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venerdì 25 settembre 2015

Bullismo, scherzi crudeli alle matricole sul bus della scuola: otto denunciati

Forlì-Cesena, gli studenti più giovani venivano obbligati a viaggiare in piedi, a dare testate contro i vetri e a ripulire i finestrini sporchi di sputi

Bullismo, scherzi crudeli alle matricole sul bus della scuola: otto denunciati

Otto studenti (sette minori) sono stati denunciati per gli atti di bullismo che compivano su sei matricole, residenti a Modigliana (Forlì-Cesena), sull'autobus che giornalmente li trasportava fra casa e scuola, a Faenza. I sei venivano obbligati a viaggiare in piedi, a dare testate contro i vetri nel tentativo di bloccare una monetina, a ripulire i finestrini sporchi di sputi e a camminare lungo il corridoio con addosso numerosi giubbotti.

A far partire le indagini le segnalazioni di alcuni genitori delle vittime che hanno notato lo strano comportamento dei figli, con perdita del sonno ed evidenti timori ad andare a scuola.

Sono così scattati i controlli dei carabinieri in borghese del comando forlivese, che hanno potuto verificare come gli otto bulli avessero trasformato l'autobus nel luogo delle loro quotidiane angherie nei confronti dei più giovani. 

Gli otto denunciati (un 18enne, cinque di 17 anni e due di 16) dovranno rispondere di atti persecutori e violenza privata in concorso.


cronache criminali

venerdì 18 settembre 2015

Vercelli, 26enne suicida per colpa del bullismo dei suoi colleghi

Il giovane era andato in depressione per i continui scherzi. Aveva anche presentato denuncia

Vercelli, 26enne suicida per colpa del bullismo dei suoi colleghi

Andrea Natali, 26 anni, si è tolto la vita impiccandosi e, stando ai suoi genitori, la colpa sarebbe da ricondurre agli atti di bullismo di cui era vittima sul posto di lavoro. Scherzi sempre più pesanti, come chiuderlo in un bidone dell'immondizia, fotografarlo e poi pubblicare l'immagine su Facebook. Era anche stata presentata una denuncia ma la forte depressione in cui era caduto lo hanno portato all'estremo gesto.

A raccontare le violenze era stato lo stesso Andrea Natali, della provincia di Vercelli, alla polizia postale, che aveva chiuso la pagina del social network con le sue foto e trasmesso poi gli atti alla procura. In seguito di quelle vicenda, però, il ragazzo sarebbe caduto in depressione: da più di un anno usciva di casa solo se accompagnato, fino alla drammatica decisione di togliersi la vita: si è impiccato nella camera al secondo piano della casa dove abitava con i genitori. 

Ora mamma e papà chiedono giustizia. "Sappiamo che nessuno potrà restituirci nostro figlio - dicono i genitori - ma vogliamo capire cosa è veramente accaduto". La psicologa che aveva iniziato a seguire Andrea lo aveva convinto a denunciare tutto. Foto e video di scherzi molto pesanti. Una volta era anche stato gettato in un bidone dell'immondizia. La polizia postale ha fatto rimuovere tutto dai social network ma Andrea era già finito nel tunnel della depressione. 

Appassionato di motori ma con un carattere molto introverso aveva trovato lavoro in una carrozzeria di Borgo d'Ale. Prima scherzi innocenti, racconta al Corriere della Sera il padre Federico Natali, poi il dramma. "Ricordo bene il giorno in cui iniziò tutto era il 22 ottobre del 2013, Andrea torna a casa sconvolto, non riesce a parlare ma solo a urlare: da quel giorno non è più uscito di casa". 

La psicologa da cui va in cura riesce a conquistare la fiducia di Andrea ed è lei che fa partire l'indagine giudiziaria: Andrea e il padre vanno alla polizia postale e denunciano quanto accaduto. E si arriva ad indagare un ex collega di Andrea. Ma il processo non era ancora partito. Andrea cercava di risollevarsi, voleva tornare al lavoro per dare una mano alla famiglia, al fratello disoccupato. Invece non ce l'ha fatta e si è tolto la vita. Il padre non cerca vendetta ma giustizia: "Non voglio nessuno in galera, Andrea avrebbe anche perdonato chi lo aveva trattato in quel modo. Ora devono pagare con quello che hanno e i soldi andranno in beneficenza".


