venerdì 1 aprile 2016

Salerno, carabiniere uccide il padre 73enne dopo una lite in auto

L'uomo, arrestato dai colleghi, non ha opposto alcuna resistenza e ora è accusato di omicidio

Salerno, carabiniere uccide il padre 73enne dopo una lite in auto

Un sottufficiale dei carabinieri di Catania ha ucciso il padre dopo una lite in auto. I due hanno avuto un violento diverbio mentre erano nei pressi del casello autostradale di Mercato San Severino (Salerno): il militare (43 anni) ha estratto l'arma e ha sparato contro il padre 73enne. L'uomo è stato arrestato dai colleghi senza opporre alcuna resistenza.

Il sottufficiale, in servizio nella compagnia Piazza Dante di Catania, era in licenza e non aveva dato segni di tensione prima della partenza.


cronache criminali

Orrore a Capaccio: uccide moglie e figlio neonato, poi s'impicca in bagno

Il macabro ritrovamento in una palazzina nel Salernitano. I corpi della donna e del bambino sono stati dati alle fiamme. L'uomo poi si sarebbe tolto la vita


Macabro ritrovamento in una palazzina a Capaccio (Salerno), in località Torre del Mare. I carabinieri hanno scoperto i cadaveri carbonizzati di una donna e di un bambino di pochi mesi e il corpo di un uomo, tutti romeni, impiccato in bagno. Su quello che sembra essere un duplice omicidio e suicidio stanno indagando i militari. E' stato un vicino di casa, allarmato dalle fiamme che uscivano dall'appartamento, a dare l'allarme.

In origine si pensava che nella palazzina fosse scoppiato soltanto un incendio. Una volta domate le fiamme, invece, sono stati scoperti i cadaveri. La donna e il bambino si trovavano nella stanza da letto.


cronache criminali

Bertone: lavori attico pagati da me

Legale: "Mai rivolto al Bambino Gesù"


Il cardinale Tarcisio Bertone "ribadisce di non aver mai dato indicazioni, o autorizzato, la fondazione Bambino Gesù ad alcun pagamento per l'appartamento da lui occupato". Lo afferma in una nota il legale del prelato, l'avvocato Michele Gentiloni Silveri, dopo l'inchiesta aperta in Vaticano sui finanziamenti per la ristrutturazione. "Il cardinale - chiarisce ancora l'avvocato - ha pagato personalmente l'importo richiesto".


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Alessandria, abusi su 13enne, un arresto

Minacce per farla tacere


Avrebbe abusato in più occasioni della giovanissima vicina di casa, una 13enne con un parziale deficit mentale. Con questa accusa è stato arrestato ad Ovada, in provincia di Alessandria, un uomo di 45 anni. Stando a quanto emerso, approfittando delle condizioni della ragazzina, l'uomo portava la 13enne nella propria abitazione o in luoghi isolati, minacciandola di non dire nulla né ai genitori né a chiunque altro.


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Milano, l'ergastolo dorato del boss Cavorsi: degenza da 3 mln in 15 anni

Il numero uno della Sacra Corona Unita, costretto su una sedia a rotelle, sconta la sua condanna per tre omicidi all'ospedale Niguarda di Milano: camera doppia uso singola, Tv, cellulare, visite...


E' un ergastolo dorato quello che sta scontando da 15 anni Francesco Cavorsi, boss della Sacra Corona Unita, condannato alla massima pena per tre omicidi commessi negli anni '90. Da tre mesi il mafioso è tornato all'ospedale Niguarda di Milano, che era stato costretto a lasciare nel 2014, dopo 13 anni di degenza e in seguito allo scandalo scoppiato intorno alla sua "particolare" detenzione. Ora, di nuovo, si trova in una camera doppia uso singola, con tv, cellulare, nessun piantonamento e visite di parenti e amici, per un costo di 700 euro al giorno che in 15 anni di pena sono diventati 3 milioni e mezzo di euro a carico dello Stato.

Quando nel 2014 scoppiò lo scandalo del boss in ospedale a 700 euro al giorno, perché incompatibile per motivi di salute alla vita carceraria ma libero di fare ciò che voleva, anche la politica si mobilitò e così si trovò un'altra sistemazione, meno dispendiosa per lo Stato: una casa popolare. 

Ma, da tre mesi, Cavorsi è tornato nella sua stanza del Niguarda, mentre si batte cassa: da quindici anni pesa sul bilancio nazionale per 235mila euro l'anno, tre milioni e mezzo di euro.


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Piombino, l'infermiera killer: Io capro espiatorio, cercano un colpevole

La donna dal carcere di Pisa dice di essere innocente. Ma la testimonianza del figlio di una paziente e le intercettazioni la inchiodano

Piombino, l'infermiera killer: Io capro espiatorio, cercano un colpevole

Dal carcere di Pisa Fausta Bonino, l'infermiera killer arrestata per l'uccisione di 13 persone all'ospedale Villa Marina di Piombino, dice di non essere colpevole: "Avevano bisogno di un capro espiatorio, un colpevole - riporta il Corriere della Sera -. E' toccato a me". Nell'inchiesta è emerso poi che al figlio di una paziente, che ha sporto denuncia, prima di allontanarlo mentre somministrava l'eparina alla madre, affermava: "Così almeno dorme".

"Cremano una donna morta? Meglio" - In alcune intercettazioni spuntano altre conversazioni con colleghe infermiere, in cui Fausta Bonino sembra voler depistare le indagini, cercando pretesti per autoescludersi e suggerendo che il responsabile dei decessi potesse essere un estraneo che aveva le chiavi ed entrava nel reparto di nascosto. In un'altra frase intercettata però è molto nervosa e sbotta: "Vedrai mi fregano, domani mi mandano in galera". E poi: "Cremano una donna morta? meglio per noi".

La 55enne ora è accusata di omicidio premeditato, continuato e aggravato dalla crudeltà.

La testimonianza che la inchioda - E' stata la denuncia del figlio di una delle vittime a dare una svolta alle indagini che hanno portato all'arresto di Fausta Bonino. Due settimane dopo la morte della madre, avvenuta nel 2015, l'uomo ha presentato un reclamo nel quale descriveva di "aver assistito, intorno alle 19.10 del giorno del decesso, alla iniezione nel braccio della madre di un liquido trasparente da parte di un'infermiera" che "lui stesso - scrivono gli inquirenti - in sede di riconoscimento fotografico individuerà nella Bonino". Nel fare l'iniezione alla donna, "l'infermiera aggiungeva testualmente: 'Almeno così dorme'", prima di allontanare l'uomo dalla stanza. Poco più di un'ora dopo morirà.


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