animato comportamenti e dichiarazioni apparse sui social network, mi indigna il fatto che si immagini che la polizia di Stato sia attraversata da una sottocultura di violenza e di omertà. La polizia di Stato è un organismo sano", ha dichiarato Pansa. "Oggi i Reparti Mobili, la polizia, sono un'altra cosa, sono diversi. La polizia è paladina della legalità", ha ribadito aggiungendo che "se c'è qualcuno che sbaglia, sbaglia lui e verrà sanzionato". 

In merito alla frase scritta su Facebook da Tortosa, Pansa ha detto: "Né io né i vertici della polizia abbiamo mai coltivato l'intenzione di rimuovere o sminuire la memoria di quella vicenda. Per tale ragione, non posso che stigmatizzare il post e nello stesso tempo reagire al comportamento tenuto, facendo ricorso alle procedure disciplinari".


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martedì 14 aprile 2015

Ex poliziotto su Facebook: "Rifarei tutto alla Diaz, noi sappiamo la verità"

Il post di Fabio Tortosa scatena una lunga discussione con altri agenti che erano presenti al G8 di Genova: "Quando siamo entrati qualcuno aveva già fatto il lavoro"

Ex poliziotto su Facebook: "Rifarei tutto alla Diaz, noi sappiamo la verità"

"Io sono uno degli 80 del VII Nucleo. Io ero quella notte alla Diaz. Io ci rientrerei mille e mille volte". E' quanto l'utente Fabio Tortosa ha scritto su Facebook e che ha scatenato una discussione a seguito della sentenza della Corte europea che ha condannato l'Italia per torture avvenute nella scuola Diaz durante il G8 di Genova. "Noi sappiamo la verità, abbiamo difeso l'Italia che ci ha tradito ma che non tradiremo", scrive ancora.

Dal profilo si evince che è un giocatore di football, nessun riferimento alla sua professione attuale. Ma la discussione che si è accesa sul suo profilo non mette in dubbio quanto da lui affermato ma ne rafforza la credibilità. Sono diversi i commenti a suo sostegno ma ci sono anche pareri diversi soprattutto da agenti di polizia.

Alcuni infatti discutono sui metodi utilizzati quella notte alla Diaz e sul fatto che siano state infrante le leggi, quelle leggi che un tutore dell'ordine deve far rispettare.

Ma Tortosa risponde colpo su colpo: "Non vogliamo la pietas di nessuno - scrive ancora -. Sappiamo che siamo quelli ignoranti, scampati alla disoccupazione, lontani dai vostri salotti radical chic, dal vostro perbenismo becero, dal vostro politically correct. Siamo quelli che dopo un servizio di 10 ore dove abbiamo respirato odio, siamo pronti a rientrare nelle nostre case a dare amore ai nostri figli e alle nostre mogli".

E poi le accuse al magistrato che ha condotto l'inchiesta: "Ci sono due verità, quella con le lettere maiuscole e quella processuale. La verità processuale si è conclusa con una condanna di alcuni vertici della Polizia di Stato [...] delineata da tale Zucca e i suoi sgherri che tengo a sottolineare non essere infallibili, basti vedere la loro storia, storia di assoluzione dal reato di omicidio di tale Luca Delfino resosi poi responsabile di un altro omicidio ai danni di un'altra donna".

"Qualcuno aveva già fatto il lavoro" - E alla fine, in risposta a un commento che difendeva il lavoro del poliziotto definito "non facile" Tortosa dice la sua verità: "Noi l'abbiamo detta (la verità ndr) stupidi, l'abbiamo detta nelle aule di quello schifoso palazzo di Genova. Michelangelo Fournier (il capo reparto ndr) durante un'udienza del processo disse ."Quando siamo entrati ho visto scena da macelleria messicana" Lo sapevate? No. Perchè la stampa ha ricamato su questa frase facendo passare il mio capo come un pentito. Ha detto "Quando siamo entrati....." Qualcuno aveva già fatto il lavoro!".


