lunedì 19 ottobre 2015

Sabotare la Tav, assolto Erri De Luca. Giudici: niente istigazione a delinquere

Lo scrittore a processo a Torino con l'accusa di aver aizzato i No Tav a compiere atti fuori dalla legge. Ma per i magistrati il "fatto non sussiste"

"Sabotare la Tav", assolto Erri De LucaGiudici:niente istigazione a delinquere

Erri De Luca è stato assolto a Torino, "perché il fatto non sussiste", dall'accusa di istigazione a delinquere. La sentenza è stata accolta dagli applausi dei numerosi No Tav presenti in tribunale a Torino. In aula lo scrittore aveva confermato la propria idea: "Confermo la mia convinzione che linea sedicente ad Alta Velocità va intralciata".

Erri De Luca: "E' stata impedita un'ingiustizia" - "E' stata impedita una ingiustizia, quest'aula è un avamposto sul presente prossimo". Sono le prime parole pronunciate da Erri De Luca, dopo che il tribunale di Torino lo ha assolto dall'accusa di istigazione a delinquere per alcune interviste in cui sosteneva che la Tav va sabotata.

"Ora mi sento tornato un cittadino qualunque. Ma La Valle di Susa resta una questione che mi riguarda". Dice ancora De Luca subito dopo la sua assoluzione. "Di questo processo mi rimane la grande solidarietà delle persone che mi hanno sostenuto, in Italia e in Francia", aggiunge lo scrittore napoletano. "La sentenza - prosegue - ribadisce il valore dell'articolo 21 della Costituzione. Ho letto sui giornali della telefonata di Hollande a Renzi, ma non credo che abbia influito sulla sentenza". 

Legali Ltf: intellettuali dovrebbero rispettare limiti - "Rispettiamo la decisione del giudice, non ne faremo una battaglia campale, ma nei momenti di tensione sociale ci sono dei limiti che soprattutto gli intellettuali dovrebbero rispettare". Lo afferma l'avvocato Alberto Mittone, legale di Ltf, la società italo-francese che si è occupata del progetto e delle opere preparatorie della Torino-Lione che nel settembre 2013 aveva denunciato Erri De Luca.

Legali De Luca: "C'è limite anche alla repressione" - "Questa sentenza riporta le cose al posto giusto e dimostra che non avremmo dovuto essere qui". Lo afferma il legale di Erri De Luca, avvocato Gianluca Vitale, commentando l'assoluzione. "Mi auguro che la Procura e la Digos di Torino - aggiunge - capiscano che c'è un limite anche all'attività di repressione. La libertà di pensiero deve essere tale in Valle di Susa come nel resto del Paese".


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Erri De Luca: Giusto sabotare Tav, Sono sereno, attendo il verdetto

Lo scrittore, durante le dichiarazioni spontanee al processo di Torino, ribadisce la sua posizione e dice: "Difendo la libertà d'espressione"

Erri De Luca: "Giusto sabotare Tav""Sono sereno, attendo il verdetto"

"Confermo la mia convinzione che la linea sedicente ad Alta Velocità va intralciata, impedita e sabotata per legittima difesa del suolo, dell'aria e dell'acqua". Lo ha detto lo scrittore Erri De Lucanelle dichiarazioni spontanee rilasciate in tribunale, a Torino, al processo che lo vede imputato per istigazione a delinquere. "I miei colleghi stranieri continuano a non capire il perché di questo processo, io sono tranquillo", ha aggiunto.

Lo scrittore napoletano è accusato di istigazione a delinquere per alcune interviste in cui sosteneva che "la Tav Torino-Lione va sabotata". La sentenza del giudice monocratico Immacolata Iadeluca dovrebbe essere pronunciata già nella giornata di oggi.

"Anche se non fossi io lo scrittore incriminato - ha aggiunto De Luca - sarei comunque qui dove si sta compiendo un esperimento, un tentativo di mettere a tacere parole contrarie". Lo scrittore ha quindi detto di sentirsi "parte lesa" nei confronti "di ogni volontà di censura e sono in quest'aula per sapere se il capo d'accusa invaliderà l'articolo 21 della Costituzione".

"Ciò che è costituzionale - ha proseguito - si decide e difende in luoghi pubblici come questo, come le scuole, le prigioni, i luoghi di lavoro, le frontiere attraversate dai richiedenti asilo. Si decide al piano terra della società".

