giovedì 23 luglio 2015

Brescia, arrestati due sostenitori dell'Isis Pm: Volevano colpire una base militare

Attraverso Internet predicavano l'odio verso l'occidente: "Pronti a macellare, siamo già a Roma con lame affilate"

Brescia, arrestati due sostenitori dell'Isis Pm: Volevano colpire una base militare

La polizia di Milano ha arrestato a Brescia due persone, il tunisino Lassaad Briki e il pakistano Muhammad Waqas, accusate di associazione con finalità di terrorismo e di eversione. Le indagini hanno permesso di accertare che gli indagati, sostenitori dell'Isis, svolgevano continuativa attività di istigazione pubblica in rete. Il procuratore aggiunto di Milano, Maurizio Romanelli: "Volevano colpire la base militare di Ghedi, nel Bresciano".

Da Ghedi i tornado Anti-Isis - La base dell'Aeronautica militare di Ghedi non sarebbe stata scelta a caso. Da qui sono infatti decollati i quattro Tornado, attualmente schierati in Kuwait, che partecipano alla coalizione internazionale anti-Isis. I responsabili della sicurezza, intanto, stanno valutando l'innalzamento delle misure di protezione della base, sede del sesto Stormo dell'Aeronautica militare. Il pakistano Waqas, prima di partire per la Siria, voleva infatti "ammazzare due-tre carabinieri" della base militare. Secondo il gip, i due avevano in mente un attentato ai militari per il quale Briki si stava interessando "al reperimento di armi, in particolare kalashnikov".

Quello di Briki per la base di Ghedi sarebbe stato un "interesse ossessivo", come emerge da un'intercettazione del 21 giugno, dalla quale si evince che il tunisino faceva ricerche on line con "focus" soprattutto sulle "tecniche per l'abbattimento di un aereo". La base era diventata per lui il "target", scrive il gip, per "compiere il suo jihad", tanto da chiedere "ripetutamente e con insistenza all'amico Waqas di condurlo, seduta stante, nei pressi dell'aeroporto per fargli verificare da vicino l'area (...) ed effettuare delle riprese utilizzando una telecamera di cui è munito". Waqas in quei giorni "esprime perplessità sulla capacità effettiva di attaccare la base e lo invita a cambiare obiettivo, ripiegando su target meno impegnativi perché meno vigilati: una caserma di carabinieri o addirittura una chiesa, provocando pero' il rifiuto del tunisino", che si sente ormai "il prescelto a cui è stata conferita questa missione". 

Roma e Milano nel mirino - I due arrestati avevano creato l'account twitter "Islamic_State in Rome" e altri profili e progettavano azioni terroristiche. Sulla piattaforma - spiegano gli investigatori - messaggi minacciosi a firma Islamic State: sullo sfondo alcuni luoghi simbolo, a Roma e Milano.

"Siamo nelle vostre strade. Siamo ovunque. Stiamo localizzando gli obiettivi, in attesa dell'ora X". Questi alcuni dei messaggi, in italiano, arabo e francese, su foglietti tenuti in mano e, sullo sfondo, luoghi simbolo come il Colosseo, il Duomo o la stazione di Milano. Immortalati anche mezzi della Polizia di Stato e della Polizia locale, fermate della metropolitana, tratti autostradali e bandiere dell'Expo. 

E ancora: "Siamo già a Roma... manca poco nostri coltelli sono affilati e pronti per la macellazione", scriveva Briki attraverso gli account Twitter "homar_moktar" e "homar_moktar2". 

Tra loro parlavano in italiano - Il pakistano e il tunisino parlavano tra loro in italiano, non avendo un'altra lingua comune in cui esprimersi. E' quanto emerge dalle indagini, che si sono avvalse anche di intercettazioni. 

I due avevano i documenti in regola e vivevano in Italia da anni e in particolare nel Bresciano, a Manerbio. Uno dei due risulta residente, ma non domiciliato, a Milano. Le foto con messaggi minacciosi erano già emerse circa tre mesi fa, a fine aprile. 

"Un giorno mettiamo una bomba" - "Questo lo usi per mettere qualcosa qua... bomba... così", diceva il pakistano Waqas al telefono con il tunisino Briki, che rispondeva "non adesso, un giorno sì". E' quanto emerge da un'intercettazione agli atti dell'inchiesta della Procura di Milano. Nella telefonata del 16 maggio scorso Waqas spiega anche che nel manuale jihadista 'How to survive in the West' "hanno dimostrato piccole cose come si fa una bomba artigianale".

Briki "collegato" alla strage di Sousse - Nell'ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip Elisabetta Meyer, si legge che Briki avrebbe "incontrato" nel suo Paese "soggetti sicuramente contigui agli attentati commessi in Tunisia". Nell'ordinanza si spiega anche che l'uomo è rrivato "in patria appena un giorno prima del massacro di Sousse", dove il 26 giugno scorso in spiaggia sono state uccise 38 persone.


cronache criminali

La mamma di Ismaele: Non è l'ora del perdono, adesso chiedo giustizia

Debora Lulli non crede alle parole del killer del giovane: "La situazione gli è scappata di mano? Le prove dicono che è stato un delitto premeditato"

La mamma di Ismaele: "Non è l'ora del perdono, adesso chiedo giustizia"

"Spero nella giustizia, adesso non è il momento del perdono e non credo alla genuinità delle parole di chi ha ucciso mio figlio". Parla così, in un'intervista alla "Stampa", Debora Lulli, mamma di Ismaele, il 17enne ucciso senza un perché con un profondo taglio alla gola in un bosco nei dintorni di Sant'Angelo in Vado (Pesaro).

