venerdì 26 giugno 2015

Cina, maxi sequestro carne congelata: era degli anni 70 e putrefatta

Oltre 100mila tonnellate di ali di pollo, manzo e maiale illegali provenienti dal Vietnam stavano per essere immesse sul mercato

Cina,maxi sequestro carne congelata: era degli anni 70 e putrefatta

Sta facendo molto scalpore in Cina la notizia del maxi sequestro di carne avvenuta al confine col Vietnam: oltre 100mila tonnella di ali di pollo, manzo e maiale congelato per un valore di 483 milioni di dollari sono state fermate dalla autorità. La carne era congelata in malo modo, alcune parti erano anche in putrefazione ma soprattutto pare che fossero state macellate e congelate negli anni 70.

"La puzza era talmente forte che ho quasi vomitato", ha detto un funzionario della provincia dello Hunan dove è stata sequestrata una parte della carne. La polizia ha sgominato due bande composte da almeno 14 persone che contrabbandavano la merce illegale dal Vietnam. "E' difficile controllare il flusso di merci da quel Paese", dicono le autorità.

La notizia è stata diffusa dal quotidiano China Daily ma l'amministrazione generale delle dogane cinesi non ha confermato il sequestro. I contrabbandieri compravano la carne a buon mercato all'estero, la spedivano ad Hong Kong e in Vietnam per poi farla arrivare in Cina. Una parte di questi trasporti avveniva tramite camion e per risparmiare erano mezzi non refrigerati. Ecco perché la merce andava in putrefazione.

A far rabbrividire è la notizia che una parte della carne sequestrata è stata fatta risalire addirittura agli anni 70. In pratica la macellazione era avvenuta quando ancora la Cina era sotto il controllo di Mao Tse Tung. La sicurezza alimentare è fonte di grande preoccupazione a Pechino e gli scandali riguardanti il cibo sono all'ordine del giorno. E questa notizia non farà certo dormire tranquilla la popolazione.


cronache criminali

Yara, la difesa chiede 711 testimoni. L'accusa risponde con altri 120

Manca una settimana all'inizio del processo. Gli avvocati di Bossetti puntano a smontare la prova del Dna sugli indumenti della ragazzina

Yara, la difesa chiede 711 testimoni. L'accusa risponde con altri 120

Settecentoundici testimoni: tanti sono quelli citati dalladifesa di Massimo Bossetti, accusato dell'omicidio di Yara Gambirasio. A una settimana dall'inizio del processo, i legali del muratore hanno depositato al tribunale di Bergamo la lista dei testi: 711, appunto, oltre a una cinquantina di consulenti scientifici. Tra i nomi figurano familiari di Bossetti, conoscenti e vicini di casa dei Gambirasio e frequentatori del centro sportivo di Brembate.

Il pm Letizia Ruggeri risponde chiedendo 120 testimonianze, come scrive "Il Giorno". Nell'elenco dell'accusa figura anche Alma Azzolin, di Trescore Balneario. Gli inquirenti ritengono che il suo racconto sia fondamentale per provare che Yara e Bossetti si conoscevano già: a verbale risulta infatti che una mattina tra agosto e l'inizio dell'anno scolastico 2010, mentre era sull'auto parcheggiata a fianco del cimitero di Brembate, aveva visto una vettura grigio chiaro Station Wagon guidata da un uomo, su cui era salito una ragazza. Secondo la donna l'uomo era Bossetti e, almeno da una delle otto foto mostratele, anche Yara. 

La difesa intende fare la guerra contro la prova principale che incastrerebbe Bossetti, e cioè la coincidenza tra il suo Dna e quello rimasto sugli indumenti della ragazzina. Sarà infatti chiesta una nuova perizia sulla traccia biologica. 

"Non abbiamo l'asso nella manica - ha dichiarato il legale di BossettiClaudio Salvagni su Telelombardia -, ma Yara è stata uccisa da unbranco di ragazzi malati. E' un delitto maturato in ambito giovanile, legato al bullismo".


cronache criminali

Progettavano attentati in Vaticano, preso uno della banda di pakistani

Siyar Khan, 36 anni, da anni a Roma, è stato arrestato a Fiumicino. L'uomo, che proveniva dal Qatar, è accusato di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina e di diversi reati legati al terrorismo

Progettavano attentati in Vaticano, preso uno della banda di pakistani

Già da tempo gli 007 italiani monitoravano un gruppo legato ad Al Qaeda, che nel 2010 aveva progettato un attentato in Vaticano. L'idea fu messa da parte perché i terroristi si sentirono braccati. Giovedì è stato arrestato a Fiumicino un membro della banda, Siyar Khan, 36enne pakistano da anni residente a Roma. L'uomo, proveniente dal Qatar, è  accusato di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina e diversi reati legati al terrorismo

Questa cellula di Al Qaeda, secondo quanto riporta Il Tempo, è stata attiva anche in patria. Infatti alcuni di loro sono accusati del sanguinoso attentato avvenuto in un mercato nel 2009 a Peshawar, un strage che costò la vita al almeno 100 persone. 