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lunedì 13 aprile 2015

Oklahoma, agente uccide nero disarmato

Ancora un caso che mette sotto accusa i metodi violenti della polizia americana. Questa volta è successo a Tulsa, dove un agente di polizia riservista ha sparato e ucciso un 44enne nero che aveva fermato

Oklahoma, agente uccide nero disarmato

Ancora polemiche per l'ennesimo caso di un agente di polizia riservista, un 73enne, a Tulsa, in Oklahoma, ha sparato e ucciso un 44enne nero che aveva fermato. Sulla vicenda è spuntato anche un video. L'agente sostiene che lo sparo sia partito per errore perché pensava di aver impugnato il Taser (arma elettrica per immobilizzare un sospetto) invece della pistola. Il 44enne ucciso si chiamava Eric Courtney Harris ed aveva precedenti penali.

L'episodio risale al 2 aprile ed è avvenuto a Tulsa, ma solo oggi si è appreso del video registrato dalla body camera di un agente di polizia. Secondo una prima ricostruzione, il 44enne ucciso era stato fermato ed era in procinto di essere arrestato dopo che aveva tentato di vendere una pistola ad un poliziotto che agiva sotto copertura.


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giovedì 9 aprile 2015

Usa, cacciato dalla polizia l'agente che ha ucciso un nero disarmato

L'agente, che è stato incriminato per omicidio, aveva detto di aver sparato per legittima difesa. E' stato incastrato da un video amatoriale

Usa, cacciato dalla polizia l'agente che ha ucciso un nero disarmato

Un agente bianco del South Carolina è stato incriminato per omicidio dopo aver sparato a un afroamericano uccidendolo. Il fatto è accaduto sabato. Il poliziotto aveva dichiarato di aver reagito per legittima difesa, ma è emerso un video che mostra l'agente aprire il fuoco contro l'uomo, apparentemente disarmato e in fuga. L'agente è stato cacciato dalla polizia.

Il poliziotto, Michael T. Slager, aveva dichiarato di aver temuto per la sua vita quando l'uomo, Walter L. Scott, 50 anni, durante un diverbio per una violazione stradale (la sua auto era stata fermata per un fanalino rotto) era riuscito a prendere il taser dell'agente. Una versione smentita dal video nel quale si vede che spara per otto volte contro l'uomo in fuga.

L'episodio è accaduto a North Charleston, nel South Carolina. Il sindaco ha confermato l'incriminazione del poliziotto proprio in seguito all'emergere del video. Le immagini erano state registrate con un telefonino da un passante, che le aveva poi fatte pervenire alla famiglia Scott. Il "New York Times" ha avuto accesso al video e lo ha pubblicato sul suo sito. 

"Non giustifichiamo gli errori", ha detto il primo cittadino di North Charleston, nella conferenza stampa sul caso. Il sindaco ha inoltre comunicato che a breve tutti gli agenti di polizia in servizio per le strade della città verranno dotati di body camera. Poi, parlando dell'agente arrestato, ha rivelato che la moglie è incinta di otto mesi e che le autorità comunali si faranno carico della sua copertura sanitaria. In questa vicenda, ha detto, "sono due le famiglie coinvolte".


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venerdì 13 marzo 2015

Usa, polizia uccide uomo per errore

Colpo partito nella metro a Washington

Usa, polizia uccide uomo per errore

Tragedia a Washington dove un agente di polizia ha ucciso accidentalmente un uomo nel tunnel dei treni presso la la stazione del metro di Potomac Avenue. Poco prima che avvenisse il fatto era stata segnalata la presenza di un uomo sui binari. Non è chiaro se la persona uccisa fosse armata oppure no.


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martedì 10 marzo 2015

La storia si ripete: agente spara a nero. Due vittime in Colorado e ad Atlanta

I casi si aggiungono a quello avvenuto tre giorni fa a Madison, nel Wisconsin. Sono tre episodi in quattro giorni. Le vittime erano tutte disarmate. Inchieste aperte nei vari Stati

La storia si ripete: agente spara a neroDue vittime in Colorado e ad Atlanta

Dopo il recente episodio di Madison, altri due uomini di colore sono stati uccisi dalla polizia: uno in Colorado, l'altro ad Atlanta. L'episodio in Colorado è venuto alla luce solo ora ma è accaduto venerdì. La vittima, 37 anni, era disarmata. La polizia ha aperto un'inchiesta e l'agente coinvolto è stato sospeso. L'identità dell'uomo freddato da alcuni colpi di pistola non è stata ancora rivelata: sarebbe un ricercato accusato di sequestro e rapina. 