Quanto alle accuse, De Luca ha osservato che "sono incriminato per aver usato il termine sabotare, un termine che considero nobile, perché praticato da figure come Ghandi e Mandela, e democratico. Sono disposto a subire la condanna penale - ha concluso - ma non a farmi censurare o ridurre la lingua italiana. Si incrimina il sostegno verbale a un'azione simbolica".

Il pm Antonio Rinaudo, che con il collega Andrea Padalino ha condotto le indagini, ha chiesto una condanna a otto mesi di reclusione con le attenuanti generiche perché "con la forza delle sue parole ha sicuramente incitato a commettere reati". Molti gli intellettuali che nel corso del processo si sono schierati al fianco dello scrittore, diventato il simbolo della lotta no Tav.


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mercoledì 14 ottobre 2015

Padova: non vogliamo un cameriere nero: la barista li caccia (e viene premiata)

È successo a Montagnana, in provincia di Padova, dove la giovane ha difeso un collega che era stato discriminato per il colore della sua pelle

"Non vogliamo un cameriere nero": la barista li caccia (e viene premiata)

Non vogliono essere serviti da un cameriere di colore. Glielo dicono proprio, al cameriere di colore, che resta senza parole. È a quel punto che interviene una collega e li caccia dal locale. "Potete anche andare via, non vogliamo clienti razzisti", è stata la risposta a bruciapelo di Laura, una giovane studentessa universitaria che lavora in un bar di Montagnana, piccolo paesino in provincia di Padova.

Il ringraziamento - Un episodio che ha fatto il giro del web, ripreso in particolare dalla pagina Facebook "Montagnana 2.0" che s'è mobilitata in prima persona per ringraziare la ragazza. Le ha inviato un mazzo di fiori (e un cartello con su scritto 'Perché coraggio ed umanità non debbano mai mancare') e ha immortalato il momento della consegna con uno scatto subito condiviso in rete. 

L'importanza della solidarietà - Dal canto suo, anche la giovane ha voluto ringraziare quanti hanno apprezzato il suo il suo gesto e, sempre sui social, ha sottolineato il valore della solidarietà: "Alla base di tutto ci deve essere il rispetto per ogni persona, sia esso un nostro conoscente, parente o un perfetto sconosciuto". E poi ha aggiunto: "Penso che la maggior parte di voi avrebbe reagito come me quindi non credo sia il caso di enfatizzare ulteriormente l'accaduto, seppur credo sia servito a sensibilizzare e smuovere gli animi di molti di noi".


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Cassazione: E' legittimo licenziare chi fuma spinelli al lavoro

Respinto il ricorso di un operaio della Fiat: "Così viene meno il rapporto di fiducia con il datore di lavoro"

Cassazione: "E' legittimo licenziare chi fuma spinelli al lavoro"

La Fiat non ha commesso alcun illecito nel licenziare per giusta causa un operaio 40enne sorpreso a fumare due spinelli in fabbrica durante l'orario di lavoro. Lo ha deciso la Corte di Cassazione respingendo il ricorso presentato dal lavoratore. "Il comportamento è ritenuto idoneo a far venir meno irrimediabilmente la fiducia del datore di lavoro nella correttezza delle future prestazioni lavorative", si legge nella sentenza.

Ad avviso della Cassazione che ha depositato oggi la sentenza, "tenuto conto della specificità dei compiti affidati al lavoratore", il comportamento addebitato e "risultato accertato", è stato "correttamente ritenuto idoneo a far venir meno irrimediabilmente la fiducia del datore di lavoro nella correttezza delle future prestazioni lavorative".

Così è stato respinto il ricorso di D. F., un operaio di 40 anni che aveva fatto ricorso contro il licenziamento per giusta causa intimatogli dalla Fiat e confermato dalla Corte di Appello di Torino il 28 giugno 2012.

In primo grado, invece, il tribunale di Torino era stato più clemente e aveva trovato eccessiva la sanzione della perdita del posto di lavoro. Dunque, nonostante il consumo di droghe leggere sia depenalizzato, farne uso sul posto di lavoro mette a rischio il mantenimento dell'impiego perché lede il rapporto di fiducia del datore di lavoro per quanto riguarda la qualità della prestazione lavorativa.