Nei mesi passati è stata la procura di Cagliare ad emettere 18 ordinanze di custodia cautelare nei confronti di alcuni esponenti del gruppo terroristico.

Soldi grazie ai clandestini - Secondo le accuse, Siyar Khan, l'uomo arrestato a Fiumicino, gestiva l'immigrazione clandestina. Dai proventi di questa attività, incassava soldi per finanziare il suo gruppo terroristico. La cellula era attiva in tutto il centro-nord, soprattutto nelle comunità pakistane e afghane. Il gruppo, poi, si finanziava anche grazie alla gestione della "zakat", elemosina in arabo, una pratica assai diffusa che garantisce notevoli introiti. I proventi di queste offerte non finivano a opere di carità, se non una minima parte, ma per provvedere alle necessità della cellula terroristica.


cronache criminali

Bimba sequestrata, Sara Ammar è tornata in Italia dopo odissea di 5 anni

Nel 2010 il padre egiziano era fuggito in Egitto con la piccola

Bimba sequestrata, Sara Ammar è tornata in Italia dopo odissea di 5 anni

"La piccola Sara Ammar e sua madre Sandra Fardella sono finalmente arrivate questa mattina in Italia assistite dall'ambasciatore italiano". Lo ha detto il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni annunciando la positiva conclusione della vicenda della minore italiana, sequestrata dal padre egiziano nel gennaio 2010, portata in Egitto e da allora irreperibile.

"E' il felice epilogo di una vicenda che il governo ha seguito con la massima attenzione e che ha visto la Farnesina lavorare intensamente per raggiungere questo risultato", ha detto Gentiloni, aggiungendo che "il caso era stato anche oggetto a maggio di un intervento del presidente della Repubblica Sergio Mattarella". 

"Ringrazio le autorità egiziane per il loro impegno a tutti i livelli, che ha permesso l'esecuzione della sentenza che stabilisce che la custodia della figlia spetta alla madre", ha concluso il ministro.


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Va a rapinare banche e porta il figlio di 9 anni: "Non sapevo dove lasciarlo"

La polizia ha arrestato gli 8 componenti di una banda che aveva colpito l'anno scorso a Milano. Il palo incastrato dalle telecamere: con lui sullo scooter il ragazzino

Va a rapinare banche e porta il figlio di 9 anni: "Non sapevo dove lasciarlo"

Non avendo nessuno a cui lasciarlo, quando andava a rapinare banche portava con sé, sullo scooter, il figlio di 9 anni. L'uomo, palo della banda, è stato arrestato alla polizia insieme ad altre 7 persone: è stato incastrato dai filmati delle telecamere, passate al setaccio dagli investigatori dopo i colpi (uno fallito, il 16 giugno 2014, e uno andato a segno, con un bottino da 129mila euro, il 17 luglio) in due banche di Milano.

Nelle immagini della videosorveglianza si vede chiaramente il bandito raggiungere la banca a bordo di uno scooter; sul sellino, dietro di lui, il figlio; mentre gli altri complici li seguono a bordo di un altro scooter e di una Smart. Gli otto arrestati, ai polsi dei quali sono scattate le manette in esecuzione di un'ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip Alessandro Santangelo, sono tutti accusati di rapina aggravata e porto e detenzione abusiva di armi.


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Rimborsi irregolari alla Regione Calabria, arrestati tre consiglieri

Le Fiamme gialle hanno anche sequestrato 2 milioni e mezzo di euro a 27 indagati

Rimborsi irregolari alla Regione Calabria, arrestati tre consiglieri

La guardia di finanza ha arrestato, ponendoli ai domiciliari, tre consiglieri regionali della Calabria, mentre per altri cinque politici regionali è scattato, su ordine della Procura di Reggio Calabria, il divieto di dimora. Le Fiamme gialle hanno anche sequestrato 2 milioni e mezzo di euro a 27 indagati. L'accusa, per tutti, riguarda le spese pazze dei gruppi consiliari dal 2010 al 2012, con, in alcuni casi, anche doppi rimborsi.

Secondo l'accusa, ci sarebbe stata anche una doppia documentazione per poter chiedere i rimborsi gonfiati. Nel mirino gli anni e i movimenti bancari dei gruppi consiliari dal 2010 al 2012.


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