cronache criminali

venerdì 10 luglio 2015

Omofobia, 40enne gay vittima di bullismo si toglie la vita nel Foggiano

Antonio Intellicato, la cui omosessualità non era mai stata accettata dalla famiglia, si è ucciso ingerendo un cocktail di farmaci

Omofobia, 40enne gay vittima di bullismo si toglie la vita nel Foggiano

I ripetuti episodi di bullismo, l'omofobia e una famiglia che non aveva mai accettato la sua omosessualità al punto che, quattro anni fa, il fratello minore lo aggredì con un coltello. Antonio Intellicato detto Tonino, 40enne di Cerignola, in provincia di Foggia, si è tolto la vita ingerendo un letale cocktail di farmaci. Inutili i tentativi dei soccorritori del 118 di rianimarlo.

In un'Italia che riempie le piazze per il Pridecome a Milano due settimane fa, e dove alcuni settimanali rompono tabù pubblicando in copertina un bacio tra rugbisti, la discriminazione non è dunque affatto archiviata. 

Il 40enne foggiano aveva già provato, in passato, a farla finita. Quando venne accoltellato, il fratello raccontò che l'omosessualità di Tonino "rendeva la vita difficile a tutta la famiglia". 

Scalfarotto: "Intollerabile in un Paese civile" - "Notizie come quella di Cerignola sono ormai intollerabili per un paese civile". Lo ha detto Ivan Scalfarotto, sottosegretario alle Riforme del governo Renzi, al suo 12esimo giorno di digiuno per richiamare l'attenzione dell'opinione pubblica sull'assenza nel nostro Paese di norme a riconoscimento e tutela dei diritti delle persone gay. 

"Ancora più intollerabile è che questo avvenga in un mondo alla rovescia, dove le vittime sono dimenticate nel silenzio e nell'oscurità e le colpe e i colpevoli agiscono con la protervia di chi si sente protetto, blandito, silenziosamente incoraggiato", ha aggiunto.


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martedì 9 giugno 2015

Vercelli, studenti picchiavano disabile. Prof stava a guardare: sospesa 20 giorni

Le immagini, girate in un istituto alberghiero a gennaio, erano finite su Facebook. Insegnante immobile nonostante le richieste dell'alunna

Vercelli, studenti picchiavano disabile. Prof stava a guardare: sospesa 20 giorni

Venti giorni di sospensione e stipendio decurtato del 50%. Questa la sanzione nei confronti di Elena Agliotti, l'insegnante colpevole di non essere intervenuta quando quattro alunni picchiavano sotto i suoi occhi una compagna disabile e riprendevano la scena con il cellulare. Le immagini, girate in un istituto alberghiero del Vercellese e postate su Facebook, avevano creato grande scalpore. Sospesi anche gli autori del gesto.

La professoressa di inglese compariva più volte nei 24 secondi del video e restava insensibile anche alle richieste in lacrime dell'alunna oggetto di sputi e percosse. La decisione dell'Ufficio scolastico regionale di Torino arriva a cinque mesi dai fatti. Il reintegro dell'insegnante dovrebbe avvenire a esami di maturità in corso.

Venti giorni di sospensione sono il doppio della sanzione massima che può infliggere un dirigente scolastico. Per arrivare a questa decisione è stato però necessario l'intervento in prima persona degli uffici del ministero.

Ben peggio è andata agli autori materiali del gesto, tutti e quattro tra i 15 e i 16 anni. Due di loro erano stati sospesi da marzo fino alla fine dell'anno scolastico, con bocciatura praticamente certa; gli altri invece erano stati allontanati per due mesi. Ma il legale di una delle alunne annuncia: "Se la Procura accerterà la responsabilità degli insegnanti, potremmo ritenerci parte offesa e costituirci parte civile".


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martedì 26 maggio 2015

Tredicenne disabile presa a sassate da coetanei in un parco di Milano

Sull'accaduto sta indagando la polizia. La ragazzina è finita al Pronto soccorso per lievi ferite

Tredicenne disabile presa a sassateda coetanei in un parco di Milano

Una ragazzina con un ritardo psichico è stata aggredita mentre si trovava in un giardino pubblico del quartiere Giambellino a Milano. Secondo quanto riferito dalla madre, un gruppo di coetanei, allontanati poi dalla donna, hanno preso a sassate la 13enne. Sul caso indaga la polizia, avvertita dell'accaduto dal 118. La ragazzina è stata portata al Pronto soccorso per le lievi ferite riportate dopo l'aggressione.

