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martedì 18 luglio 2017

Yara, la Corte dʼAppello conferma lʼergastolo per Massimo Bossetti

Dopo la lettura della sentenza, Bossetti "ha pianto" nella gabbia degli imputati. Lo ha riferito uno dei suoi avvocati, Claudio Salvani, che ha aggiunto: "Leso un diritto"

Yara, la Corte d'Appello conferma l'ergastolo per Massimo Bossetti

La Corte d'Assise d'Appello di Brescia ha confermato l'ergastolo per Massimo Bossetti, unico imputato per l'omicidio di Yara Gambirasio. Il muratore di Mapello, prima di lasciare l'aula scortato dalla polizia penitenziaria, ha avuto solo il tempo di salutare la madre Ester Arzuffi, in lacrime. Gli avvocati di Bossetti: "Clamoroso errore giudiziario". Esulta il legale della parte civile: "Giustizia è stata fatta".

Difesa: "Leso un diritto" - Bossetti, impassibile durante la lettura della sentenza, "ha pianto" poi nella gabbia degli imputati. Lo ha riferito uno dei suoi avvocati, Claudio Salvani, che ha aggiunto: "Si è assistito alla sconfitta del diritto". I legali del muratore di Mapello hanno quindi dato "per scontato" il ricorso in Cassazione. "Aspettiamo le motivazioni - hanno detto - ma il ricorso in Cassazione è scontato".

Il pianto della moglie - Anche la moglie di Bossetti, Marita Comi, non è riuscita a trattenere le lacrime dopo la conferma della condanna all'ergastolo.

Oltre 15 ore di camera di consiglio - I giudici hanno dato ragione quindi al procuratore generale, Mario Martani, che aveva chiesto la conferma della sentenza emessa un anno fa dal Tribunale di Bergamo. La decisione è arrivata dopo oltre 15 ore di camera di consiglio. Ore di attesa, preoccupazione e nervosismo che la moglie Marita, la mamma Ester e la sorella Laura Letizia hanno passato in tribunale, con i loro legali e i consulenti della difesa. Ad aspettare, insieme a loro, c'era anche una piccola folla di curiosi, quasi tutti innocentisti, che non si sono persi nemmeno un'udienza sia davanti al tribunale di Bergamo che davanti ai giudici bresciani.

La scomparsa di Yara nel novembre 2010 - I riflettori sulla storia di Yara, che ha commosso e straziato l'Italia, non si sono mai spenti. La 13enne era scomparsa il 26 novembre 2010 da Brembate di Sopra, nella Bergamasca, mentre tornava a casa dalla palestra. L'ultimo segnale del suo telefonino alle 18.45, poi solo silenzio. Il suo corpo era stato trovato te mesi dopo in un campo di Chignolo d'Isola, a una decina di chilometri da casa, straziato da tagli e contusioni. Un corpo con cui l'assassino, sicuramente "sadico", aveva voluto giocare prima di abbandonarlo agonizzante nel freddo pungente di una notte d'inverno.

Scontro sul Dna - Sul Dna lo scontro tra accusa e difesa è stato durissimo. Il pg Martani, invece, non ha mai creduto alle sue parole da "irriducibile innocente". Per l'accusa l'ipotesi più probabile è che Yara, mentre tornava a casa dalla palestra, abbia accettato un passaggio da Bossetti, che conosceva di vista. Una volta salita sul furgone del muratore, per la 13enne è stata la fine.

All'inizio dell'udienza, prima della sentenza, Bossetti ha voluto rivolgere un "sincero pensiero" alla ragazzina e urlare ancora una volta la sua innocenza. Ma i giudici non gli hanno creduto.

lunedì 17 luglio 2017

Quarto Grado 17 luglio 2017: speciale Yara Gambirasio, anticipazioni



Stasera, 17 luglio 2017, alle 21.15 su Rete4 andrà in onda una una puntata speciale di Quarto Grado, il programma condotto da Gianluigi Nuzzi e Elena Tambini. In quest’ultimo appuntamento stagionale, la trasmissione seguirà il giorno del verdetto nel processo di appello contro Massimo Bossetti. L’operaio di Mapello è accusato di essere l’autore del delitto di Yara Gambirasio, la tredicenne scomparsa il 26 novembre 2010 e ritrovata senza vita tre mesi dopo.

