giovedì 8 ottobre 2015

Max Biaggi a processo per evasione fiscale da 18 milioni di euro

La prima udienza fissata nel 2016. L'ex campione del mondo di motociclismo è accusato di aver usato in modo fittizio la residenza a Montecarlo. Biaggi: "Notizie fuorvianti, non è evasione"

Max Biaggi a processo per evasione fiscale da 18 milioni di euro

L'ex campione del mondo di motociclismo, Massimiliano Biaggi, è stato rinviato a giudizio dal tribunale di Roma con l'accusa di avere evaso al Fisco circa 18 milioni di euro. Lo ha deciso il gup Valerio Savio che ha fissato il processo al 15 settembre del 2016 davanti al giudice monocratico Bruno Costantini.

Per Biaggi è invece andato in prescrizione il reato penale. Il pilota di Superbike usufruì dello scudo fiscale per far rientrare in Italia capitali depositati all'estero ma è finito sotto processo con l'accusa di aver trasferito in modo fittizio la propria residenza nel Principato di Monaco dove il regime fiscale è più leggero.

Biaggi: "Non è stata evasione" - "E' una vicenda che si trascina da molti anni, mi meraviglio che sia uscita solo ora. Riguarda la mia residenza a Montecarlo dove vivo realmente dal 1992 e dove sono nati i miei figli. Non riguarda un problema di evasione fiscale, come erroneamente riportato sugli organi di stampa, ma riguarda unicamente la circostanza che non avrei pagato ad Equitalia tutte le imposte che ha provvisoriamente iscritto al ruolo. Voglio precisare che si tratta d'imposte provvisoriamente iscritte al ruolo, perché su di esse il giudizio è comunque pendente."


cronache criminali

martedì 6 ottobre 2015

Perugia, anziano sbatte per terra e muore per resistere a scippo

I carabinieri hanno fermato un uomo dopo aver sentito diverse testimonianze

Perugia, anziano sbatte per terra e muore per resistere a scippo

Un uomo di 72 anni di Perugia è morto in seguito a un tentativo di scippo subito domenica nel capoluogo umbro. Ha infatti sbattuto la testa a terra cercando di resistere alla rapina. L'anziano è stato soccorso e portato in ospedale dove poi è deceduto. I carabinieri avrebbero già fermato un nordafricano ritenuto responsabile dell'episodio.

L'anziano è stato avvicinato a un incrocio tra via della Pallotta e via dei Filosofi, a ridosso del centro di Perugia, da uno straniero che ha cercato di strappargli il borsello che aveva con sé. Il 72enne ha però resistito ed e' stato scaraventato in terra. L'indagine è ancora in corso.


cronache criminali

Ferrara, padre e figlia trovati morti in casa: ipotesi omicidio-suicidio

Il 50enne e la giovane, 21 anni, di origini africane, erano nella loro abitazione. Sarebbe stata utilizzata un'arma da fuoco

Ferrara, padre e figlia trovati morti in casa: ipotesi omicidio-suicidio

Un uomo di 50 anni e la figlia 21enne, di origini africane, sono stati trovati morti nella loro abitazione a Mesola, nel Ferrarese. I carabinieri della compagnia di Comacchio ipotizzano che si sia trattato di un omicidio-suicidio. 

I carabinieri del Comando provinciale di Ferrara sono intervenuti dopo la segnalazione di un cittadino. Nell'abitazione hanno trovato i corpi esanimi di un autista, marocchino, nato nel 1965, e della figlia, nata nel 1994. Erano riversi sul pavimento colpiti dai proiettili di una pistola.


cronache criminali

Amianto Olivetti: 17 rinvii a giudizio, a processo anche De Benedetti e Passera

L'udienza si aprirà il 23 novembre. Fra gli imputati anche l'imprenditore Roberto Colaninno. Undici proscioglimenti

Amianto Olivetti: 17 rinvii a giudizio, a processo anche De Benedetti e Passera

Sono 17 le persone rinviate a giudizio nell'ambito del processo sulle morti da amianto di 14 lavoratori della Olivetti. Tra loro figurano Carlo De Benedetti, già presidente della società di Ivrea (Torino), Corrado Passera, ex amministratore delegato e l'imprenditore Roberto Colaninno. I proscioglimenti sono undici. Il processo si aprirà il 23 novembre.

Il gup Cecilia Marino ha prosciolto i consiglieri privi di deleghe o di incarichi operativi e ha ritenuto di non dover procedere per una serie di vicende, fra cui quella della presunta contaminazione dei locali di una mensa aziendale. Fra gli indagati che escono dal procedimento anche i figli di De Benedetti, Marco e Rodolfo.

