lunedì 26 gennaio 2015

Imprenditore 40enne ucciso a Lamezia, bruciata l'auto con il corpo

L'uomo è stato freddato a colpi di pistola mentre stava rientrando a casa a bordo della sua Bmw

Imprenditore 40enne ucciso a Lamezia,bruciata l'auto con il corpo

Un imprenditore edile 40enne, Domenico Maria Gigliotti, è stato ucciso in un agguato a Lamezia Terme, nel Catanzarese. L'uomo è stato freddato davanti a casa sua a colpi di arma da fuoco; l'auto con il cadavere è stata quindi data alle fiamme. L'omicidio è stato compiuto intorno alle 4, quando Gigliotti è rientrato a casa a bordo della sua Bmw.

A dare l'allarme è stata la moglie dell'imprenditore che, sentiti i colpi di pistola, si è affacciata alla finestra e ha visto l'auto del marito avvolta dalle fiamme. 

La donna, Rosa Curcio, è la titolare della "Easy Flyght", agenzia di viaggi coinvolta nei mesi scorsi in un'indagine della Guardia di finanza che aveva portato al sequestro preventivo della società per una presunta vicenda legata alla vendita di crociere e viaggi definiti "fantasma". 

L'inchiesta, denominata "Olandese volante", aveva preso il via ad agosto, quando alcuni clienti dell'agenzia, in momenti diversi, si erano presentati alla Guardia di finanza lamentando di non essere riusciti a partire per le vacanze poiché i biglietti acquistati nell'agenzia non risultavano validi. 

La donna successivamente aveva fatto sapere, attraverso il suo legale, di "non aver posto in essere alcuna truffa, ma di essere stata essa stessa vittima di una condotta contrattuale scorretta posta in essere da alcuni fornitori di servizi turistici". 

Quanto alla vittima, era stato recentemente destinataria di un Daspo, ma non risulta avesse collegamenti con la criminalità organizzata.


cronache criminali

Palermo: 23enne trovato morto in casa, è giallo. Molto grave una donna

Il giovane non è stato ucciso dal monossido di carbonio, come si era pensato inizialmente. I carabinieri: nell'abitazione non c'erano stufe accese. Aperte tutte le ipotesi

Palermo: 23enne trovato morto in casa, è giallo. Molto grave una donna

Non è stato il monossido di carbonio a uccidere Giacomo La Cova, il 23enne trovato morto nella casa del nonno nelle campagne di Gratteri (Palermo). Accanto al cadavere, in fin di vita, c'era la 46enne con cui il giovane intratteneva una relazione. A escludere l'ipotesi sulle cause della morte sono i carabinieri, che hanno accertato che nella casa i riscaldamenti non erano accesi.

Entrambi sono stati trovati con la bava alla bocca, come se fossero stati vittime di un'intossicazione. Sulle prime si è pensato alle esalazioni di monossido di carbonio provenienti da una stufa, che però era spenta. I carabinieri, coordinati dalla procura di Termini Imerese, sembrano propendere al momento per l'ipotesi dell'avvelenamento, e per questo hanno sequestrato resti di panini e bottiglie trovati in casa, oltre agli indumenti. Non si escludono però altre piste. 

I due sono stati trovati da un cugino del ragazzo, allertato dalla nonna che si è insospettita quando ha visto l'auto di Giacomo e quella della donna ancora parcheggiate davanti alla casa. Era insolito che lei trascorresse la notte a Gratteri: divideva un appartamento con il marito a Cefalù, con il quale, però, era di fatto separata. L'uomo, interrogato dai carabinieri, ha spiegato che sabato sera la moglie aveva cenato con lui, e solo dopo era uscita senza più fare ritorno. Giacomo e la donna, dunque, avrebbero mangiato separatamente e questo non lascia propendere per una tossicosi alimentare. 

