lunedì 17 luglio 2017

Torino, delitto Bruno Caccia: ergastolo per Rocco Schirripa

Torino, delitto Bruno Caccia: ergastolo per Rocco Schirripa

Rocco Schirripa è stato condannato all'ergastolo come esecutore materiale dell'omicidio del procuratore di Torino Bruno Caccia, assassinato dalla 'ndrangheta nel 1983 a Torino. Lo ha deciso la Corte d'Assise di Milano al termine del processo (ripartito "da zero" dopo un vizio formale) a carico del 64enne ex panettiere, arrestato nel dicembre 2015 a oltre 30 anni di distanza dai fatti.

Genny la carogna in carcere: è accusato di traffico di droga

Il tifoso che nel 2014 trattò con la polizia durante la finale di Coppa Italia scontava ai domiciliari una condanna a dieci anni


"Genny la carogna" va in carcere. Il tifoso che il 3 maggio 2014 condusse le trattative con la polizia durante la finale di Coppa Italia tra Napoli e Fiorentina, poco dopo la sparatoria costata la vita a Ciro Esposito, è stato arrestato per traffico e spaccio di stupefacenti. Avrebbe capeggiato una banda di sedici persone fermate oggi in seguito a un'ordinanza di custodia cautelare emessa dal GIP di Napoli.

Gennaro De Tomaso – questo il suo vero nome – scontava agli arresti domiciliari una condanna a 10 anni, sempre legata al traffico di stupefacenti. Le indagini, coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia, avrebbero dimostrato collegamenti tra alcuni fornitori di droga olandesi e il gruppo criminale di Forcella, comandato da De Tomaso. La banda importava grandi quantità di marijuana e amnesia – la cosiddetta “droga della Camorra” – ed era in contatto con i gestori di diverse piazze di spaccio, anche al di fuori del napoletano. Sarebbero provati, in particolare, i legami tra De Tomaso e i pusher del rione Traiano.

Milano, tenta di accoltellare un poliziotto: immigrato fermato

Lʼautore dellʼaggressione è un guineano di 31 anni, nei confronti del quale era stato emesso un ordine di espulsione. Ha urlato: "Voglio morire per Allah"

Milano, tenta di accoltellare un poliziotto: immigrato fermato

E' stato segnalato perché era in possesso di un coltello mentre saliva su un bus turistico nei pressi della stazione Centrale di Milano e due agenti lo hanno fermato. Saidou Mamoud Diallo, un immigrato della Guinea, ha reagito e tentato di accoltellare uno dei poliziotti, che lo hanno portato in questura. Il questore di Sondrio aveva emesso un ordine di espulsione nei confronti dell'immigrato lo scorso 4 luglio.

L'aggressione è avvenuta lunedì 17 luglio attorno alle 12.40 alla stazione Centrale di Milano, all'altezza dell'uscita di piazza Luigi di Savoia. Saidou Mamoud Diallo, un immigrato della Guinea di 31 anni, è stato notato da alcuni passanti mentre armeggiava con un coltello e sul posto sono intervenuti due agenti della polizia, che lo hanno bloccato per un controllo. L'uomo ha reagito e ha sferrato una coltellata a uno dei due poliziotti, ma la lama non si è conficcata nella carne grazie alla protezione del giubbotto antiproiettile. L'agente è stato accompagnato ugualmente al Fatebenefratelli in codice verde.

Diallo ha urlato ai poliziotti che lo hanno accompagnato in questura "Voglio morire per Allah", ma al momento è esclusa la pista terroristica e non sono giunte notizie di una possibile radicalizzazione dell'uomo. L'immigrato aveva ricevuto un ordine di espulsione dal questore di Sondrio emesso lo scorso 4 luglio e aveva precedenti per lesioni, minacce e resistenza a pubblico ufficiale.

Viareggio, mamma e figlio di 7 anni bloccati a 50 metri di altezza su ruota panoramica

Viareggio, mamma e figlio di 7 anni bloccati a 50 metri di altezza su ruota panoramica

Una mamma e il suo bambino di sette anni sono rimasti bloccati per più di un'ora a 50 metri d'altezza sulla ruota panoramica di Viareggio. L'episodio è stato raccontato su Facebook dalla nonna del bambino, che è stata avvertita dalla figlia di quanto le era accaduto. Una volta risolto da parte dei gestori della ruota panoramica il problema tecnico e fatte le verifiche del caso la ruota panoramica è tornata a funzionare regolarmente.