L'indagine della Procura di Ivrea riguarda la morte di 14 ex lavoratori, che sarebbe dovuta al contatto con fibre d'amianto, e per un caso di lesioni colpose. Indagati, a partire dagli anni Sessanta, coloro che avevano ricoperto incarichi dirigenziali e di vertice, o sedevano nei consigli di amministrazione della Olivetti

"L'Ingegner Carlo De Benedetti è amareggiato per il rinvio a giudizio deciso dal gup del Tribunale di Ivrea", queste le prime dichiarazioni del portavoce dell'imprenditore che aggiunge di "restare convinto che il processo stabilirà la sua totale estraneità ai reati che gli vengono contestati". Nella nota si afferma che la "corposa indagine dei pubblici ministeri" si baserebbe su semplici ipotesi, che non si fondano né sulla realtà processuale né sulla realtà storica dell'azienda. Nel periodo di permanenza all'Olivetti, De Benedetti "ha sempre prestato la massima attenzione alla salute e alla sicurezza dei lavoratori, con strutture organizzative articolate e con misure adeguate alle normative e alle conoscenze scientifiche dell'epoca".

Soddisfazione invece è espressa da Federico Bellono, segretario provinciale della Fiom-Cgil, che ha definito la decisione del gup "un passo importante per fare giustizia, per tutti coloro che fino a oggi e, purtroppo, per gli anni a venire, moriranno per una patologia che non lascia scampo". Bellono ha anche aggiunto: "La decisione di oggi, che pure assolve i semplici membri del Cda, consente di andare a processo e stabilire finalmente le responsabilità anche individuali, a partire dalle figure più autorevoli, amministratori delegati e presidenti, evitando lo scaricabarile verso le figure più in basso nella scala gerarchica".


cronache criminali

Varese: investe un carabiniere e fugge, militari sparano e lo uccidono

L'uomo, 40 anni, fuggiva a bordo di un'auto rubata. E' morto nella notte in ospedale

Varese: investe un carabiniere e fugge, militari sparano e lo uccidono

Un uomo è morto nella notte in una sparatoria con i carabinieri a Gallarate (Varese), raggiunto da un colpo di pistola esploso da un militare. L'uomo era in fuga a bordo di un'auto rubata quando ha investito un carabiniere. A quel punto uno dei militari avrebbe sparato.

I carabinieri stavano cercando una Fiat Panda rubata lunedì. Quando l'hanno individuata è iniziato l'inseguimento che si è concluso in via Pietro Micca. L'uomo a bordo dell'auto non si è fermato all'alt del carabiniere e lo ha investito. A quel punto un militare ha sparato uccidendo il ladro. Il 40enne italiano è morto in ospedale.


cronache criminali

Uccisi a Pordenone, l'indagato cambia versione: Ero vicino a luogo delitto

Giosuè Ruotolo è l'unico indagato per la morte di Trifone Ragone e Teresa Costanza, i due fidanzati uccisi in un parcheggio la sera del 17 marzo

Uccisi a Pordenone, l'indagato cambia versione: "Ero vicino a luogo delitto"

Avrebbe cambiato versione Giosuè Ruotolo, l'unico indagato per la morte di Trifone Ragone e Teresa Costanza, i due fidanzati uccisi a Pordenone il 17 marzo. Dopo le contestazioni della Procura, il 26enne, che ha sempre sostenuto di essere rimasto sempre in casa quella sera, adesso avrebbe raccontato di essere uscito per qualche minuto e di essersi effettivamente trovato vicino al luogo del delitto.

La ricostruzione del ragazzo, che ha sempre negato ogni accusa, non ha mai convinto gli inquirenti. Due, in particolari, gli elementi che contraddicono la tesi di Ruotolo: le immagini delle telecamerenella zona del delitto, che hanno ripreso per ben due volte, proprio nell'ora in cui la coppia sarebbe stata uccisa, l'auto dell'indagato e quei sette minuti di buco, tra un passaggio e l'altro, spiegabili solo con una sosta nella zona. 

La nuova versione di Ruotolo, scrive il Corriere della Sera, parrebbe chiarire proprio questi due aspetti, pur contraddicendo quello che finora aveva ribadito più volte. Quella sera - riconosce ora il militare - non sono stato a casa, ma sono uscito per andare al Palasport. Non mi sono fermato perché non trovavo parcheggio, così ho deciso di andare a correre nella zona. Poi però, a causa del freddo, dopo pochi minuti sono tornato a casa. Una versione del tutto inedita che Ruotolo avrebbe nascosto "per paura di compromettere il concorso alla guardia di finanza".

Il legale della famiglia Ragone: "Killer tra gli amici" - "L'indagine ci dice che il killer non veniva da lontano, ma è probabile che fosse nella cerchia degli amici forse addirittura degli ex conviventi". Lo ha affermato Nicodemo Gentile, uno dei legali della famiglia Ragone, fuori dal Tribunale di Pordenone. "Probabilmente - ha aggiunto il legale - si tratta di qualcuno nel giro molto stretto delle sue amicizie. Non bisogna pensare che dietro un grande crimine ci sia sempre un grande movente".


cronache criminali