Ad Atlanta, in Georgia, invece un agente è intervenuto sparando e uccidendo un afroamericano che correva nudo per le strade di un quartiere residenziale. L'agente è intervenuto sul posto dopo essere stato allertato da una chiamata degli abitanti del quartiere, ha visto l'uomo che gli veniva incontro e gli ha sparato due colpi. La vittima era disarmata, la polizia ha aperto un'indagine interna.


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martedì 3 marzo 2015

Los Angeles, polizia spara a un homeless: il video shock pubblicato sul web

I passanti increduli di fronte a tanta violenza contro un senzatetto disarmato

Los Angeles, polizia spara a un homeless: il video shock pubblicato sul web

Scalpore per l'ennesimo episodio di violenza da parte delle forze dell'ordine, in America. La polizia ha sparato a un senzatetto uccidendolo, a Los Angeles. L'uomo, conosciuto come "Afrika", è stato immobilizzato con un taser e poi bloccato per terra fino a quando gli agenti non hanno aperto il fuoco. Il barbone aveva rifiutato di eseguire gli ordini dei poliziotti, che erano intervenuti sul posto dopo una rapina - spiega una fonte del comando di polizia.

Il tutto è stato registrato da un passante, che ha poi pubblicato su Facebook il video in cui un agente dice ai colleghi "giù la pistola, giù la pistola" mentre i passanti urlano scioccati. Un atteggiamento, questo, da parte di chi invece dovrebbe far rispettare le leggi mantenendo l'ordine, che ha scatenato molte critiche. La polizia ha aperto un'indagine interna.


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lunedì 24 novembre 2014

Usa, 12enne nero gioca con pistola finta: poliziotto spara e lo uccide

Cleveland, il ragazzino è deceduto in ospedale. Inutile l'intervento d'urgenza a cui è stato sottoposto

Usa, 12enne nero gioca con pistola finta: poliziotto spara e lo uccide

Un poliziotto ha sparato a un 12enne afroamericano che armeggiava con una pistola giocattolo e lo ha ucciso. E' successo a Cleveland, nell'Ohio. Due agenti, un giovane e un veterano, hanno risposto ad una chiamata dopo che alcuni testimoni avevano visto un ragazzino con una pistola. Quando i poliziotti gli hanno chiesto di alzare le mani, il 12enne si è rifiutato e ha fatto per prendere "l'arma". A quel punto, la recluta ha aperto il fuoco.
Il ragazzino, che è stato colpito allo stomaco, è deceduto in ospedale. Inutile l'intervento d'urgenza a cui è stato sottoposto. Le sue condizioni sono peggiorate nella notte e in mattinata è morto.
Recuperata una pistola finta simile a semiautomatica - "Gli agenti hanno scoperto che si trattava di una pistola giocattolo solo dopo la sparatoria", ha riferito la portavoce della polizia Jennifer Ciaccia. Sul luogo è stata recuperata un'arma finta, simile ad una semiautomatica. Entrambi i poliziotti sono stati posti a congedo amministrativo mentre sono in corso le indagini.
Dalle registrazioni audio al 911, è però emerso che il testimone ha subito detto che la pistola poteva essere finta e che c'era un ragazzino coinvolto. Tale conversazione tuttavia non è stata comunicata ai due poliziotti intervenuti sul posto.
Weekend nero a Cleeveland - L'incidente avviene a meno di 24 ore dopo che 7 persone sono rimaste uccise in due diverse sparatorie sempre a Cleveland: sabato mattina, la polizia ha scoperto i cadaveri di due persone ammazzate a colpi di pistola. Venerdì sera, cinque persone, tra cui una donna incinta di sei mesi, sono state uccise in quella che appare un'esecuzione, in un'abitazione nella periferia di Glenville.