Secondo la ricostruzione dell'accaduto, la ragazzina è stata prima presa in giro, e quindi presa a sassate da 4-5 coetanei. La ragazza, in lacrime per il dolore e per l'umiliazione, ha chiamato al cellulare la madre, che si trovava poco distante e che è intervenuta avvertendo contemporaneamente la polizia. All'arrivo degli agenti, però, gli aggressori avevano già lasciato il giardino pubblico; la 13enne è quindi stata soccorsa e accompagnata all'ospedale San Paolo, dove i medici le hanno riconosciuto una prognosi di 4 giorni per le sassate e per dei graffi a una spalla.

Una decina i ragazzi presenti al momento del lancio di pietre, anche se è possibile che siano stati la metà quelli coinvolti direttamente nell'aggressione e che gli altri abbiano solo assistito. Secondo quanto emerso finora, la 13enne avrebbe subito i loro scherzi già altre volte e negli ultimi giorni era stata particolarmente vessata con nomignoli e frasi ingiuriose.


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sabato 16 maggio 2015

Terni, "porta il crocifisso": 12enne aggredita da un coetaneo africano

L'episodio all'uscita da una scuola media. Dopo il colpo alle spalle, il ragazzino è stato bloccato dalla madre della studentessa. Il papà: "Lui viene preso in giro". La preside: "La religione non c'entra"

Terni, "porta il crocifisso": 12enne aggredita da un coetaneo africano

Una 12enne è stata aggredita da un compagno di classe perché "aveva una collanina con un crocifisso". L'episodio è accaduto all'uscita da una scuola media di Terni. Dopo il colpo inferto alle spalle, il ragazzino, di origine africana, è stato bloccato dalla madre della studentessa. La 12enne, che è stata visitata al pronto soccorso dell'ospedale Santa Maria, ha riportato una contusione toracica giudicata guaribile in 20 giorni.

Nei confronti del coetaneo, un giovane senegalese, non sono stati presi provvedimenti da parte dei militari in quanto non imputabile. La dodicenne sarebbe stata colpita dal ragazzo alle spalle da un colpo violento. E' stata la madre della studentessa a bloccare il giovane, che ha poi riferito ai militari di avere compiuto il gesto a causa del crocifisso.

Il padre del ragazzino: "Lo prendono in giro" -  Sono solo 15 giorni che il giovane colpevole dell'aggresione alla sua coetanea frequentava le scuole medie in Italia. Introdotto a scuola lunedì 27 aprile, non parla ancora l'italiano, e il padre sostiene che "già in diverse occasioni è stato preso in giro" proprio per la sua incapacità di dialogare con i compagni di classe.

La preside: "La religione non c'entra" - Può davvero essere stato il crocifisso appeso alla collanina della bambina ad aver fatto scattare un raptus aggressivo al 12enne musulmano? La preside della scuola lo esclude: "No, la religione non c'entra, ne sono convinta - ha dichiarato a la Repubblica -. I due bambini non andavano d'accordo, avevamo anche già convocato i genitori di entrambi perché c'era stato un altro episodio la settimana precedente durante la gita scolastica".  


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venerdì 24 aprile 2015

Rapinava coetanei, presa baby gang

Reggio Emilia, 4 finiscono in comunità

Rapinava coetanei, presa baby gang

Aspettavano i loro coetanei all'uscita dei sottopassi, rapinandoli di denaro, cellulari e capi d'abbigliamento griffati, le cui foto poi pubblicavano come "trofei" sui social network per esaltare le loro imprese. I carabinieri di Reggio Emilia hanno bloccato i quattro minorenni membri della baby gang, che sono stati collocati in comunità dopo l'assenso del gip del Tribunale dei minori.


