venerdì 20 novembre 2015

Strage Parigi, il terrorista Salah è stato avvistato a 5 chilometri da Bruxelles

Il super-ricercato segnalato nella zona di Anderlecht. Si sarebbe camuffato con occhiali e parrucca. A fine ottobre fu avvistato in locali gay della capitale belga

Strage Parigi, il terrorista Salah è stato avvistato a 5 chilometri da Bruxelles

Massima allerta a Bruxelles. Tutti gli agenti sono stati mobilitati nella notte dopo che i servizi segreti hanno diffuso informazioni che davano il super-ricercato Salah Abdeslam, il terrorista artificiere della strage al Bataclan di Parigi, in giro per Anderlecht, a circa 5 km dalla capitale belga. Intanto, secondo la stampa locale, alla fine di ottobre l'uomo sarebbe stato visto in diversi locali gay della capitale belga.

E' il quotidiano "La Libre" a riferire la notizia secondo cui il 26enne Salah Abdeslam sarebbe stato notato a Bruxelles in bar e discoteche della comunità omosessuale. Secondo il giornale, inoltre, nella giornata di lunedì 16 novembre la polizia belga avrebbe anche sentito diversi titolari di locali su questo fatto.

Tra le ipotesi c'è quella che frequentasse quei locali per riuscire a reperire facilmente documenti di identità e passaporti. La seconda possibilità è che stesse monitorando quei luoghi ritenuti "immorali" dai fondamentalisti islamici. Intanto emerge che Salah, alla fine dell'estate, sarebbe transitato in Italia, probabilmente nel nord-est. 

Nuova identità, parrucca e occhiali - Il terrorista avrebbe intanto assunto una nuova identità: Yassine Baghli. Lo sostengono gli investigatori francesi, che hanno diffuso un identikit alle polizie europee. Stando a quanto riporta El Mundo, che cita fonti dell'antiterrorismo di Madrid, il nuovo "look" di Salah comprende occhiali da nerd e una parrucca. 

Abaaoud in metro subito dopo gli attacchi - Abdelhamid Abaaoud, la mente degli attentati di venerdì, ha preso la metro subito dopo gli attacchi. Il terrorista ucciso nel blitz di mercoledì era stato filmato dalle telecamere della videosorveglianza alla stazione Croix-de-Chavaux, sulla linea 9, a Montreuil, il comune alle porte di Parigi dove venne ritrovata la Seat nera carica di kalashnikov.


cronache criminali

Padova, feto sepolto in giardino: indagati due fidanzati di 17 e 18 anni

A fare la macabra scoperta i carabinieri, allertati dai medici dell'ospedale di Camposampiero, dove la ragazza era arrivata in preda a emorragia

Padova, feto sepolto in giardino: indagati due fidanzati di 17 e 18 anni

Due giovani fidanzati sono indagati per infanticidio dopo che nel giardino della ragazza sono stati ritrovati i resti di un feto. A fare la macabra scoperta i carabinieri, allertati dai medici dell'ospedale di Camposampiero (Padova), dove la 17enne era arrivata con il compagno 18enne in preda a una forte emorragia. La giovane, che aveva dato un nome falso, ha subito destato i sospetti dei sanitari, che hanno segnalato il caso alle forze dell'ordine.

La giovane, di origine albanese, si trova ancora in osservazione in ospedale. Sono in corso indagini per valutare l'eventuale coinvolgimento della famiglia della 17enne.

Le analisi mediche dovranno stabilire l'età del feto sepolto, per capire se fosse superiore ai tre mesi consentiti per legge ai fini dell'aborto.


cronache criminali

Processo Yara, genetista: il Dna è di Massimo Bossetti

Continua la battaglia delle perizie. Nel giugno 2014 gli esperti compararono il Dna di Ignoto 1 e quello prelevato all'imputato. Per il genetista non ci sono dubbi

Processo Yara, genetista: il Dna è di Massimo Bossetti

Quando gli esperti dell'Università di Pavia compararono, nel giugno 2014, il Dna di Ignoto 1 e quello prelevato a Massimo Bossetti, rilevarono "una perfetta corrispondenza tra il Dna di Ignoto 1 e quello dell'imputato". A dirlo, testimoniando al processo al muratore accusato dell'omicidio di Yara Gambirasio, è stato Carlo Previderè, responsabile del Laboratorio di genetica dell'università di Pavia.