Per i giudici della Corte d’Assise d’appello di Brescia, solo due alternative: arrivare a sentenza o stabilire una rinnovazione del dibattimento, dopo la richiesta dei legali dell’uomo – condannato all’ergastolo in primo grado – di compiere la “superperizia” sul DNA trovato sugli indumenti della vittima.
Con diversi inviati presso il tribunale per raccogliere reazioni e testimonianze, molti ospiti che si alterneranno in studio e in collegamento, il programma chiuderà così con una puntata evento che analizzerà le nuove prove avanzate dagli avvocati di Bossetti e le reazioni dell’accusa in questa seconda fase processuale del caso che più ha diviso l’opinione pubblica negli ultimi anni.
Fonte: ascoltitv.it

Processo dʼappello sul caso Yara, Bossetti parla ai giudici: "Poteva essere mia figlia"

Il muratore di Mapello ha parlato alla corte tornando a dichiararsi innocente e chiedendo la ripetizione del test del Dna

Yara, avvocato di Bossetti: "Il cadavere rimaneggiato per depistare le indagini"

"Il mio primo pensiero va a Yara, unica vera vittima di questa tragedia. Una bambina che amava la vita e che potrebbe essere mia figlia, la figlia di tutti noi. Neppure un animale avrebbe usato tanta crudeltà". Lo ha detto Massimo Bossetti, unico imputato per l'omicidio di Yara Gambirasio, in un passaggio delle dichiarazioni spontanee rese davanti alla Corte d'Assise d'Appello di Brescia, ribadendo che "quel Dna non è mio, non sono io l'assassino".

"Stanotte non ho chiuso occhio", ha aggiunto il carpentiere di Mapello, camicia azzurra, jeans e come sempre abbronzatissimo. Tuttavia, ha detto ancora rivolto ai giudici e alla giuria popolare, "sono contento di essere qui davanti a voi, così ho la possibilità di farvi capire che persona sono".

Massimo Bossetti ha quindi detto di essere vittima "del più grande errore giudiziario di tutta la storia". Il muratore ha anche stigmatizzato il modo con cui fu arrestato: "C'era necessità di scomodare un esercito e umiliarmi davanti ai miei figli e al mondo intero?". Ha poi aggiunto che, quando fu fermato nel cantiere in cui lavorava (e i momenti del fermo furono filmati) si sentì "una lepre che doveva essere sbranata da innumerevoli cacciatori". "Perché, perché, perché?" ha detto il muratore. E girandosi verso il pubblico in aula per poi tornare ai giudici, ha detto: "Io non sono un assassino, mettetevelo in testa".

martedì 24 novembre 2015

Yara, capelli di donna trovati sul corpo. Rosita Brena: mia figlia era sua amica

La testimonianza a "Pomeriggio cinque": "Erano in classe insieme"

Yara, capelli di donna trovati sul corpo Rosita Brena: mia figlia era sua amica

Dopo tre giorni dalla sua entrata in scena nel caso dell'omicidio di Yara Gambirasio, Rosita Brena, la donna il cui dna mitocondriale coincide con il capello incastrato fra il giubbino della vittima e il terreno del campo di Chignolo dove è stato ritrovato il corpo della ragazza,
ha spiegato la sua versione a "Pomeriggio Cinque". 

"Mia figlia andava a scuola con Yara - ha spiegato la donna a una giornalista del programma di Barbara D'Urso -  Erano nella stessa classe, per cui mi sembra più che probabile che ci fosse un capello di mia figlia sul suo corpo, perché ovviamente le ragazzine si abbracciano, si sta insieme in classe e può essere che sia successa questa cosa. La cosa più ovvia è questa". La donna, inoltre, ha lo stesso cognome di Silvia Brena, la maestra di ginnastica di Yara che ha lasciato sul polsino del giubbino il suo Dna e, in merito all’ipotesi che fosse sua parente, ha chiarito: "Non sono parente di Silvia Brena. Non ho parenti che si chiamano con questo nome. Non so neppure chi sia".