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venerdì 3 aprile 2015

Rapinavano compagni scuola, presi

Genova, sgominata gang di minorenni

Rapinavano compagni scuola, presi

Terrorizzavano gli studenti all'uscita da scuola o alla fermata del bus rapinandoli del telefonino o dello smartphone. La gang di studenti bulli minorenni responsabile delle aggressioni, a Genova, è stata sgominata dagli agenti del commissariato Foce e Sturla, al termine di un'inchiesta scattata dopo le denunce dei genitori dei ragazzini derubati. Nei guai sei teen-ager tra i 15 e i 17 anni, chiamati ora a rispondere di rapina, riciclaggio, furto.


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venerdì 20 marzo 2015

Vercelli, calci e sputi a disabile

Quattro studentesse saranno sospese

Vercelli, calci e sputi a disabile

Quattro studentesse di una scuola di Varallo, in provincia di Vercelli, hanno preso a calci e sputi una loro compagna disabile. Per questo motivo due di loro saranno sospese fino alla fine dell'anno scolastico mentre le altre due che hanno preso parte all'aggressione saranno invece sospese per due mesi, con l'attenuante della buona condotta tenuta finora durante l'orario scolastico.


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giovedì 19 marzo 2015

Picchia disabile in classe, ragazza scrive una lettera: non sono una bulla

"Sbagliare è umano", afferma la 15enne di Varallo Sesia (Vercelli). "Sono pentita per quello che ho fatto, ma adesso datemi un'altra possibilità"

Picchia disabile in classe, ragazza scrive una lettera:non sono una bulla

Dice di essere pentita, sa di aver sbagliato e vuole una seconda possibilità. Greta, la 15enne che ha aggredito a botte e sputi una sua compagna di classe disabile in un'istituto alberghiero di Varallo Sesia (Vercelli), nel dicembre del 2014, chiede scusa e cerca di giustificarsi dopo che il video del suo gesto è finito in rete: "Sbagliare è umano", scrive in una lettera pubblicata dal Corriere della Sera.

"Sono Greta, ho 15 anni. Sì sono la ragazza che tutti voi state dipingendo come un mostro", scrive la studentessa. "Le persone che mi conoscono sanno che non sono una ragazza violenta, anzi, io sono dell'idea che le parole dette in una certa maniera possano far più male di uno schiaffo".


"Purtroppo, e risottolineo purtroppo, sto attraversando un brutto periodo, e a volte presi dalla rabbia e dal nervoso, si fanno cose che non si vorrebbero fare. A volte si agisce d’impulso, senza pensare a quello che si sta facendo. Io ho sbagliato, sicuramente. Non dovevo fare quello che ho fatto, ma come ho già detto prima, a volte si agisce d’impulso. Io credo che ogni essere umano possa sbagliare, altrimenti non verrebbe definito 'umano'".



"Ma credo anche - aggiunge la 15enne - che chiunque si meriti una seconda possibilità. E' giusto pagare per i propri errori; anche se sono davvero dispiaciuta per quello che è successo. Anzi, dispiaciuta non è la parola adatta, la parola esatta è pentita. Sono molto pentita per ciò che ho fatto, tornassi indietro non lo rifarei mai. State parlando di 'bullismo'. Io non sono una bulla! Mi state facendo passare per quella che non sono! Mi sento uno schifo, anche se so che per la maggior parte di voi è giusto così". 



"Quello che sto passando io è sovrumano. E' più di quanto ognuno di voi si possa immaginare. Mi state giudicando tutti, ma mi state giudicando per quello che non sono. Non sono né una bulla, né una ragazza a cui piace fare del male alle altre persone. Ho sbagliato, lo so, e chiedo scusa a S".



Infine, conclude "non chiedo la vostra comprensione, ma ci tenevo a farvi a farvi sapere che nonostante io abbia sbagliato, mi state facendo passare e sentire come una ragazza che ha ucciso. Ognuno merita una seconda opportunità, a magigor ragione se si è capito l'errore commesso!"


cronache criminali

lunedì 16 marzo 2015

Nervi, spinto dal molo: prova di coraggio per Facebook

Gli amici di un 14enne immortalano la caduta sul cemento

Nervi, spinto dal molo: prova di coraggio per Facebook

C'è forse una prova di forza, da condividere sui social network, dietro la tragedia di un ragazzino di 14 anni, finito in ospedale con lesioni gravi dopo essere stato spinto dal molo di Nervi dove si trovava con alcuni amici. Doveva lanciarsi e dimostrare, nel filmatino postato su Facebook che aveva avuto coraggio. Doveva ma non voleva. E così qualcuno deve averlo spinto, facendolo precipitare sul terrapieno.