La nonna è la figlia di Arturo Maffei, l'olimpionico viareggino degli anni Trenta, scomparso una decina di anni fa. "Dentro l'abitacolo avevano anche dei problemi a respirare bene a causa del caldo - ha raccontato la donna - L'episodio è accaduto nel tardo pomeriggio di ieri. E' stata davvero una brutta esperienza, visto che rimanere fermi a quell'altezza per tutto quel tempo con un bambino di sette anni è stata una situazione non facile da gestire".

Pavia, dà fuoco al vicino perché troppo rumoroso

Un uomo di 41 anni lo ha aggredito con un liquido infiammabile. La vittima è ricoverata in gravi condizioni

Pavia, dà fuoco al vicino perché troppo rumoroso

L'ennesima lite condominale a causa dei rumori molesti finita in tragedia. Un uomo di 41 anni di Vigalfo, una frazione di Albuzzano in provincia di Pavia, nella notte tra sabato e domenica ha tentato di dare fuoco al proprio vicino, un ragazzo di 27 anni. L'autore del gesto è nel carcere di Pavia con l'accusa di tentato omicidio, mentre la vittima è stata ricoverata in gravi condizioni al reparto grandi ustionati dell'ospedale Niguarda di Milano.

Secondo il racconto di altri condomini, questa non era la prima lamentela riguardo i rumori prodotti dal vicino. Già in passato c'erano state delle discussioni tra i due. La goccia che ha fatto traboccare il vaso è avvenuto nella notte tra sabato 15 e domenica 16 luglio, quando l'uomo di 41 anni si è presentato alla porta del vicino, ha suonato, gli ha gettato addosso del liquido infiammabile per barbecue e ha appiccato il fuoco.

Immediati i soccorsi, che hanno trasportato il giovane all'ospedale Niguarda di Milano in gravi condizioni. Anche l'autore del gesto è rimasto ustionato, anche se in maniera leggera e ora è nel carcere di Pavia con l'accusa di tentato omicidio.

Processo dʼappello sul caso Yara, Bossetti parla ai giudici: "Poteva essere mia figlia"

Il muratore di Mapello ha parlato alla corte tornando a dichiararsi innocente e chiedendo la ripetizione del test del Dna

Yara, avvocato di Bossetti: "Il cadavere rimaneggiato per depistare le indagini"

"Il mio primo pensiero va a Yara, unica vera vittima di questa tragedia. Una bambina che amava la vita e che potrebbe essere mia figlia, la figlia di tutti noi. Neppure un animale avrebbe usato tanta crudeltà". Lo ha detto Massimo Bossetti, unico imputato per l'omicidio di Yara Gambirasio, in un passaggio delle dichiarazioni spontanee rese davanti alla Corte d'Assise d'Appello di Brescia, ribadendo che "quel Dna non è mio, non sono io l'assassino".

"Stanotte non ho chiuso occhio", ha aggiunto il carpentiere di Mapello, camicia azzurra, jeans e come sempre abbronzatissimo. Tuttavia, ha detto ancora rivolto ai giudici e alla giuria popolare, "sono contento di essere qui davanti a voi, così ho la possibilità di farvi capire che persona sono".

Massimo Bossetti ha quindi detto di essere vittima "del più grande errore giudiziario di tutta la storia". Il muratore ha anche stigmatizzato il modo con cui fu arrestato: "C'era necessità di scomodare un esercito e umiliarmi davanti ai miei figli e al mondo intero?". Ha poi aggiunto che, quando fu fermato nel cantiere in cui lavorava (e i momenti del fermo furono filmati) si sentì "una lepre che doveva essere sbranata da innumerevoli cacciatori". "Perché, perché, perché?" ha detto il muratore. E girandosi verso il pubblico in aula per poi tornare ai giudici, ha detto: "Io non sono un assassino, mettetevelo in testa".