martedì 18 luglio 2017

Morbillo, focolai in 2 hotel nel Salernitano: 3 casi e 700 contatti

Le persone coinvolte sono due addetti alla reception e una cameriera di sala. Si è già risaliti a buona parte degli ospiti, ma altri devono ancora essere rintracciati

Morbillo, focolai in 2 hotel nel Salernitano: 3 casi e 700 contatti

Un focolaio di morbillo è stato individuato in due hotel sul mare di Vietri (Salerno). Tre le persone che hanno contratto la malattia: si tratta di due addetti della reception e di una cameriera, che potrebbero avere avuto contatti con 700 clienti degli alberghi. Molti di loro sono già stati rintracciati tramite le Asl di residenza, ma altri devono ancora essere identificati.

​Secondo quanto riferito dal ministero della Salute, le Asl hanno difficoltà a individuare alcuni ospiti perché il sistema di registrazione degli hotel non conserva l'indirizzo di residenza ma solo la città. Continuano, dunque, le azioni di "contact tracing" dei possibili ospiti venuti in contatto con i casi di morbillo e che potrebbero aver contratto il virus.

I tre casi - I tre casi riguardano tre donne di età compresa tra i 25 e i 34 anni, dipendenti di due strutture alberghiere della zona, mai sottoposte a vaccinazione. Nei giorni scorsi si è reso necessario il ricovero in ospedale per uno dei tre casi sospetti.

Asl Salerno: "Situazione sotto controllo" - "La situazione è sotto controllo e non è il caso di fare allarmismi" lo riferisce all'Ansa il direttore del servizio epidemiologico e prevenzione dell'Asl di Salerno, Annalisa Caiazzo. La dottoressa ha inoltre ha sottolineato che "l'Asl fornisce ottime coperture vaccinali".

Nel Salernitano altri due casi nell'ultimo mese - I tre episodi di morbillo si sono registrati una settimana fa e le autorità sanitarie hanno provveduto immediatamente ad avviare tutte le procedure da attuare in questi casi. Nel Salernitano si sono registrati altri due casi di morbillo nell'ultimo mese: a Scafati (un bambino di un anno) e a Sarno.

Austria: "Possiamo chiudere il Brennero in 24 ore", lʼItalia: "Vienna si calmi"

Mentre sale la tensione sullʼemergenza migranti, il viceministro degli Esteri Giro avverte il Paese confinante: "Nessuna mossa unilaterale, ma per favore non intacchiamo i nostri rapporti con inutili polemiche"

Austria: "Possiamo chiudere il Brennero in 24 ore", l'Italia: "Vienna si calmi"

"Se il numero dei migranti illegali diretti verso l'Austria aumenta ancora, chiuderemo il confine con il Brennero. Nel giro di 24 ore possiamo blindare la frontiera e realizzare controlli severi con i nostri soldati". E' quanto ha dichiarato il ministro dell'Interno austriaco, Wolfgang Sobotka. In precedenza Vienna aveva ipotizzato la medesima soluzione nel caso in cui l'Italia avesse rilasciato visti temporanei ai migranti.

Il governo italiano: "Vienna abbassi i toni" - Pronta la replica dell'Italia, con il viceministro degli Esteri Mario Giro che interviene "a nome del governo". "Rispettiamo l'Austria e non abbiamo nessuna intenzione di compiere mosse unilaterali - assicura -, ma Vienna deve abbassare i toni. Non si possono mettere a rischio i rapporti tra gli Stati a causa di polemiche pre-elettorali". In Austria si vota infatti il 15 ottobre. Giro definisce inoltre "surreali" le minacce sul Brennero precisando che "non c'è nessun aumento del numero dei migranti, come loro stessi hanno più volte dichiarato".

E ancora: "Fino a quando durerà questa campagna elettorale austriaca? Gli austriaci stiano tranquilli ma per favore non intacchiamo i nostri ottimi rapporti con polemiche inutili".