Il 14enne ce la farà e i suoi amici si sono visti sequestrare i telefonini dai carabinieri che stanno indagando. I fatti sono avvenuti sabato pomeriggio. Il ragazzo, un genovese di 14 anni, si trovava sul molo a Nervi in compagnia di alcuni amici coetanei. Anche se alcuni testimoni dicono di averlo visto con i pantaloncini, non è ancora ben chiaro se dovesse o volesse fare il bagno tuffandosi dal moletto. L'unica cosa apparentemente certa è che ha passato qualche minuto sul moletto indeciso sul da farsi. Finché un suo coetaneo, un suo amico, l'ha spinto.

Il ragazzo è caduto giù per oltre sei metri senza avere la possibilità di darsi la spinta e assumere la postura giusta per ottenere lo slancio necessario a entrare in acqua così è caduto sul terrapieno sottostante. I suoi amici, che hanno filmato tutto con gli smartphone hanno chiesto aiuto e subito sono arrivati l'ambulanza del 118 e i carabinieri.


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giovedì 5 marzo 2015

Sestri Ponente, la bulla che ha picchiato una ragazza di 12 anni non si pente: "Ridatemi il telefono cellulare"

Sestri Ponente, la bulla che ha picchiato una ragazza di 12 anni non si pente: "Ridatemi il telefono cellulare"
Corriere della sera - Non chiede scusa né si pente per quel che ha fatto: la cosa che pare le interessi di più è riavere presto il suo telefono cellulare. È quanto riporta un articolo del Corriere della sera a proposito della "bulla" che ha pestato una giovane di 12 anni, con annesso filmato dell'aggressione, a Sestri Ponente, in provincia di Genova.
Era fredda, impassibile, indifferente. Solo quando le hanno sequestrato il telefonino ha avuto un sussulto: «E adesso quando me lo ridate?». Ma per il resto, assicura l’ispettore, «nessun senso di colpa, nessuna scusa, nessuna pietà. Come se tutto fosse stato normale». Esplora il significato del termine: Cioè come se quella sera, fra le palme del parco di Sestri, la brutale violenza di cui è stata protagonista avesse avuto una logica. Il feroce pestaggio non è un sentito dire. No, c’è quel video e le immagini parlano chiaro. Impressiona la determinazione della picchiatrice, cioè lei, Gianna (i nomi sono di fantasia), che si scaglia sulla dodicenne Viola con la furia di una Nikita sferrando calci, pugni e morsi; e impressiona l’indifferenza dei ragazzi, ne hanno contati dodici, che assistono senza nulla fare e nulla dire. «Avevamo paura di prenderle anche noi», si sono giustificati ieri facendo dubitare l’investigatore.
E poi c’è la «mandante» dell’azione punitiva, la sedicenne Maria, «regista» e responsabile della diffusione del video, nel quale ridacchia compiaciuta quando la brutalità sale. Le immagini le hanno viste in molti, tranne uno: il papà della vittima. «Non ci riesco, mi affido alla giustizia». Giustizia che sta indagando per lesioni e diffamazione. Ma a Gianna tutto questo non interessa. Lunedì l’hanno vista davanti all’istituto Rosselli, che non è la sua scuola. «Mi dicono che si sarebbe vantata dell’aggressione. Questo mi preoccupa molto - dice l’assessore alla cultura di Sestri, Fabrizio Gelli - perché non vorrei che qualcuno reagisse».
Domande: da dove arriva tanta violenza? Cosa succede a Sestri, la cittadella operaia che incarna lo spirito più altruistico di Genova, con le sue oltre 100 associazioni, le decine di circoli, le migliaia di volontari? Partiamo dal drammatico fatto di cronaca e dal movente. I guai della dodicenne Viola nascono da un affronto. Secondo il suo racconto, il giorno prima del pestaggio avrebbe detto a una delle «grandi» del gruppo, la sedicenne Maria, un paio di cose poco carine al termine di un diverbio: «A me non importa niente di te... chiudi quella bocca che hai i denti gialli». Per Maria, una lesa maestà da vendicare e subito. Come? «Mi ha dato appuntamento ai giardinetti per chiarire la questione e ci sono andata - spiega Viola -. Ma lì ho trovato anche Gianna che quando mi ha visto ha iniziato a tirarsi su le maniche e ho capito che le cose si mettevano male... Mentre me le dava le chiedevo scusa per farla smettere ma non si fermava...»
Fonte: huffingtonpost.it/

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venerdì 13 febbraio 2015

“C’è un bullo in classe”, i compagni di scuola restano a casa per protesta

Si tratterebbe di un bambino di cinque anni, alunno di una scuola elementare a Torre Maura. Secondo le prime ricostruzioni il ragazzino verrebbe istigato dalla madre.