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venerdì 20 novembre 2015

Processo Yara, genetista: il Dna è di Massimo Bossetti

Continua la battaglia delle perizie. Nel giugno 2014 gli esperti compararono il Dna di Ignoto 1 e quello prelevato all'imputato. Per il genetista non ci sono dubbi

Processo Yara, genetista: il Dna è di Massimo Bossetti

Quando gli esperti dell'Università di Pavia compararono, nel giugno 2014, il Dna di Ignoto 1 e quello prelevato a Massimo Bossetti, rilevarono "una perfetta corrispondenza tra il Dna di Ignoto 1 e quello dell'imputato". A dirlo, testimoniando al processo al muratore accusato dell'omicidio di Yara Gambirasio, è stato Carlo Previderè, responsabile del Laboratorio di genetica dell'università di Pavia.

Previderè, che si è anche occupato dell'analisi dei reperti piliferi trovati sugli indumenti di Yara (nessuno dei quali risultò essere di Bossetti, così come non furono trovati peli di Yara sul furgone del muratore) ha detti che esiste una possibilità di trovare lo stesso Dna "in 330 milioni di miliardi di mondi popolati da sette milioni di persone". Cifre che statisticamente, per l'esperto, "rendono l'identificazione praticamente certa", a fronte di un profilo "di ottima qualità" e che non avrebbe creato "problemi di interpretazione" ad alcun biologo.


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mercoledì 4 novembre 2015

Yara, scoppia il caso del video falso. Salvagni a Tgcom: Si cerca il mostro?

Il comandante dei Ris ammette in Aula che il filmato dato alla stampa riprendeva solo una volta l'autocarro di Bossetti a Brembate. L'avvocato del muratore a "Fatti e Misfatti": "Cerco la verità vera, non quella a tavolino"

Yara, scoppia il caso del video falso. Salvagni a Tgcom: Si cerca il mostro?

L'udienza di venerdì rischia di diventare un macigno sul processo per Yara Gambirasio. Incalzato dall'avvocato Salvagni, il comandante del RIS di Parma, Giampiero Lago, ha ammesso che quello che si vedeva nel video attorno alla palestra di Brembate non era solo e sempre il furgone di Bossetti: il filmato, dice il carabiniere "è stato concordato con la procura a fronte di pressanti e numerose richieste di chiarimenti della circostanza che era emersa".

Un falso o quantomeno un non-del-tutto vero ad uso e consumo dei media e quindi capace di influenzare l'opinione pubblica. Evidente il punto a favore messo a segno dalla difesa che, durante Fatti e Misfatti in onda su Tgcom24 rilancia: "In un processo così delicato io cerco la verità vera, non quella costruita a tavolino. Adesso mi domando perché è stato diffuso questo video? Perché si voleva creare il mostro?"

A sollevare il caso era stato Luca Telese sul quotidiano "Libero" riportando l'intero botta e risposta in Tribunale tra Salvagni e Lago.

Il militare ha spiegato che il video riprende cinque furgoni in transito attorno alla palestra la sera del rapimento di Yara: di questi solamente uno è senza ombra di dubbio quello dell'unico indagato (circostanza condivisa dallo stesso avvocato della difesa). Gli altri passavano di lì per caso o comunque non costituiscono una prova: sono una simulazione, un tarocco o un falso. Dipende dai punti di vista.

E' evidente che si tratta di un'autorete per l'accusa, un'accusa cheha speso milioni di euro per comparare il Dna di migliaia di persone e poi chiedere alle forze dell'ordine di costruire un filmato "per esigenze di comunicazione". Ma si tratta di caduta di stile anche per chi mezz'ora dopo l'arresto di Bossetti annunciò la "cattura del killer di Yara Gambirasio".