Subito dopo la notizia della confessione dell'omicida e della sua richiesta di perdono la mamma del ragazzo esce dal silenzio in cui si era chiusa dopo la tragedia e dice che non crede alla buona fede di Igli Meta, fermato con l'amico Marjo Mema. "Ma come si fa a dire che la situazione gli è scappata di mano? - dice -. Tutte le prove raccolte fanno pensare a un delitto premeditato. Per un motivo assurdo, poi. Non è l'ora del perdono. E' l'ora di chiedere una pena certa". 

Ismaele viveva con la mamma Debora, con il compagno Michele e con la sorellina di quattro anni, che ancora non sa cosa è successo. "Glielo dicevo di stare attento alle amicizie - continua Debora -. Lui si fidava di tutti, era gentile, disponibile. Fiducioso". Troppo. "Che brutta fine hanno fatto i suoi sogni. Mio figlio mi aveva detto che da settembre si sarebbe messo a studiare sodo: voleva diventare chef, o carabiniere. Gli piacevano tutte e due le cose. Aveva una ragazza,Giulia, che ci voleva presentare. 'Ti piacerà mamma', mi aveva detto, 'anche lei vuole che io smetta di fumare'". 

E ancora, la mamma ricorda la passione con cui frequentava l'Istituto alberghiero, la sua esperienza di lavoro in un bar vicino a casa. "Il titolare mi aveva fatto i complimenti per la puntualità e la precisione di Ismaele. Ma adesso per lui è tutto finito".


cronache criminali

martedì 21 luglio 2015

Giovane sgozzato, le prime ammissioni dei due fermati: movente la gelosia

Una fonte investigativa: "Si stanno rendendo conto ora di quanto è accaduto". Domenica i genitori e gli amici avevano denunciato la scomparsa del ragazzo

Giovane sgozzato, le prime ammissioni dei due fermati: movente la gelosia

Un ragazzo di 17 anni, Ismaele Lulli, scomparso da domenica nel Pesarese, è stato sgozzato. Il suo corpo è stato rinvenuto in località San Martino in Selva Nera a Sant'Angelo in Vado, non lontano da Urbino, in un dirupo nei pressi della chiesa, con un profondo taglio alla gola. Per la vicenda i carabinieri hanno prima interrogato e poi fermato due giovani albanesi.

Movente legato alla gelosia - I due, 19 e 20 anni, hanno cominciato a collaborare facendo le prime ammissioni. "E' come si stessero rendendo conto ora dell'enormità di quanto accaduto", racconta una fonte investigativa che parla di "un delitto da videogame". E' stato confermato il movente legato alla gelosia da parte del ventenne albanese nei confronti della fidanzata. Il clima a Sant'Angelo in Vado è molto teso: quando i due ragazzi sono stati trasferiti dalla caserma dei carabinieri di Sant'Angelo in Vado al carcere di Villa Fastiggi a Pesaro, una folla che si era raccolta ha cercato di colpire a calci e pugni i mezzi delle forze dell'ordine e lanciato invettive. 

I militari sono riusciti ad evitare conseguenze peggiori dovute al dolore e all'esasperazione sui due fermati, a cui è stato possibile risalire attraverso i tabulati del cellulare della vittima. Nel piccolo paese tutti conoscevano Ismaele e la sua famiglia. 

Domenica la denuncia della mamma - Di Ismaele si erano perse le tracce da domenica pomeriggio, quando aveva inviato un sms ai familiari che diceva: "Cambio vita, vado a Milano, non mi cercate". Ma non si esclude che a scriverlo siano stati i suoi assassini per ritardare le ricerche. Ismaele, che frequentava il secondo anno dell'istituto alberghiero di Piobbico, viveva con la madre e una sorella più piccola. Domenica sera non era tornato a casa e la madre si era rivolta ai carabinieri. Contemporaneamente gli amici avevano lanciato una serie di appelli su Facebook con la sua foto.

Sarebbe stato ucciso altrove - Il corpo di Ismaele è stato trovato a pancia in giù. Che ad agire siano state più persone, lo fanno pensare i segni di trascinamento del corpo: il ragazzo è stato ucciso accanto a una croce in ferro e poi gettato in un dirupo. Per farlo, dato che Ismaele era magro, anche se alto un metro e ottanta, dovevano essere almeno in due. A compiere la macabra scoperta è stato un passante, che ha visto il corpo e ha subito chiamato i soccorsi.