Vienna: "Basta cooperazione tra soccorritori e trafficanti" - Sul caso migranti il ministro Sobotka dice poi che "deve finire la cooperazione fra sedicenti soccorritori e la mafia dei trafficanti. Dobbiamo impedire che sedicenti soccorritori entrino nelle acque territoriali della Libia e prendano i profughi direttamente dai trafficanti". L'obiettivo, dice Sobotka, è "chiudere la rotta del Mediterraneo e porre una fine al traffico con le barche dal Nord Africa, già nelle acque territoriali della Libia".

Van der Bellen: "Preoccupano polemiche Italia-Austria" - Il presidente austriaco Alexander Van der Bellen si è detto preoccupato per il botta e risposta tra Vienna e Roma sulla questione migranti. "Vorrei tranquillizzare, ricordiamo che in entrambi i Paesi sono in vista le elezioni. Si tratta di momenti che non si prestano a discussioni pacate, tantomeno a soluzioni. L'Italia - ha proseguito - deve affrontare un problema serio e spinge ovviamente per una soluzione europea".

Ue: niente permessi di circolazione Schengen a richiedenti asilo - "Ai richiedenti asilo non si possono rilasciare permessi che consentano di circolare nell'area Schengen". Lo ha affermato la portavoce della Commissione europea, Natasha Bertaud, rispondendo, durante una conferenza stampa a Bruxelles, a una domanda sull'ipotesi che l'Italia conceda permessi temporanei ai migranti sbarcati sul territorio. Questa precisazione dell'Ue riguarda unicamente i richiedenti asilo.

Germania, 547 bambini vittime di violenza nel Coro Ratisbona

Nella maggior parte dei casi si è trattato di violenze fisiche ma ci sono stati anche 67 casi di abusi sessuali. Il coro fu diretto per trentʼanni dal fratello di Papa Ratzinger, che per il rapporto "doveva sapere"

Germania, 547 bambini vittime di violenza nel Coro Ratisbona

Sono almeno 547 i bambini che, nel corso di decenni, hanno subito violenze nel coro del Duomo di Ratisbona. E' il risultato emerso dal rapporto finale presentato dall'avvocato Ulrich Weber, e divulgato dai media tedeschi. Stando al documento, 500 bambini hanno subito violenze corporali, e 67 anche violenze sessuali. Secondo Weber 49 colpevoli sono stati identificati. I soprusi sono stati compiuti tra il 1953 e l'inizio degli anni 90.

L'avvocato Ulrich Weber è stato incaricato dalla Chiesa di fare luce su questa vicenda assurta agli onori della cronaca nel 2010. Il Coro di Ratisbona, di antichissime origini, è stato per circa 30 anni (dal 1964 al 1993, proprio nel pieno dello scandalo) diretto dal fratello del Papa Emerito Benedetto XVI, Georg Ratzinger, il quale però ha sempre detto di "non aver assolutamente sentito nulla di abusi sessuali".

"Non era una scuola, era l'inferno" - "Le vittime hanno descritto i loro anni di scuola come una prigione, come l'inferno e come un campo di concentramento. Molti si ricordano di quegli anni come il periodo peggiore della propria vita, caratterizzato da paura e violenza", si segnala nel nuovo rapporto sulla vicenda. Le vittime degli abusi verranno risarcite con un massimo di 20mila euro. "Se fossi stato a conoscenza dell'eccesso di violenza utilizzato, avrei fatto qualcosa (...) mi scuso con le vittime", disse Georg Ratzinger in un'intervista del 2010 alla stampa tedesca.

"Ratzinger doveva sapere" - L'avvocato Weber ritiene invece che Georg Ratzinger sarebbe stato quantomeno a conoscenza delle pene fisiche inflitte nella scuola del coro, anche se probabilmente non dei casi di abusi sessuali. Per il legale "né lui né altri sacerdoti hanno adottato misure, in una cultura del silenzio che avrebbe ostacolato le indagini". Nel rapporto di Weber emergono episodi di carezze ai ragazzi fino agli abusi e pene corporali come percosse inflitte con vari oggetti, come ad esempio anelli. Sempre nella indagine di Weber sarebbero state identificate 49 persone che si ritiene con alta probabilità abbiano eseguito queste pratiche e di questi 9 avrebbero perpetrato violenza sessuale.