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venerdì 17 luglio 2015

Caso Yara, nuova udienza a Bergamo

Si decide su eccezioni difesa Bossetti

Caso Yara, nuova udienza a Bergamo

Nuova udienza a Bergamo del processo nei confronti di Massimo Bossetti, il muratore di Mapello in carcere da oltre un anno per l'omicidio di Yara Gambirasio. La Corte di Assise deve decidere sulle eccezioni preliminari sollevate dalla difesa e sulla richiesta di numerose tv di poter riprendere il dibattimento. Contraria la Procura e la famiglia della vittima.


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mercoledì 8 luglio 2015

Yara, resta in carcere Massimo Bossetti: no della Cassazione al ricorso

Il 17 luglio è prevista la prossima udienza del nuovo processo a carico del muratore di Mapello accusato dell'omicidio della 13enne di Brembate di Sopra

Yara, resta in carcere Massimo Bossetti: no della Cassazione al ricorso

Massimo Bossetti resta in carcere. Lo ha deciso la Cassazione che ha respinto il nuovo ricorso del muratore arrestato un anno fa per l'omicidio di Yara Gambirasio. Nelle scorse settimane è iniziato a Bergamo il dibattimento a carico di Bossetti e una prossima udienza è prevista il 17 luglio.

Il collegio difensivo di Bossetti aveva presentato ricorso alla Suprema Corte contro la decisione del tribunale del Riesame di Brescia che aveva confermato per la seconda volta l'ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip di Bergamo.


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venerdì 3 luglio 2015

Bossetti a processo, fan fuori dall'aula. Da mezza Italia per sostenerlo

Davanti al tribunale di Bergamo, cartelli e solidarietà per l'imputato
L'appello degli innocentisti: "Giustizia per Massimo, liberatelo"

Bossetti a processo, fan fuori dall'aula. Da mezza Italia per sostenerlo

Mentre Massimo Bossetti affronta la prima udienza del processo che lo vede imputato per l’omicidio di Yara Gambirasio, c’è ancora la fila fuori dal Tribunale. Troupe di giornalisti, ma anche curiosi arrivati troppo tardi per potersi accaparrare uno dei settanta pass di accesso al teatrino mediatico in cui è stato trasformato questo caso. Tra di loro anche alcuni sostenitori di Bossetti, un gruppo di convinti innocentisti che ha come base Facebook e che per fargli sentire il proprio appoggio si è spinto fino a Bergamo.

Alcuni sono conterranei del carpentiere di Mapello, c’è chi viene dal Piemonte e chi è arrivato direttamente da Napoli, nemmeno il tempo di posare la valigia in albergoUn commerciante padovano mostra invece un cartello a favore di camera: “Verità per Yara, giustizia per Bossetti”, dicono le parole stampate su sfondo rosso, perché “queste indagini non hanno né capo né coda”, spiega il 65enne agli inviati del Corriere.
Il seguito di Bossetti si avvicina poi all’avvocato difensore Claudio Salvagni, chiedendo informazioni sullo stato fisico, sulle sensazioni del suo assistito. E lui risponde, perché queste persone non sono sconosciuti ma fedelissimi che spesso inviano lettere di incoraggiamento in carcere. Alcuni vengono identificati dalla polizia, mentre sulle bacheche dei vari gruppi social – il più corposo conta oltre 3mila like – continuano a comparire richieste di dettagli e anticipazioni, appelli, tesi di complotto e attacchi agli inquirenti.
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Caso Yara, conclusa la prima udienza Bossetti: Mi sento più tranquillo

E' iniziato in Corte d'Assise a Bergamo il processo per la morte della 13enne. Il pm dice no alle videocamere: "No alla spettacolarizzazione di questa tragedia"

Caso Yara, conclusa la prima udienzaBossetti: "Mi sento più tranquillo"

"Mi sento più tranquillo, ho molta fiducia nella giustizia". Lo ha detto Massimo Bossetti al suo legale, Claudio Salvagni, al termine della prima udienza del processo per la morte di Yara Gambirasio davanti alla Corte d'Assise di Bergamo. Il muratore, presente in aula, ha seguito le prime fasi del dibattimento con molta attenzione e senza mai distrarsi.