La procura ha disposto l'autopsia sulla salma di Giacomo, trasportata all'obitorio del reparto di Medicina legale del Policlinico di Palermo, mentre la donna è ricoverata alla Rianimazione del Civico, sempre nel capoluogo siciliano, dove è giunta con un elicottero del 118. Le sue condizioni sono giudicate gravissime. Intanto, incredulità, rabbia e dolore accomunano su Facebook i commenti di amici e parenti di Giacomo, che hanno postato sul social network foto, canzoni e ricordato episodi di vita vissuta. Il cugino Salvo Viola scrive: "Mi facevi arrabbiare quando mi prendevi in giro, ma tu sei sempre stato buono. Ricordi quante risate insieme?".


cronache criminali

Roma, medico ucciso per 2mila euro. L'uomo è stato massacrato di botte

Tre romeni hanno confessato di aver aggredito e ucciso l'uomo, 71 anni. Dietro il delitto anche una donna contesa

Roma, medico ucciso per 2mila euroL'uomo è stato massacrato di botte

Massacrato di botte per un bottino di 1.800 euro in contanti, un tablet e un iphone. E' stato risolto in poche ore dai carabinieri del Comando provinciale di Roma l'omicidio di Lucio Giacomoni, il medico di famiglia in pensione ucciso venerdì sera nella sua villa di Mentana, alle porte di Roma. I tre presunti responsabili, giovani romeni di 24, 25 e 26 anni, sono stati fermati.

Per gli investigatori il professionista 71enne, molto noto e apprezzato nella cittadina, è stato ucciso durante una violenta rapina. L'uomo sarebbe rimasto in balia dei malviventi per circa un'ora.

Dietro il colpo finito nel sangue, secondo chi indaga, ci sarebbe anche un movente passionale: uno dei rapinatori, quello nella cui abitazione è stato trovato il tablet della vittima, contendeva all'anziano medico una giovane donna romena. Sarebbe stata lei a fornire al connazionale l'informazione, poi rivelatasi errata, che il medico avesse in casa la disponibilità di una grossa somma di denaro. 

La banda, composta da due incensurati e un terzo con un piccolo precedente per detenzione di arnesi da scasso, era infatti convinta che in casa ci fossero circa 20 mila euro, e ha picchiato brutalmente il 71enne per costringerlo a parlare. Immobilizzata e sequestrata anche un'amica del medico, una moldava di 23 anni, che l'altra sera era in casa con lui. La giovane ha visto nel buio tre sagome entrare nella villa di campagna che in un attimo l'hanno aggredita, colpendola al volto con un pugno, e legata.

A quanto ricostruito dai carabinieri, i tre fermati hanno prima staccato la corrente nell'abitazione e poi, quando il professionista e' uscito all'esterno per capire l'entita' del guasto, si sono scagliati contro di lui. Lo hanno pestato selvaggiamente, sbattendogli anche la testa per terra sul cemento, per convincerlo a parlare: "Devi dirci dove hai messo i soldi" gli avrebbero ripetuto. Poi lo avrebbero trascinato all'interno dove c'era la ragazza. A scatenare la furia dei rapinatori, probabilmente la resistenza dell'uomo a parlare o un tentativo di reazione. I malviventi lo hanno poi lasciato nel bagno, in fin di vita e forse addirittura quando era già morto, e sono scappati con la sua auto caricando a bordo la giovane amica per impedirle di dare subito l'allarme. La ragazza è stata abbandonata poco dopo in una strada limitrofa e, sotto shock, ha chiesto aiuto fermando alcune auto. Così intorno a mezzanotte è arrivata la chiamata al 112. 

Dopo poche ore i carabinieri del Gruppo di Ostia, guidati dal tenente colonnello Alessandro Nervi, e della compagnia di Monterotondo, guidati dal capitano Salvatore Ferraro, hanno rintracciato uno dei presunti responsabili. Nella sua abitazione è stato trovato il tablet di Giacomoni. Il romeno avrebbe raccontato che a darglielo erano stati gli altri due connazionali per ripagarlo di un favore che aveva fatto. I tre sono stati interrogati a lungo in Procura a Tivoli e nella notte è scattata la confessione e il fermo. Erano convinti che in casa ci fossero circa 20 mila euro in quanto avevano saputo che il professionista, abituato a pagare in contanti anche cifre alte, il giorno prima aveva effettuato un prelievo. L'auto del medico e' stata trovata dai militari in una profonda scarpata della zona dove la banda l'aveva lanciata per sbarazzarsene. 

"Siamo tutti un po' scossi da questa vicenda - ha commentato il generale Salvatore Luongo, comandante provinciale dei Carabinieri di Roma, nel corso di una conferenza stampa - a fronte di cio' faccio i complimenti al personale che ha operato in stretta collaborazione con la Procura di Tivoli. E' stata un'indagine rapida ma molto complessa".


