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mercoledì 14 ottobre 2015

Cassazione: E' legittimo licenziare chi fuma spinelli al lavoro

Respinto il ricorso di un operaio della Fiat: "Così viene meno il rapporto di fiducia con il datore di lavoro"

Cassazione: "E' legittimo licenziare chi fuma spinelli al lavoro"

La Fiat non ha commesso alcun illecito nel licenziare per giusta causa un operaio 40enne sorpreso a fumare due spinelli in fabbrica durante l'orario di lavoro. Lo ha deciso la Corte di Cassazione respingendo il ricorso presentato dal lavoratore. "Il comportamento è ritenuto idoneo a far venir meno irrimediabilmente la fiducia del datore di lavoro nella correttezza delle future prestazioni lavorative", si legge nella sentenza.

Ad avviso della Cassazione che ha depositato oggi la sentenza, "tenuto conto della specificità dei compiti affidati al lavoratore", il comportamento addebitato e "risultato accertato", è stato "correttamente ritenuto idoneo a far venir meno irrimediabilmente la fiducia del datore di lavoro nella correttezza delle future prestazioni lavorative".

Così è stato respinto il ricorso di D. F., un operaio di 40 anni che aveva fatto ricorso contro il licenziamento per giusta causa intimatogli dalla Fiat e confermato dalla Corte di Appello di Torino il 28 giugno 2012.

In primo grado, invece, il tribunale di Torino era stato più clemente e aveva trovato eccessiva la sanzione della perdita del posto di lavoro. Dunque, nonostante il consumo di droghe leggere sia depenalizzato, farne uso sul posto di lavoro mette a rischio il mantenimento dell'impiego perché lede il rapporto di fiducia del datore di lavoro per quanto riguarda la qualità della prestazione lavorativa.


cronache criminali

venerdì 29 maggio 2015

Ruby, Cassazione: "Silvio Berlusconi non sapeva che fosse minorenne"

I rapporti di Fede e Mora con il leader di Fi erano "motivati da opportunità di ritorno economico", si legge nelle motivazioni

Ruby, Cassazione: "Silvio Berlusconi non sapeva che fosse minorenne"

Sono state depositate le motivazioni della sentenza della Cassazione che conferma il proscioglimento di Silvio Berlusconi dall'accusa di prostituzione minorile e concussione aggravata nel processo Ruby. Sono "affidabili", si legge, gli "elementi probatori" che escludono che Berlusconi fosse consapevole che Ruby era minorenne. Per la Cassazione, inoltre, i rapporti di Fede e Mora con Berlusconi erano "motivati da opportunità di ritorno economico".

Ad avviso dei Supremi giudici, correttamente, la Corte di Appello ha ritenuto, tra gli elementi "esclusivi della consapevolezza da parte dell'imputato della minore età" di Ruby, "l'aspetto fisico" della ragazza marocchina e il suo "modo di comportarsi" che "non tradivano minimamente la sua età effettiva". Inoltre, Ruby aveva "l'abitudine a fornire false generalità" e ad attribuirsi una età "di volta in volta diversa, dai 19 ai 27 anni". Agli amici aveva detto di "avere sempre taciuto" la sua minore età a Berlusconi.

"Accertato l'interesse personale e utilitaristico di Emilio Fede ad alimentare e preservare il sistema delle disinvolte serate di Arcore", con "motivazione immune da vizi", la Corte di Appello - afferma la Cassazione - ha ritenuto che "nulla accreditava l'ipotesi accusatori secondo cui Fede, in contrasto con i propri interessi, avrebbe rivelato a Berlusconi la minore età" di Ruby. Farlo avrebbe "messo a rischio, almeno in astratto, la partecipazione di Ruby alle serate che Fede tramite Mora promuoveva e incentivava".

La Cassazione ricorda poi che dalle intercettazione tra Fede e Lele Mora "entrambi sovente presenti alle serate di Arcore e direttamente interessati alle stesse", era emerso che "i due, allegando le gravi difficoltà economiche in cui versava Mora e agendo in sinergia tra loro, avevano convinto il facoltoso amico ad erogare al predetto una notevole somma di denaro; parte non trascurabile di questa era stata, però, girata, a beneficio proprio di Fede che l'aveva pretesa quale prezzo della sua mediazione".

Ad avviso della Suprema Corte la consapevolezza di Berlusconi della minore età di Ruby, e dunque la fondatezza dell'accusa di prostituzione minorile, non può essere provata dalla "massima di comune esperienza" in base alla quale gli "stretti rapporti anche di ammirazione che intercorrevano tra Fede e l'imputato, secondo la normale logica che presiede alle vicende umane, avrebbero certamente indotto Fede a informare l'amico Berlusconi" della minore età di Ruby, "un dato di indubbia importanza e delicatezza". 

Il "concetto di normale logica che presiede il corso delle vicende umane" è "totalmente privo della benché minima consistenza" nel caso del rapporto tra Fede e Berlusconi - affermano gli ermellini - dal momento che è "erroneo il presupposto della stretta e disinteressata amicizia che legava Fede a Berlusconi".


cronache criminali

venerdì 15 maggio 2015

Cassazione: "La gelosia morbosa è un reato, si tratta di maltrattamenti"

Riaperto il processo ad un marito siciliano "ultrageloso", ma deve essere rivalutata anche la veridicità delle accuse rivoltegli dalla moglie

Cassazione: "La gelosia morbosa è un reato, si tratta di maltrattamenti"

La "gelosia morbosa" connotata da "insistente contestazione di tradimenti inesistenti, ispezione costante del telefono del partner, reiterate richieste di test del Dna sui figli" configura il reato di maltrattamenti che punisce la "vessazione psicologica" esercitata in questo modo. Lo sottolinea la Cassazione riaprendo il processo ad un marito siciliano "ultrageloso".

La Corte Suprema aggiunge però che deve essere rivalutata anche la veridicità delle accuse rivolte all'uomo dalla moglie.


cronache criminali

lunedì 6 ottobre 2014

Mafia: Cassazione dice no a servizi sociali, Cuffaro resta in carcere

L'ex governatore della Sicilia, Salvatore Cuffaro, condannato a 7 anni di carcere per favoreggiamento a Cosa Nostra, dopo un anno dal ricorso in Cassazione, dovrà rimanere in carcere. Così ha deciso la Cassazione rigettando la richiesta di affidamento ai servizi sociali. Ancora non sono note le motivazioni.
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sabato 4 ottobre 2014

Cassazione, augurare la morte a qualcuno non è reato

Cassazione: augurare la morte a qualcuno non è reato


Augurare la morte a qualcuno non è reato. Così ha deciso la Corte di Cassazione pronunciandosi a favore di due contadini di Cassino, in provincia di Frosinone. I due contadini erano stati condannati lo scorso dicembre per minaccia e ingiuria. La Corte motiva l'assoluzione "il precetto evangelico di amare il prossimo come se stessi non ha sanzione penale". I due contadini, marito e moglie, si erano rivolti alla parte lesa con frasi del tipo: "Ogni volta che vedo la tua macchina partire per Roma la domenica sera, il giorno dopo compro il giornale sperando di leggere della tua morte in uno di quegli spaventosi accidenti" oppure: "Ogni anno qualcuno mi fa sapere che la tua salute peggiora molto e sempre più, tanto che stai lì lì per crepare, però questa bella notizia non arriva mai".

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