“C'è un bullo in classe”, i compagni di scuola restano a casa per protesta.

Tira pugni alle maestre, calci al papà, morde e minaccia gli altri bambini, spintona, prende per il collo, tira sassi e quello che capita. È un bambino di cinque anni che, racconta questa mattina il Messaggero, è considerato “violento” e ha già cambiato diverse scuole. Ieri in classe c’era lui: per protesta infatti i genitori degli altri alunni di una scuola elementare di Torre Maura, hanno preferito tenere i loro figli in casa. “Abbiamo paura per i nostri figli, non solo Marco mena a tutti ma sua madre ora li minaccia di morte”, hanno raccontato i genitori al Messaggero. La direttrice intanto ha inviato una relazione ai carabinieri dell’Alessandrino. Sempre ieri un papà e una nonna aggrediti sono stati curati all’ospedale Villa Irma. La maestra un giorno ha preso due pugni nello stomaco, è svenuta e ha sporto denuncia. Secondo le prime ricostruzioni e quanto riportato sempre dal Messaggero, il bambino viene istigato dalla madre. Si è venuto a sapere infatti che il compagno della donna, romeno, aveva tre procedimenti di custodia cautelare e, anche se latitante, era presente al consiglio di classe dove è stato arrestato. Da allora la moglie minaccia: “Io non ho più il marito, voi non avrete più i figli”.

Fonte:  roma.fanpage.it

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martedì 27 gennaio 2015

Tre minori di Nicolosi terrorizzano un invalido rapinandolo in casa.


Tre minori di Nicolosi terrorizzano un invalido rapinandolo in casa.

Nella notte del 3 gennaio scorso a Nicolosi, in Via Dante Alighieri, tre minori a volto scoperto, di appena 15, 14 e 12 anni, dopo averne forzato il portone d’ingresso, si sono introdotti nell’abitazione di un invalido di 53 anni e dopo averlo minacciato con un martello e percosso sono riusciti ad impossessarsi di un orologio da polso e denaro contante custodito in casa. 

I Carabinieri, fortunatamente, ricostruendo la fasi salienti del crimine ed attraverso la testimonianza della vittima riescono a dare una identità al terzetto formulando, alla magistratura minorile, una richiesta di misura cautelare per il 15enne e la 14enne (sono fratello e sorella), e una semplice segnalazione per il 12enne (non imputabile). I giudici minorili, recependo in toto il quadro indiziario prodotto dagli investigatori, hanno emesso la misura cautelare nei confronti dei due minori, ritenuti responsabili di rapina aggravata in concorso, disponendone la collocazione in due differenti comunità delle province di Messina e Agrigento.


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venerdì 23 gennaio 2015

Rapine a scuola, arrestati sei minori Sgominata baby gang a Reggio Emilia

Gli episodi al vaglio dei carabinieri sarebbero almeno una dozzina

Rapine a scuola, arrestati sei minoriSgominata baby gang a Reggio Emilia  

Sei minori sono stati arrestati dai carabinieri di Reggio Emilia dopo aver messo a segno una serie di rapine nei mesi scorsi nelle scuole della città. Tre arresti sono avvenuti in flagranza, altri tre, tra cui il capo delle baby gang, un 16enne, che era sempre presente nei vari colpi, sono stati eseguiti nelle ultime ore. Gli episodi al vaglio dei carabinieri sarebbero almeno una dozzina.

Tra gli episodi più sgradevoli, quello del 4 novembre quando, durante la ricreazione, i bulli fecero irruzione in un istituto superiore della città rapinando del portafoglio uno studente minorenne in fila alla macchinetta distributrice di bevande, torcendogli il braccio dietro la schiena dopo che lo avevano circondato.