Weber chiama in causa anche il vescovo di Ratisbona, Gerhard Ludwig, che non avrebbe affrontato con la dovuta responsabilità il suo compito che era quello di chiarire cosa stesse accadendo nella scuola del coro. Peter Schmitt, rappresentante del gruppo di presunte vittime, ha elogiato il lavoro di Weber per avere contribuito a portare alla luce i casi di violenze e maltrattamenti ma ha anche avvertito che resta una "area scura" di vittime anonime che non hanno avuto il coraggio di descrivere le esperienze subite.

Yara, la Corte dʼAppello conferma lʼergastolo per Massimo Bossetti

Dopo la lettura della sentenza, Bossetti "ha pianto" nella gabbia degli imputati. Lo ha riferito uno dei suoi avvocati, Claudio Salvani, che ha aggiunto: "Leso un diritto"

Yara, la Corte d'Appello conferma l'ergastolo per Massimo Bossetti

La Corte d'Assise d'Appello di Brescia ha confermato l'ergastolo per Massimo Bossetti, unico imputato per l'omicidio di Yara Gambirasio. Il muratore di Mapello, prima di lasciare l'aula scortato dalla polizia penitenziaria, ha avuto solo il tempo di salutare la madre Ester Arzuffi, in lacrime. Gli avvocati di Bossetti: "Clamoroso errore giudiziario". Esulta il legale della parte civile: "Giustizia è stata fatta".

Difesa: "Leso un diritto" - Bossetti, impassibile durante la lettura della sentenza, "ha pianto" poi nella gabbia degli imputati. Lo ha riferito uno dei suoi avvocati, Claudio Salvani, che ha aggiunto: "Si è assistito alla sconfitta del diritto". I legali del muratore di Mapello hanno quindi dato "per scontato" il ricorso in Cassazione. "Aspettiamo le motivazioni - hanno detto - ma il ricorso in Cassazione è scontato".

Il pianto della moglie - Anche la moglie di Bossetti, Marita Comi, non è riuscita a trattenere le lacrime dopo la conferma della condanna all'ergastolo.

Oltre 15 ore di camera di consiglio - I giudici hanno dato ragione quindi al procuratore generale, Mario Martani, che aveva chiesto la conferma della sentenza emessa un anno fa dal Tribunale di Bergamo. La decisione è arrivata dopo oltre 15 ore di camera di consiglio. Ore di attesa, preoccupazione e nervosismo che la moglie Marita, la mamma Ester e la sorella Laura Letizia hanno passato in tribunale, con i loro legali e i consulenti della difesa. Ad aspettare, insieme a loro, c'era anche una piccola folla di curiosi, quasi tutti innocentisti, che non si sono persi nemmeno un'udienza sia davanti al tribunale di Bergamo che davanti ai giudici bresciani.

La scomparsa di Yara nel novembre 2010 - I riflettori sulla storia di Yara, che ha commosso e straziato l'Italia, non si sono mai spenti. La 13enne era scomparsa il 26 novembre 2010 da Brembate di Sopra, nella Bergamasca, mentre tornava a casa dalla palestra. L'ultimo segnale del suo telefonino alle 18.45, poi solo silenzio. Il suo corpo era stato trovato te mesi dopo in un campo di Chignolo d'Isola, a una decina di chilometri da casa, straziato da tagli e contusioni. Un corpo con cui l'assassino, sicuramente "sadico", aveva voluto giocare prima di abbandonarlo agonizzante nel freddo pungente di una notte d'inverno.

Scontro sul Dna - Sul Dna lo scontro tra accusa e difesa è stato durissimo. Il pg Martani, invece, non ha mai creduto alle sue parole da "irriducibile innocente". Per l'accusa l'ipotesi più probabile è che Yara, mentre tornava a casa dalla palestra, abbia accettato un passaggio da Bossetti, che conosceva di vista. Una volta salita sul furgone del muratore, per la 13enne è stata la fine.