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sabato 22 novembre 2014

New York, poliziotto uccide un ragazzo nero disarmato

New York, poliziotto uccide un ragazzo nero disarmato

A Brooklyn il 28enne Akai Gurley colpito da un agente mentre usciva da casa della fidanzata. La polizia ammette: "Tragico errore". A Ferguson, intanto, ancora proteste in attesa della sentenza del caso Brown

La vittima con la figlia

New York, poliziotto uccide un ragazzo nero disarmato
NEW YORK - La sua unica colpa è stata quella di trovarsi nel posto sbagliato al momento sbagliato. Akai Gurley, 28 anni, ieri sera è stato ucciso a Brooklyn da un poliziotto. Il giovane, disarmato, è stato colpito al petto dai colpi di pistola sparati da un poliziotto "un po’ nervoso" (così lo definiscono i siti americani). Il nuovo caso di un afroamericano ucciso da un agente riaccende le polemiche negli Stati Uniti, mentre a Ferguson, in Missouri, si attende con il fiato sospeso la decisione sull’uccisione del 18enne nero Michael Brown, freddato da un agente di polizia la scorsa estate.
LA RICOSTRUZIONE - Com'è morto Akai Gurley? Ieri sera intorno alle 23,15, a Brooklyn, un poliziotto di origini asiatiche, Peter Liang, stava effettuando con un collega quella che in gergo si definisce una "perlustrazione verticale" di un condominio, scendendo per le scale piano dopo piano a partire dall’ottavo. La vittima è sbucata all’altezza del settimo piano: era con la fidanzata, Melissa Buttler, e stava aspettando l’ascensore, che probabilmente era rotto. A quel punto l’agente Liang ha aperto il fuoco puntando l’arma nel torace dell’uomo.
"Era buio, il collega ha sentito un rumore e si è innervosito", ha detto un poliziotto al New York Daily News. Dopo gli spari, Gurley e la fidanzata sono riusciti a scendere ancora per due rampe di scale, ma al quinto piano lui è crollato e ha perso coscienza. Il giovane è stato allora portato in un vicino ospedale, dove è morto.
New York, poliziotto uccide un ragazzo nero disarmato
L’agente che ha sparato dovrà essere interrogato dall’ufficio del procuratore, che deciderà se formulare accuse in sede penale contro di lui. Bill Bratton, capo della polizia di New York, in una conferenza stampa non ha potuto che definire "totalmente innocente" la vittima, ribadendo che si è trattato di "un tragico errore", condizionato dal fatto che le scale fossero in penombra e la visibilità fosse scarsa. Ci sono già state le prime reazioni della comunità afroamericana, in una giornata scossa dalle manifestazioni di Ferguson, dove si attende la sentenza per l’altro omicidio che ha sconvolto gli Usa, quello del giovane Michael Brown. Tafferugli sono scoppiati nella notte di giovedì a Ferguson tra manifestanti e polizia davanti al quartier generale delle forze dell’ordine.

Fonte: today.it

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martedì 11 novembre 2014

Caso Riccardo Magherini, i pm chiedono il rinvio a giudizio per i 7 indagati

Caso Riccardo Magherini, i pm chiedono il rinvio a giudizio per i 7 indagati
Riccardo Magherini
Rinvio a giudizio per i 4 carabinieri e i 3 soccorritori del 118 accusati di omicidio colposo, uno degli agenti è accusato anche per percosse. Questa è la richiesta fatta dai pm di Firenze per la morte di Riccardo Magherini morto durante l'arresto. Decisivo il video nel quale si vede un militare prendere a calci Magherini.

cronache criminali

mercoledì 1 ottobre 2014

Morto dopo arresto: secondo i giudici non vi fu violenza gratuita della polizia

 "Non vi fu alcuna violenza gratuita" da parte dei 4 poliziotti che arrestarono Michele Ferrulli, morto il 30 giugno 2011 a Milano mentre gli agenti lo stavano ammanettando. Questo è quanto hanno scritto i giudici della Prima Corte d'Assise di Milano nelle motivazioni alla sentenza con la quale il 3 luglio scorso hanno assolto Michele Lucchetti, Roberto Stefano Piva, Sebastiano Cannizzo e Francesco Ercoli dall'accusa di omicidio preterintenzionale, inoltre  "La condotta di colluttazione e' tipica solo se interpretata come condotta di 'percosse' (...). In realta' non fu usato alcun corpo contundente, la condotta di percosse consistette nei soli 'tre colpi' e 'sette colpi' (dati in modo non particolarmente violento); tale condotta fu giustificata dalla necessita' di vincere la resistenza di Ferrulli a farsi ammanettare; si mantenne entro i limiti imposti da tale necessita', rispettando altresi' il principio di proporzione".

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