L'imputato è apparso nervoso - Bossetti si è presentato in aula in jeans e polo grigio scuri, ai piedi un paio di snaker. Nel gabbiotto in vetro destinato agli imputati, è rimasto seduto su una sedia con i gomiti appoggiati a un tavolo, in modo da guardare i giudici e dare le spalle al pubblico. Il suo nervosismo è apparso evidente. 

La difesa ha chiesto la nullità del prelievo del Dna - Durante l'udienza i difensori di Massimo Bossetti hanno chiesto ai giudici della Corte d'assise di Bergamo la nullità del prelievo del Dna con boccaglio, avvenuto nel corso di un controllo stradale simulato, da cui derivò che il Dna del muratore era lo stesso di Ignoto 1. Secondo gli avvocati Salvagni eCamporini, quel prelievo doveva essere eseguito con le garanzie difensive in quanto "non si può dire che il signor Bossetti il 15 giugno dell'anno scorso non fosse indagato". 

Processo aggiornato al 17 luglio - Il primo atto del processo per la morte di Yara è durato circa tre ore. I giudici della Corte d'Assise di Bergamo hanno infatti aggiornato l'udienza al 17 luglio, quando decideranno sulle eccezioni preliminari sollevate dalla difesa di Massimo Bossetti, che era presente in aula, a cui si è opposta la Procura. I giudici, sempre in quella data, decideranno anche sull'ammissione in aula delle telecamere: pm e parti civili non hanno dato il loro consenso. 

Pm: "No alle telecamere" - Nel negare il suo assenso alle telecamere, il pm Letizia Ruggeri ha spiegato di voler evitare "una spettacolarizzazione di questa tragedia": "Devo anche rilevare che alcuni organi di informazione non si sono comportati correttamente diffondendo notizie che non dovevano essere diffuse". Anche la famiglia di Yara Gambirasio non ha dato l'assenso mentre la difesa di Massimo Bossetti si era associata alla decisione delle parti civili.


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Caso Yara, è il giorno del processo. L'imputato Bossetti presente in aula

Il muratore è accusato dell'omicidio della 13enne, trovata senza vita in un campo di Chignolo d'Isola il 26 febbraio del 2011

Caso Yara, è il giorno del processo. L'imputato Bossetti presente in aula

E' il giorno del processo davanti alla Corte d'assise di Bergamo contro Massimo Bossetti, il muratore accusato dell'omicidio di Yara Gambirasio. Numerose troupe televisive si sono posizionate fuori dal palazzo di Giustizia per seguire il dibattimento a cui si è giunti dopo oltre quattro anni dalla scomparsa della tredicenne, che fu trovata uccisa in un campo di Chignolo d'Isola, il 26 febbraio del 2011. Presenti anche tanti curiosi.


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giovedì 2 luglio 2015

Yara, al via processo a Bossetti

Bergamo, muratore sarà in aula

Yara, al via processo a Bossetti

Comincia venerdì davanti ai giudici della Corte d'assise di Bergamo il processo a Massimo Bossetti, accusato dell'omicidio di Yara Gambirasio. Già numerose troupe televisive si sono posizionate fuori dal palazzo di Giustizia bergamasco per seguire il dibattimento. Ingenti le misure di sicurezza e aula interdetta a tablet e telefoni cellulari. In aula ci sarà Bossetti, che intende seguire tutte le fasi del processo.


