mercoledì 14 ottobre 2015

Padova: non vogliamo un cameriere nero: la barista li caccia (e viene premiata)

È successo a Montagnana, in provincia di Padova, dove la giovane ha difeso un collega che era stato discriminato per il colore della sua pelle

"Non vogliamo un cameriere nero": la barista li caccia (e viene premiata)

Non vogliono essere serviti da un cameriere di colore. Glielo dicono proprio, al cameriere di colore, che resta senza parole. È a quel punto che interviene una collega e li caccia dal locale. "Potete anche andare via, non vogliamo clienti razzisti", è stata la risposta a bruciapelo di Laura, una giovane studentessa universitaria che lavora in un bar di Montagnana, piccolo paesino in provincia di Padova.

Il ringraziamento - Un episodio che ha fatto il giro del web, ripreso in particolare dalla pagina Facebook "Montagnana 2.0" che s'è mobilitata in prima persona per ringraziare la ragazza. Le ha inviato un mazzo di fiori (e un cartello con su scritto 'Perché coraggio ed umanità non debbano mai mancare') e ha immortalato il momento della consegna con uno scatto subito condiviso in rete. 

L'importanza della solidarietà - Dal canto suo, anche la giovane ha voluto ringraziare quanti hanno apprezzato il suo il suo gesto e, sempre sui social, ha sottolineato il valore della solidarietà: "Alla base di tutto ci deve essere il rispetto per ogni persona, sia esso un nostro conoscente, parente o un perfetto sconosciuto". E poi ha aggiunto: "Penso che la maggior parte di voi avrebbe reagito come me quindi non credo sia il caso di enfatizzare ulteriormente l'accaduto, seppur credo sia servito a sensibilizzare e smuovere gli animi di molti di noi".


cronache criminali

Cassazione: E' legittimo licenziare chi fuma spinelli al lavoro

Respinto il ricorso di un operaio della Fiat: "Così viene meno il rapporto di fiducia con il datore di lavoro"

Cassazione: "E' legittimo licenziare chi fuma spinelli al lavoro"

La Fiat non ha commesso alcun illecito nel licenziare per giusta causa un operaio 40enne sorpreso a fumare due spinelli in fabbrica durante l'orario di lavoro. Lo ha deciso la Corte di Cassazione respingendo il ricorso presentato dal lavoratore. "Il comportamento è ritenuto idoneo a far venir meno irrimediabilmente la fiducia del datore di lavoro nella correttezza delle future prestazioni lavorative", si legge nella sentenza.

Ad avviso della Cassazione che ha depositato oggi la sentenza, "tenuto conto della specificità dei compiti affidati al lavoratore", il comportamento addebitato e "risultato accertato", è stato "correttamente ritenuto idoneo a far venir meno irrimediabilmente la fiducia del datore di lavoro nella correttezza delle future prestazioni lavorative".

Così è stato respinto il ricorso di D. F., un operaio di 40 anni che aveva fatto ricorso contro il licenziamento per giusta causa intimatogli dalla Fiat e confermato dalla Corte di Appello di Torino il 28 giugno 2012.

In primo grado, invece, il tribunale di Torino era stato più clemente e aveva trovato eccessiva la sanzione della perdita del posto di lavoro. Dunque, nonostante il consumo di droghe leggere sia depenalizzato, farne uso sul posto di lavoro mette a rischio il mantenimento dell'impiego perché lede il rapporto di fiducia del datore di lavoro per quanto riguarda la qualità della prestazione lavorativa.


cronache criminali

Caso Cucchi, sono cinque i carabinieri indagati: tre per lesioni aggravate

Gli altri due sono iscritti per falsa testimonianza, compreso l'ex vice comandante già indagato per aver mentito al processo d'Appello

Caso Cucchi, sono cinque i carabinieri indagati: tre per lesioni aggravate

Sono cinque i carabinieri indagati nell'ambito dell'inchiesta sulla morte di Stefano Cucchi, avvenuta nell'ottobre 2009 in ospedale, una settimana dopo il suo arresto per droga. Tra i militari dell'Arma, tre sono accusati di lesioni aggravate. L'altro è iscritto per falsa testimonianza, così come l'ex vice comandante della stazione di Tor Sapienza, Roberto Mandolini, già indagato da tempo per aver mentito al processo d'Appello.

Gli indagati per lesioni aggravate sono: Alessio Di Bernardo, Raffaele D'Alessandro, Francesco Tedesco e Vincenzo Nicolardi. Si tratta dei militari che parteciparono alla perquisizione in casa Cucchi e al suo trasferimento nella caserma Appia. Nicolardi è accusato invece di falsa testimonianza.