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Caso Cucchi, sono cinque i carabinieri indagati: tre per lesioni aggravate

Gli altri due sono iscritti per falsa testimonianza, compreso l'ex vice comandante già indagato per aver mentito al processo d'Appello

Caso Cucchi, sono cinque i carabinieri indagati: tre per lesioni aggravate

Sono cinque i carabinieri indagati nell'ambito dell'inchiesta sulla morte di Stefano Cucchi, avvenuta nell'ottobre 2009 in ospedale, una settimana dopo il suo arresto per droga. Tra i militari dell'Arma, tre sono accusati di lesioni aggravate. L'altro è iscritto per falsa testimonianza, così come l'ex vice comandante della stazione di Tor Sapienza, Roberto Mandolini, già indagato da tempo per aver mentito al processo d'Appello.

Gli indagati per lesioni aggravate sono: Alessio Di Bernardo, Raffaele D'Alessandro, Francesco Tedesco e Vincenzo Nicolardi. Si tratta dei militari che parteciparono alla perquisizione in casa Cucchi e al suo trasferimento nella caserma Appia. Nicolardi è accusato invece di falsa testimonianza.

Legale famiglia: "Responsabili della morte di Stefano" - "Come avevamo detto fin da subito, la procura di Roma è andata ben oltre il primo contributo alle indagini che noi abbiamo dato". Fabio Anselmo, legale della famiglia Cucchi, commenta così la notizia dell'iscrizione nel registro degli indagati, oltre a Mandolini, di altri quattro carabinieri. "Loro, ma non solo - ha aggiunto - sono i veri responsabili della morte di Stefano. Questa contestazione, che riteniamo essere provvisoria, interromperà la prescrizione". E ancora: "Ma, lo ribadiamo con forza e lo stiamo provando, senza quel o quei pestaggi Stefano sarebbe ancora vivo".


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Brescia: imprenditore scomparso, spunta la pista dell'omicidio

La procura mette sotto sequestro l'azienda di famiglia, la Fonderia Bozzoli, setacciata anche con i cani molecolari. Non si può escludere che l'uomo sia stato bruciato in uno dei forni

Brescia: imprenditore scomparso, spunta la pista dell'omicidio

Spunta la pista dell'omicidio nel giallo dell'imprenditore 50enne Mario Bozzoli, scomparso nel Bresciano sei giorni fa. L'azienda di famiglia, la Fonderia Bozzoli, è stata setacciata anche con i cani molecolari ma tutte le ricerche finora sono state vane. Ora lo stabilimento è stato sottoposto a sequestro: non si può escludere che l'uomo sia stato arso in uno dei forni per la fabbricazione di lingotti d'ottone.

Insomma, l'orribile ipotesi è che i resti del suo corpo potrebbero trovarsi in uno dei trecento sacchi che raccolgono gli scarti della lavorazione dell'azienda, secondo l'ipotesi raccontata sul "Giorno". Ma il cadavere dell'imprenditore potrebbe anche essere finito in qualche angolo della circostante vallata, la Valle Vandeno, tra i monti del luogo. Insomma l'inchiesta, aperta con l'ipotesi di sequestro, potrebbe trasformarsi in una indagine per omicidio. 

Gli investigatori lavorano a pieno ritmo sull'azienda di via Gitti. Tra i nodi da sciogliere, quello di un'auto di colore chiaro vista lasciare lo stabilimento alle 19.15 di giovedì, quando Bozzoli aveva appena telefonato alla moglie, per ritornare pochi minuti dopo. Secondo l'avvocato Patrizia Scalvi, che assiste la moglie dell'imprenditore, Irene, la chiave potrebbe trovarsi in un'area delsito produttivo, con 40 milioni di fatturato. Di recente sembra chetra l'imprenditore e il fratello Adelio fossero nati forti dissensi: quest'ultimo voleva lasciare l'attività di famiglia per aprire una società sua. Adelio è rimasto nello stabilimento per tutta la giornata di martedì e lo stesso aveva fatto lunedì. 

Le indagini vanno avanti, con i vigili del fuoco coordinati dai carabinieri. Nei giorni scorsi erano stati controllati i tombini e vuotate le fosse biologiche. Ma per adesso, non sono emersi elementi di rilievo.


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