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venerdì 26 giugno 2015

Yara, la difesa chiede 711 testimoni. L'accusa risponde con altri 120

Manca una settimana all'inizio del processo. Gli avvocati di Bossetti puntano a smontare la prova del Dna sugli indumenti della ragazzina

Yara, la difesa chiede 711 testimoni. L'accusa risponde con altri 120

Settecentoundici testimoni: tanti sono quelli citati dalladifesa di Massimo Bossetti, accusato dell'omicidio di Yara Gambirasio. A una settimana dall'inizio del processo, i legali del muratore hanno depositato al tribunale di Bergamo la lista dei testi: 711, appunto, oltre a una cinquantina di consulenti scientifici. Tra i nomi figurano familiari di Bossetti, conoscenti e vicini di casa dei Gambirasio e frequentatori del centro sportivo di Brembate.

Il pm Letizia Ruggeri risponde chiedendo 120 testimonianze, come scrive "Il Giorno". Nell'elenco dell'accusa figura anche Alma Azzolin, di Trescore Balneario. Gli inquirenti ritengono che il suo racconto sia fondamentale per provare che Yara e Bossetti si conoscevano già: a verbale risulta infatti che una mattina tra agosto e l'inizio dell'anno scolastico 2010, mentre era sull'auto parcheggiata a fianco del cimitero di Brembate, aveva visto una vettura grigio chiaro Station Wagon guidata da un uomo, su cui era salito una ragazza. Secondo la donna l'uomo era Bossetti e, almeno da una delle otto foto mostratele, anche Yara. 

La difesa intende fare la guerra contro la prova principale che incastrerebbe Bossetti, e cioè la coincidenza tra il suo Dna e quello rimasto sugli indumenti della ragazzina. Sarà infatti chiesta una nuova perizia sulla traccia biologica. 

"Non abbiamo l'asso nella manica - ha dichiarato il legale di BossettiClaudio Salvagni su Telelombardia -, ma Yara è stata uccisa da unbranco di ragazzi malati. E' un delitto maturato in ambito giovanile, legato al bullismo".


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venerdì 15 maggio 2015

Delitto Yara, Bossetti alla moglie: "Butta via quei due coltellini"

In un colloquio in carcere il muratore di Mapello chiede a Marita di far sparire degli utensili (forse compromettenti) sfuggiti agli inquirenti

Delitto Yara, Bossetti alla moglie: "Butta via quei due coltellini"

Le telecamere del carcere in cui è rinchiuso Massimo Bossetti hanno intercettato un colloquio tra il  muratore di Mapello e la moglie in cui emergono particolari  inquietanti. Nel video, diffuso da La Stampa.it,  Marita Comi dice di aver trovato due coltellini sfuggiti alla perquisizione dei carabinieri e gli chiede: "Sei sicuro di non averli mai usati". Bossetti, accusato dell'omicidio di Yara Gambirasio, chiede di farli sparire ma la moglie gli ribadisce che prima ne parlerà con l'avvocato che segue la difesa. Ecco il dialogo tra i due.


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venerdì 8 maggio 2015

Yara, ecco i risultati dell'esame del Dna di Massimo Bossetti e "Ignoto 1"

Il settimanale Giallo pubblica la tabella comparativa tra il corredo genetico del muratore e quello di "Ignoto 1", come è stato chiamato il killer

Yara, ecco i risultati dell'esame del Dna di Massimo Bossetti e "Ignoto 1"

Mentre lui continua a professarsi innocente, il 3 luglio inizierà il processo a Massimo Bossetti, il muratore accusato dell'omicidio di Yara Gambirasio. E tutto girerà intorno alla "prova regina", quel test del Dna secondo il quale "Ignoto 1", l'assassino, ha lo stesso corredo genetico del muratore.

Il settimanale Giallo, che pubblica l'immagine dei risultati del test del Dna, riporta come Bossetti fu arrestato proprio sulla scorta di quelle analisi: gli esperti che le eseguirono scrissero nella loro relazione che "la comparazione del profilo genetico del soggetto di sesso maschile definito 'Ignoto 1' con quello ricavato dal materiale biologico presente sul boccaglio dell'etilometro utilizzato da Massimo Bossetti ha evidenziato una piena compatibilità di caratteristiche genetiche, per 21 marcatori Str. La probabilità di trovare all'interno della popolazione italiana un altro individuo di sesso maschile che casualmente possa condividere le stesse caratteristiche genetiche di Bossetti è di uno su due miliardi di miliardi di miliardi".