Legale famiglia: "Responsabili della morte di Stefano" - "Come avevamo detto fin da subito, la procura di Roma è andata ben oltre il primo contributo alle indagini che noi abbiamo dato". Fabio Anselmo, legale della famiglia Cucchi, commenta così la notizia dell'iscrizione nel registro degli indagati, oltre a Mandolini, di altri quattro carabinieri. "Loro, ma non solo - ha aggiunto - sono i veri responsabili della morte di Stefano. Questa contestazione, che riteniamo essere provvisoria, interromperà la prescrizione". E ancora: "Ma, lo ribadiamo con forza e lo stiamo provando, senza quel o quei pestaggi Stefano sarebbe ancora vivo".


cronache criminali

Brescia: imprenditore scomparso, spunta la pista dell'omicidio

La procura mette sotto sequestro l'azienda di famiglia, la Fonderia Bozzoli, setacciata anche con i cani molecolari. Non si può escludere che l'uomo sia stato bruciato in uno dei forni

Brescia: imprenditore scomparso, spunta la pista dell'omicidio

Spunta la pista dell'omicidio nel giallo dell'imprenditore 50enne Mario Bozzoli, scomparso nel Bresciano sei giorni fa. L'azienda di famiglia, la Fonderia Bozzoli, è stata setacciata anche con i cani molecolari ma tutte le ricerche finora sono state vane. Ora lo stabilimento è stato sottoposto a sequestro: non si può escludere che l'uomo sia stato arso in uno dei forni per la fabbricazione di lingotti d'ottone.

Insomma, l'orribile ipotesi è che i resti del suo corpo potrebbero trovarsi in uno dei trecento sacchi che raccolgono gli scarti della lavorazione dell'azienda, secondo l'ipotesi raccontata sul "Giorno". Ma il cadavere dell'imprenditore potrebbe anche essere finito in qualche angolo della circostante vallata, la Valle Vandeno, tra i monti del luogo. Insomma l'inchiesta, aperta con l'ipotesi di sequestro, potrebbe trasformarsi in una indagine per omicidio. 

Gli investigatori lavorano a pieno ritmo sull'azienda di via Gitti. Tra i nodi da sciogliere, quello di un'auto di colore chiaro vista lasciare lo stabilimento alle 19.15 di giovedì, quando Bozzoli aveva appena telefonato alla moglie, per ritornare pochi minuti dopo. Secondo l'avvocato Patrizia Scalvi, che assiste la moglie dell'imprenditore, Irene, la chiave potrebbe trovarsi in un'area delsito produttivo, con 40 milioni di fatturato. Di recente sembra chetra l'imprenditore e il fratello Adelio fossero nati forti dissensi: quest'ultimo voleva lasciare l'attività di famiglia per aprire una società sua. Adelio è rimasto nello stabilimento per tutta la giornata di martedì e lo stesso aveva fatto lunedì. 

Le indagini vanno avanti, con i vigili del fuoco coordinati dai carabinieri. Nei giorni scorsi erano stati controllati i tombini e vuotate le fosse biologiche. Ma per adesso, non sono emersi elementi di rilievo.


cronache criminali

martedì 13 ottobre 2015

Pompei, quattro turisti francesi sorpresi a rubare frammenti: denunciati

Si tratta di pezzi di malta non affrescati, raccolti da terra. L'accusa è di furto aggravato. Il materiale è stato riconsegnato alla Sovrintendenza

Pompei, quattro turisti sorpresi a rubare frammenti: denunciati

Quattro turisti francesi sono stati denunciati dai carabinieri con l'accusa di furto aggravato negli scavi di Pompei. I quattro sono stati sorpresi dalla vigilanza nelle Terme del Foro con quattro frammenti di malta non affrescati nello zaino. I pezzi erano stati raccolti da terra. Il materiale è stato recuperato e riconsegnato al laboratorio restauri della Sovrintendenza.

Le dimensioni dei frammenti sono comprese tra i due e i tre centimetri.

I turisti francesi avevano tentato in precedenza di staccare alcuni pezzi dagli affreschi presenti nelle Terme del Foro. Fortunatamente sono stati però bloccati da un altro gruppo di turisti, di origine americana. I frammenti ritrovati dai militari, infatti, non provenivano dal complesso delle Terme del Foro.


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Foggia, urinano sul muro e picchiano la ristoratrice: arrestati 2 20enni

L'aggressione, avvenuta a luglio, è stata filmata dalle telecamere del locale. Ora quelle immagini hanno incastrato i colpevoli

Foggia, urinano sul muro e picchiano la ristoratrice: arrestati 2 20enni

Gesto assurdo quello compiuto a Foggia il 19 luglio da due giovani di 21 e 23 anni che, sorpresi ad urinare nel muro di un ristorante dalla proprietaria, hanno picchiato la titolare dell'esercizio che... chiedeva loro di fare i propri bisogni nei bagni del locale. Dopo mesi di indagini, i due aggressori sono stati identificati grazie alle telecamere di sorveglianza e arrestati dai carabinieri.

La sequenza, filmata per pochi secondi, è stata la chiave di volta per risolvere il caso e permettere alle forze dell'ordine di arrestare i due colpevoli, finora incensurati.

Alessandro Di Dio e Samuel Contini, 21 e 23 anni, avevano picchiato selvaggiamente la proprietaria del ristorante nelle prime ore del mattino, accanendosi anche contro il figlio e il fratello della donna, accorsi sul luogo per soccorrerla. I titolari dei locali pubblici adiacenti si erano precipitati per sedare il pestaggio e per soccorrere i colleghi: indispensabili per le indagini la loro testimonianza.