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Ostia, respinto dall'amante, la massacra di botte: arrestato, la donna è gravissima

Ostia: l'aggressore, un maresciallo dell'Aeronautica militare, aveva abbandonato Angela agonizzante in un canneto. Salvata da un passante che ha sentito i suoi disperati lamenti

Respinto dall'amante, la massacra di botte: arrestato, la donna è gravissima

L'hanno trovata in un canneto alla periferia di Ostia (Roma), massacrata di botte e di pugni. e adesso Angela, 45 anni, lotta tra la vita e la morte all'ospedale Grassi. A ridurla in fin di vita il suo ex amante, Andrea Marchese, 43, maresciallo dell'Aeronautica militare, sposato e padre di un figlio. L'ha picchiata fin quasi a ucciderla, pare, perché lei voleva troncare la loro relazione. Ed è stato arrestato per tentato omicidio.

Sono stati gli agenti del commissariato Lido a raggiungere Marchese mentre cercava di costruirsi un alibi. Lui nega e assicura di essere innocente, ma la ricostruzione degli investigatori dice ben altro. L'aggressione è avvenuta alla foce del Tevere di Fiumara Grande, racconta il "Messaggero". Lì lui l'avrebbe invitata per una passeggiata di chiarimento sulla loro relazione. I due avevano probabilmente una relazione clandestina e Andrea era geloso per altre frequentazioni di Angela, single. Entrambi lavorano nell'ambito dell'Aeronautica militare, dove era nata la loro relazione.

Qualche screzio negli ultimi tempi induce Andrea a invitarla in un luogo appartato per un chiarimento: i due vanno in via delle Orcadi, una stradina sterrata fra i canneti e i cantieri nautici. A quell'ora è tutto chiuso, nessuno in giro. Lei rifiuta ancora una volta di riprendere la relazione con lui, scatenando la rabbia dell'uomo, che l'avrebbe più volte colpita fino a sfigurarla. 

Poi la abbandona e fugge senza dare l'allarme. Invece qualcuno sente i lamenti di Angela, avverte la polizia e il 118 e la donna viene portata in ambulanza in ospedale. A un'ispettrice del commissariato Lido avrebbe fatto il nome del suo aguzzino, catturato poi nel suo appartamento.


cronache criminali

Verona, coniugi trovati morti

Tragedia a culmine di una violenta lite

Verona, coniugi trovati morti

Marito e moglie sono stati trovati morti domenica pomeriggio all'interno dell'abitazione popolare che occupavano a Casette di Legnago nella Bassa veronese. Daniele Berardo, 60 anni e Antonietta Cristofori di 56 erano morti da almeno tre giorni. A scoprire i corpi i vigili urbani allertati da alcuni vicini. Secondo le prime ricostruzioni dei carabinieri la tragedia sarebbe stata l'epilogo di una violenta lite.


cronache criminali

venerdì 23 gennaio 2015

Quarto Grado, anticipazioni puntata del 23 gennaio 2015

Un nuovo passo avanti nel giallo di Brembate

Quarto Grado, anticipazioni puntata del 23 gennaio 2015

Dopo aver rivelato la testimonianza della donna che afferma di aver visto Massimo Bossetti e Yara Gambirasio, in auto, nell'estate precedente alla scomparsa della giovane, "Quarto Grado" - in onda venerdì 23 gennaio, in prima serata, su Retequattro - torna sul caso compiendo un ulteriore passo avanti.

Chi è Gratien Alibi, il frate indagato per la sparizione di Guerrina Piscaglia? È ciò che tentano di scoprire gli inquirenti con l'analisi del computer dell'ex parroco di Ca' Raffaello. E chi è l'uomo che il religioso indica come la persona che si è allontanata con la donna il giorno in cui si sono perse le sue tracce? Gianluigi Nuzzi, con Alessandra Viero, tentano di rispondere a questi interrogativi approfondendo gli sviluppi delle ricerche della 50enne aretina.

Il settimanale a cura di Siria Magri, inoltre, aggiorna gli spettatori sul delitto di Lorys Andrea Stival e dà conto delle novità sull'indagine delle baby squillo di Roma con il giornalista del quotidiano "la Repubblica" Daniele Autieri.

Fonte: mediaset.it

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