I marcatori Str, spiega la rivista, sono le sequenze che vengono analizzate durante il test. E la genetista Marina Baldi sottolinea a Giallo che "quando parliamo di profilo del Dna, intendiamo proprio l'elenco degli Str, che è tipico di ciascuna persona. Di solito se ne analizzano 16, ma in questo caso, vista la complessità del caso, ne sono stati esaminati di più, proprio per rendere più accurata la comparazione e quindi l'identificazione". Che, secondo la rivista, a questo punto lascia pochi dubbi.


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giovedì 7 maggio 2015

Yara, Bossetti simulò tumore al cervello

Inquirenti convinti della sua colpevolezza: "Ha una spiccata capacità mentire"

Yara, Bossetti simulò tumore al cervello

Un uomo con una "spiccata capacità di mentire". Così gli inquirenti descrivono Massimo Bossetti, il carpentiere di Mapello in carcere con l'accusa di aver ucciso Yara Gambirasio. Agli atti dell'inchiesta il fatto che Bossetti avrebbe infatti più volte cercato di coinvolgere un collega nella vicenda, indirettamente, e avrebbe simulato di soffrire di una grave forma di tumore al cervello, a causa del quale - dice - si assentava dal posto di lavoro per recarsi al centro tumori.

Adesso quelle parole sono di dominio pubblico: Il GR1 Rai ha trasmesso in esclusiva le intercettazioni in carcere a Bergamo tra il muratore e la moglie, Marita Comi. Lei, incredula, chiede spiegazioni sul "tumore al cervello".


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lunedì 27 aprile 2015

Yara, Bossetti rinviato a giudizio Il processo inizierà il 3 luglio

Il gup Iacomino ha accolto la richiesta del pm Letizia Ruggeri. Il muratore sarà processato dalla Corte d'Assise di Bergamo

Yara, Bossetti rinviato a giudizioIl processo inizierà il 3 luglio

Massimo Bossetti è stato rinviato a giudizio per l'omicidio di Yara Gambirasio. Lo ha deciso il gup di Bergamo, Ciro Iacomino, accogliendo la richiesta del pm Ruggeri. Il muratore, arrestato il 16 giugno con l'accusa di aver ucciso Yara Gambirasio, sarà processato il 3 luglio davanti ai giudici della Corte d'Assise di Bergamo. E' accusato di omicidio aggravato dalle sevizie e crudeltà, dalla minorata difesa della vittima, e di calunnia.

All'udienza al tribunale di Bergamo non hanno preso parte i genitori di Yara, Fulvio e Maura. La loro presenza non era necessaria e, fedeli all'atteggiamento che hanno sempre mantenuto, i Gambirasio hanno voluto evitare clamore. Si sono però costituiti parte civile tramite il loro avvocato, Enrico Pelillo. Così come la sorella di Yara, diventata maggiorenne. 

"Incidente probatorio sul Dna" - Durante l'udienza preliminare i difensori di Bossetti avevano chiesto la ripetizione, con la formula dell'incidente probatorio, dell'esame del Dna trovato sul corpo della ragazza e attribuito a Bossetti. Il gup ha però respinto la richiesta.  

Il magistrato ha anche detto no anche ad alcune eccezioni sollevate dalla stessa difesa. I legali avevano chiesto la nullità del capo di imputazione in quanto presentava un doppio luogo di commissione del delitto: Brembate di Sopra e Chignolo D'Isola. Avevano inoltre chiesto la nullità o l' inutilizzabilità degli accertamenti biologici compiuti dal Ris in quanto esperiti con lo strumento della delega di indagine e non, invece, con l'avviso alle parti.