Un delitto feroce - Quanto al movente, si pensa ad uno sgarro per questioni di ragazze o a debiti non pagati per piccolo spaccio di droga. In ogni caso ad un chiarimento finito in tragedia, se non addirittura a un omicidio premeditato. Il giovane, infatti presenta sul corpo diverse tracce di nastro adesivo per pacchi, come se avessero tentato di legarlo. Oppure è stato legato e poi il caldo di questi giorni ha fatto gonfiare il corpo e i legacci sono saltati. Un delitto feroce: chi lo ha sgozzato lo ha fatto con violenza, tanto che Ismaele è stato quasi decapitato. Sul corpo altri tagli e escoriazioni, ma sarà l'autopsia a stabilire se si tratti di ferite da trascinamento o riportate durante la caduta nel dirupo, oppure di coltellate inferte post mortem.

Il sindaco: "Vittima del nostro tempo" - "E' una vittima del nostro tempo, i nostri giovani hanno un vuoto 'gestionale' dai 13 ai 18 anni". E' il commento del sindaco di Sant'Angelo in Vado, Giannalberto Luzi, che ha annunciato il lutto cittadino per il giorno dei funerali. "Mi sento colpito come sindaco, ma anche come genitore. E' una morte diversa da quella di quel ragazzo che ha preso l'ecstasy a Riccione, ma forse è anche simile. Credo che spesso siamo chiusi a quello che ci succede intorno e le vittime spesso sono i nostri ragazzi".

Trovati indumenti insanguinati - Nelle vicinanze del luogo in cui è stato rinvenuto il corpo di Ismaele sono stati trovati degli indumenti insanguinati. I carabinieri non confermano però il ritrovamento di due zaini, riportato da alcune fonti. Recuperato anche il cellulare del ragazzo, da cui era partito un sms ai familiari probabilmente inviato dai suoi assassini per ritardare le ricerche. Sul posto sono intanto arrivati i carabinieri del Ris.


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Torino, al volante ubriaco investe due pedoni: morto un 61enne

E' successo la scorsa notte a Torino. L'automobilista, un romeno di 36 anni, è risultato positivo all'alcoltest

Torino, al volante ubriaco investe due pedoni: morto un 61enne

Ha investito e travolto con la sua auto due persone: una è morta, l'altra è ricoverata in ospedale in gravi condizioni. E' successo nella tarda serata di domenica a Torino. L'automobilista, un romeno di 36 anni, è risultato positivo all'alcoltest. Alla guida di una Bmw ha poi tentato di fuggire, ma una pattuglia dei carabinieri lo ha fermato. E' stato arrestato per omicidio colposo e fuga. La vittima si chiamava Emilio Costa, 61 anni.

Nel sangue dell'arrestato c'erano oltre due grammi di alcol per litro, pari a più di quattro volte il limite di legge. La Bmw 320 che guidava è stata sequestrata e riportava inequivocabilmente i segni dell'urto. 

L'uomo investito è stato portato all'ospedale Cto, dove i medici hanno tentato un disperato intervento per salvarlo, ma inutilmente. L'altro pedone investito, una donna, è stata ricoverata all'ospedale Giovanni Bosco.

L'investitore: "Chiedo scusa, ma non ero ubriaco e non è stata colpa mia" - "Non è colpa mia, ho perso il controllo dell'auto che è slittata sui binari del tram e per evitare una vettura che era davanti a me e che aveva a bordo tre bambini, ho svoltato a sinistra e sono andato a finire sul marciapiede". Così si giustifica Iom Sandu, il romeno di 36 anni, che domenica sera ha investito e ucciso Emilio Costa, e che ora si trova agli arresti domiciliari. "Chiedo scusa, ma ormai non si può più tornare indietro - dice -. Sono disposto a risarcire e a pagare tutte le conseguenze".

Sandu sostiene inoltre di non essere stato al volante ubriaco: "Dopo l'incidente sono fuggito in un bar e ho bevuto una o due birre. Per questa ragione sono risultato positivo all'etilometro e l'ho detto agli agenti prima che effettuassero il test".


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Maxi rissa a Palermo: tre feriti

Coinvolti circa dieci ragazzi

Maxi rissa a Palermo: tre feriti

Tre ragazzi sono rimasti feriti in una maxi rissa scoppiata a Palermo. Una decina i giovani coinvolti: i tre feriti sono stati medicati dai sanitari del 118 intervenuti insieme agli agenti di polizia. La rissa potrebbe essere stata provocata da un apprezzamento rivolto da un giovane ad un'altra ragazza che si trovava insieme ad amici; la discussione sarebbe ben presto degenerata.


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Caserta, ragazzino spara e ferisce amico

Caserta, con carabina rubata al nonno

Caserta, ragazzino spara e ferisce amico

Un tredicenne, con la carabina ad aria compressa del nonno, ha sparato e ferito in maniera non grave un coetaneo. E' successo a Caserta. Il bambino, colpito alla spalla, è stato portato dai genitori nella clinica San Michele, dove i medici gli hanno estratto il colpo con un'operazione chirurgica: non è in pericolo di vita. I carabinieri hanno sequestrato l'arma, regolarmente detenuta, e denunciato il nonno del 13enne per omessa custodia.


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