Altrettanto grave anche l'episodio del 28 novembre quando uno studente all'uscita di scuola venne raggiunto da 4 malviventi che, dopo averlo preso a pugni, gli rubarono l'iPhone 4. Il 7 dicembre un altro minorenne venne minacciato e gli venne sottratto il suo iPhone 5.

Nell'immediatezza dei fatti i carabinieri avevano arrestato in flagranza di reato tre minori: due per la rapina del 4 novembre ed uno per quella del 28. Ora si aggiungono altri tre arrestati, in esecuzione di altrettanti provvedimenti cautelari emessi dal tribunale per i Minorenni di Bologna.


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venerdì 16 gennaio 2015

Vigevano, invade la "zona di caccia": 14enne pestata da tre 16enni

L'accusa: frequentava troppo la "zona" in cui le tre più grandi "operavano" per "corteggiare" i ragazzi

Vigevano, invade la "zona di caccia": 14enne pestata da tre 16enni

Aggressione Vigevano | Ragazza di 14 anni picchiata da coetanee in piazza del Mercato
Picchiata per avere "invaso" il territorio di struscio e "caccia" altrui. Una marcatura del territorio adolescenziale, quella che ha scatenato il putiferio tra una ragazza di 14 anni e tre ragazze di 16, nel pomeriggio di mercoledì 14 gennaio, a Vigevano nella centrale piazza del Mercato.
Tutto succede alle cinque del pomeriggio, dopo la fine delle lezioni in un istituto tecnico della città ducale. La 14enne è stata avvicinata dalle altre tre, che l'hanno portata vicino all'ufficio anagrafe. A quel punto due di loro l'hanno colpita più volte e con forza, mentre la terza si occupava di far sì che nessun coetaneo si avvicinasse troppo.
Due anziani passanti, che avevano visto tutto, sono riusciti a far scappare le tre aggressore e a soccorrere la vittima, chiamando il 118 e i genitori. I sanitari, giunti sul posto, l'hanno portata al pronto soccorso cittadino mentre il padre e la madre hanno sporto denuncia dai carabinieri.
Immediate le indagini, che hanno permesso di identificare e rintracciare le tre ragazze e anche di sentire varie testimonianze in ambito scolastico. La conclusione dei militari è che si sia trattato di un orrendo episodio di bullismo. Per le tre giovani, che risiedono a Gambolò, inevitabile la segnalazione al tribunale dei minorenni di Milano con l'accusa di concorso in lesioni personali aggravate, ingiuria e minaccia.


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martedì 13 gennaio 2015

Prato, baby gang rapina tre 14enni

Derubati e minacciati da dieci ragazzi

Prato, baby gang rapina tre 14enni

Circondati e minacciati da una decina di ragazzi, sono stati costretti a consegnare loro il denaro che avevano in tasca, 75 euro. E' successo in un centro commerciale di Prato. Sul posto sono intervenute le volanti della polizia: gli agenti sono riusciti a bloccare un 15enne, che alla vista della volante aveva cercato di fuggire attraverso i campi. Le vittime, tre 14enni pratesi, lo hanno riconosciuto come uno degli aggressori.


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venerdì 19 dicembre 2014

Raid punitivi pianificati su Whatsapp. Torino, 18 denunce per bullismo

I carabinieri, intervenuti su richiesta della scuola, li hanno denunciati per rapina, lesioni aggravate, percosse e ingiurie


Raid punitivi pianificati su Whatsapp Torino, 18 denunce per bullismo

I carabinieri di Torino hanno denunciato 18 ragazzi, di età compresa tra i 15 e i 20 anni, per aver aggredito e rapinato otto studenti, loro coetanei, davanti a una scuola della città. Una spedizione punitiva pianificata nel dettaglio, con tanto di gruppo su Whatsapp per chiamare a raccolta il branco e studiare le mosse. I ragazzi sono accusati di rapina, lesioni aggravate, percosse e ingiurie.

Nei giorni precedenti la spedizione punitiva, le vittime avevano avuto discussioni con un quindicenne, il promotore del gruppo su Whatsapp.