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Yara, Massimo Bossetti davanti al gup pronto a ribadire la sua innocenza

Il giudice dovrà decidere sul rinvio a giudizio chiesto dal pm Ruggeri

Yara, Massimo Bossetti davanti al gup pronto a ribadire la sua innocenza

Massimo Bossetti torna davanti ai giudici. L'uomo arrestato il 16 giugno con l'accusa di aver ucciso Yara Gambirasio, sarebbe intenzionato a ribadire, anche con dichiarazioni spontanee, la sua innocenza. Davanti al giudice dell'udienza preliminare, che dovrà decidere sul rinvio a giudizio chiesto dal pm Letizia Ruggeri, dovrà difendersi dalle accuse di omicidio aggravato dalle sevizie e crudeltà, dalla minorata difesa della vittima, e di calunnia.

All'udienza non ci saranno i genitori di Yara, Fulvio e Maura. La loro presenza non è necessaria e, fedeli all'atteggiamento che hanno sempre mantenuto, vogliono evitare clamore. Si costituiranno parte civile, tramite il loro avvocato, Enrico Pelillo. Così come lo farà la sorella di Yara, diventata maggiorenne.


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giovedì 2 aprile 2015

Yara, la moglie di Bossetti: "Massimo la sera del delitto era con me"

La donna, che questa sera sarà ospite a Matrix su Canale 5, affida a uno dei legali del carpentiere di Mapello alcune dichiarazioni per scagionarlo: "Mio marito tornava sempre a casa dopo il lavoro"

Yara, la moglie di Bossetti: "Massimo la sera del delitto era con me"

Marita Comi, la moglie di Massimo Bossetti, torna in tv per difendere il marito dall'accusa di aver ucciso Yara Gambirasio. La donna, che questa sera sarà ospite a Matrix su Canale 5, affida a uno dei legali del carpentiere di Mapello alcune dichiarazioni per scagionarlo. "Mio marito tornava sempre a casa dopo il lavoro. Non andava da nessuna parte. Anche la sera del delitto (il 26 novembre del 2010) ha mantenuto le sue abitudini", dice.

"Hanno provato a mettermi contro di lui con le intercettazioni, facendo sembrare che non mi fidi di Massimo, che non gli creda. Invece è l'esatto contrario", dice a La Repubblica. 

"Continuo ad essere convinta della sua innocenza ed è venuto il momento di dimostrarla. Per questo sarò anch'io in aula al processo e andrò fino in fondo in questa battaglia per far emergere la verità: Massimo non ha ucciso Yara".

Bossetti è in carcere dal 16 giugno 2014 con l'accusa di omicidio pluriaggravato e calunnia.


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martedì 24 marzo 2015

Yara, la Procura chiede il rinvio a giudizio per Massimo Bossetti

Contestati l'omicidio volontario aggravato e la calunnia

Yara, la Procura chiede il rinvio a giudizio per Massimo Bossetti

La Procura di Bergamo ha depositato la richiesta di rinvio a giudizio di Massimo Bossetti per l'omicidio volontario aggravato di Yara Gambirasio. Il muratore di Mapello dovrà rispondere anche di calunnia ai danni di un collega. Ora si attende la data dell'udienza preliminare, che verrà decisa dal presidente dei gip di Bergamo.

Le aggravanti - Per l'omicidio, il pubblico ministero Letizia Ruggeri contesta a Bossetti due aggravanti: l'aver "adoperato sevizie e aver agito con crudeltà" e l'aver "approfittato di circostanze di tempo (in ore serali/notturne), di luogo (in un campo isolato) e di persona (un uomo adulto contro un'adolescente di 13 anni) tali da ostacolare la pubblica e privata difesa".

Le accuse verso il collega - La presunta calunnia, invece, è ai danni di Massimo Maggioni, uno dei colleghi di Bossetti al cantiere di Palazzago, quello in cui lavorava all'epoca del delitto. In uno degli interrogatori, il muratore di Mapello, secondo l'accusa, avrebbe cercato di sviare i sospetti su di lui, indirizzando gli investigatori proprio sul collega.


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