All'inizio dell'udienza, prima della sentenza, Bossetti ha voluto rivolgere un "sincero pensiero" alla ragazzina e urlare ancora una volta la sua innocenza. Ma i giudici non gli hanno creduto.

lunedì 17 luglio 2017

In fiamme la pineta di Castel Fusano, si ipotizza origine dolosa. Raggi: "Disastro ambientale"

Paura sulla spiaggia ad Ostia, fuga di bagnanti causa paralisi nel traffico. Arrestata una persona sospettata di aver appiccato il fuoco

Brucia di nuovo la pineta di Castel Fusano: traffico in tilt

Ancora fiamme alla pineta di Castel Fusano a Ostia, quartiere litoraneo di Roma. Dopo l'incendio del 7 luglio, un nuovo rogo è divampato e ha richiesto l'intervento degli elicotteri dell'anti-incendio. Enorme colonna di fumo e traffico interdetto sulla Cristoforo Colombo. Dai primi rilievi sembra che il fuoco si sia propagato in tre punti differenti e dunque non si esclude l'origine dolosa. I carabinieri hanno arrestato una persona.

Traffico in tilt a causa delle chiusure ala circolazione di alcune strade dovute all'incendio. Molti bagnanti hanno lasciato le spiagge e questo ha creato ingorghi e blocchi al traffico. Il vento ha alimentato le fiamme, propagatesi in tre punti differenti, e ciò rende difficili le operazioni per contenere l'incendio.

Arrestata una persona - Una persona è stata arrestata dai carabinieri di Roma perché sospettata di aver appiccato l'incendio nella pineta di Castel Fusano. E' un giovane idraulico di 22 anni sorpreso nell'area in cui ha avuto origine l'incendio: è stato notato mentre incendiava alcuni fazzoletti di carta e alla vista dei carabinieri ha tentato di nascondersi nella vegetazione.

All'Infernetto la gente abbandona le case - Paura all'Infernetto in seguito all'incendio della pineta di Castel Fusano. Molti residenti nel quartiere a sud di Roma segnalano intense nubi di fumo. La cenere sta scendendo dal cielo ricoprendo le strade del quartiere. Sulle auto si è formata anche una spessa coltre di cenere. In molti hanno deciso di lasciare le case per l'odore irrespirabile ed il cielo completamente offuscato dal fumo.

Raggi: "E' disastro ambientale" - "E' una situazione gravissima, non si esclude alcuna ipotesi sulle cause. C'è la necessità che sia presa in carico da tutti, il Municipio non può essere lasciato solo. Serve l'aiuto della Regione e del governo. Roma non può essere lasciata sola di fronte a questo disastro ambientale". La ha detto la sindaca di Roma Virginia Raggi arrivata a Ostia, nella pineta di Castel Fusano luogo dell'incendio.

"Primo Canadair dopo un'ora, bruciata buona parte della pineta" - "Il primo Canadair è arrivato dopo un'ora quando il fuoco era già divampato purtroppo. Ora pare ne stia arrivando anche un altro". Lo ha detto la sindaca di Roma Virginia Raggi a Castel Fusano. "Buona parte della pineta è andata in fumo, l'incendio non è stato ancora domato", ha aggiunto la Raggi.

Quarto Grado 17 luglio 2017: speciale Yara Gambirasio, anticipazioni



Stasera, 17 luglio 2017, alle 21.15 su Rete4 andrà in onda una una puntata speciale di Quarto Grado, il programma condotto da Gianluigi Nuzzi e Elena Tambini. In quest’ultimo appuntamento stagionale, la trasmissione seguirà il giorno del verdetto nel processo di appello contro Massimo Bossetti. L’operaio di Mapello è accusato di essere l’autore del delitto di Yara Gambirasio, la tredicenne scomparsa il 26 novembre 2010 e ritrovata senza vita tre mesi dopo.

Per i giudici della Corte d’Assise d’appello di Brescia, solo due alternative: arrivare a sentenza o stabilire una rinnovazione del dibattimento, dopo la richiesta dei legali dell’uomo – condannato all’ergastolo in primo grado – di compiere la “superperizia” sul DNA trovato sugli indumenti della vittima.
Con diversi inviati presso il tribunale per raccogliere reazioni e testimonianze, molti ospiti che si alterneranno in studio e in collegamento, il programma chiuderà così con una puntata evento che analizzerà le nuove prove avanzate dagli avvocati di Bossetti e le reazioni dell’accusa in questa seconda fase processuale del caso che più ha diviso l’opinione pubblica negli ultimi anni.
Fonte: ascoltitv.it