La spedizione punitiva si è svolta in due momenti. La gang si è ritrovata davanti ad una scuola del quartiere torinese Madonna di Campagna dove hanno aggredito e rapinato tre studenti, mentre un quarto ha reagito e li ha messi in fuga. Saliti su un autobus, i bulli si sono spostati nella vicina piazza Stampalia, dove hanno aggredito e rapinato altri quattro studenti. Il bottino - zaini di scuola, un orologio, una catenina d'oro, un telefono cellulare e un portafogli - è stato recuperato e restituito ai legittimi proprietari.


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domenica 30 novembre 2014

Tredicenne in coma dopo un pugno: aveva insultato la madre dell’aggressore

In manette per tentato omicidio un ragazzo di 20 anni di Alatri, in provincia di Roma. Dopo la violenta lite con il ragazzino, è andato a giocare a bowling con gli amici

Ha sferrato un pugno alla tempia di un tredicenne che ha risposto male a sua madre. Un sinistro violento che ha provocato gravi lesioni celebrali a un bambino residente ad Alatri e che ora è ricoverato nel reparto di rianimazione dell’ospedale Umberto I di Roma.  
Il grave episodio di violenza si è verificato nella tarda serata di ieri nel centro storico della cittadina dove un gruppo di ragazzini stava facendo baccano tra i vicoli. Gli schiamazzi hanno infastidito una donna che ha chiamato il figlio di vent’anni raccontandogli di essere stata insultata dal gruppo di ragazzini.  
Il giovane ha pensato di punire gli adolescenti ed è sceso in strada a cercarli. Quando ha individuato il gruppo ha iniziato a menare pugni e calci alla cieca fino a quando non ha assestato il violento colpo al tredicenne che è stramazzato a terra privo di coscienza. Poi, non contento, è uscito con gli amici ed è andato a giocare a bowling e nella sala di un locale di Atina è stato individuato e arrestato dai carabinieri della compagnia di Cassino con l’accusa di tentato omicidio. Se le condizioni del bambino dovessero peggiorare la posizione giudiziaria del ventenne diventerebbe ancora più grave.  

Fonte: lastampa.it

cronache criminali

martedì 25 novembre 2014

Mola di Bari, pestato a scuola da tre coetanei: bimbo di 7 anni in ospedale

Mola di Bari, pestato a scuola da tre coetanei: bimbo di 7 anni in ospedale
Un pestaggio cruento in pieno stile “regolamento di conti” in una scuola primaria di Mola di Bari. La vittima: un bambino di sette anni, gli aguzzini: tre ragazzini suoi coetanei. Stando alla ricostruzione dei fatti, il piccolo sarebbe stato oggetto delle angherie dei bulli da diverso tempo finché, lo scorso 22 ottobre, durante la lezione di matematica, i tre avrebbero portato la vittima in palestra, accerchiato e colpito ripetutamente con in testa con dei birilli di legno, fino a farlo cadere al suolo privo di sensi.
Non contenti, i tre avrebbero infierito saltando sul corpo del ragazzino, e continuando il pestaggio con calci e pugni alla schiena, al collo e al torace.
La denuncia dei genitori è stata formalizzata lo scorso 11 novembre. Già all’uscita da scuola il papà del piccolo aveva notato qualcosa di strano nel comportamento del figlio. Durante la notte il ragazzino faticava a prendere sonno e provava forti dolori al solo contatto delle mani dei genitori sul corpo. Portato al pronto soccorso dell’ospedale Giovanni XXIII, i medici hanno riscontrato sul bambino diverse ecchimosi, alcune con “aspetto figurato”, ovvero a forma dell’oggetto con cui il bimbo era stato picchiato, riportanti l’impronta della suola di scarpe, localizzate sul dorso, al fianco destro e sinistro, regione deltoidea destra e ginocchia; un piccolo ematoma alla regione occipitale, diverse escoriazioni superficiali in regione occipitale; un trauma toracico, lesioni multiple al capo, tronco e arti.
I responsabili sono stati individuati, ma vista la loro giovane età non sono imputabili. La vicenda ora è al vaglio della magistratura, la Procura di Bari ha aperto un’inchiesta per accertare eventuali responsabilità da parte degli insegnanti che avrebbero dovuto vigilare. I genitori della piccola vittima chiedono che venga fatta giustizia e hanno tirato in ballo anche il ministero dell’Istruzione. Intanto il piccolo ha dovuto cambiare scuola per tentare di ritrovare un equilibrio sereno.
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