Previderè, che si è anche occupato dell'analisi dei reperti piliferi trovati sugli indumenti di Yara (nessuno dei quali risultò essere di Bossetti, così come non furono trovati peli di Yara sul furgone del muratore) ha detti che esiste una possibilità di trovare lo stesso Dna "in 330 milioni di miliardi di mondi popolati da sette milioni di persone". Cifre che statisticamente, per l'esperto, "rendono l'identificazione praticamente certa", a fronte di un profilo "di ottima qualità" e che non avrebbe creato "problemi di interpretazione" ad alcun biologo.


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Mafia, i boss volevano uccidere Alfano "Si sono dimenticati di noi"

La circostanza emerge da un'intercettazione dei carabinieri sul mandamento di Corleone. Due mafiosi commentavano l'idea di eliminare il ministro dell'Interno per aver inasprito il 41 bis

Mafia, i boss volevano uccidere Alfano "Si sono dimenticati di noi"

"Angelino Alfano dovrebbe fare la fine di Kennedy", il presidente degli Stati Uniti ucciso a Dallas il 22 novembre 1963 da un tiratore solitario. Così alcuni mafiosi arrestati dai carabinieri nel Palermitano pensavano di colpire il ministro dell'Interno, responsabile dell'inasprimento del 41bis. La circostanza emerge da un'intercettazione effettuata nell'inchiesta dell'Arma sul mandamento mafioso di Corleone.

"Se c'è l'accordo eliminiamo Alfano" - "Se c'è l'accordo gli cafuddiamo (diamo, ndr) una botta in testa. Sono saliti grazie a noi. Angelino Alfano è un porco. Chi l'ha portato qua con i voti degli amici? E' andato a finire là con Berlusconi e ora si sono dimenticati tutti", così parlavano tra loro due mafiosi. 

L'intercettazione emerge da un'operazione antimafia dei carabinieri eseguita anche nei comuni di Chiusa Sclafani e Contessa Entellina. L'inchiesta, coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo, ha anche svelato i nuovi assetti di Cosa nostra nel mandamento dei boss Riina e Provenzano. L'indagine avrebbe scongiurato un omicidio già pianificato: alcune persone si sarebbero rivolte a Cosa nostra per risolvere problemi legati alla riscossione di una grossa eredità.

Arrestato il capo mandamento di Corleone - Tra gli arrestati c'è anche Rosario Lo Bue, capomafia finito in carcere nel 2008, ma poi assolto e liberato, fratello di uno dei fiancheggiatori dell'ultima fase della latitanza del boss Bernardo Provenzano. La Cassazione dichiarò nullo il decreto che aveva autorizzato le intercettazioni a suo carico.


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mercoledì 18 novembre 2015

Napoli, abusi sulla figlia di tre anni: coppia arrestata a Caivano

I terribili fatti sono stati scoperti durante le indagini sulla morte di una bimba dopo un volo dal sesto piano da un palazzo del "Parco Verde"

Napoli, abusi sulla figlia di tre anni: coppia arrestata a Caivano

Una coppia è stata arrestata dai carabinieri a Caivano (Napoli) con l'accusa di violenza sessuale aggravata sulla loro figlia di tre anni. I fatti sono stati scoperti durante le indagini sulla morte di una bambina di sei anni, Fortuna, dopo un volo da un palazzo del "Parco Verde" di Caivano, ma non sono in relazione con quell'episodio.

La donna di 26 anni arrestata era madre di un altro bambino di 3 anni morto il 28 aprile 2013. Il piccolo precipitò dal balcone dello stesso palazzo in cui morì Fortuna Loffredo.

La coppia non è sposata ma convive da tempo e il gip ha disposto la detenzione in carcere per l'uomo e gli arresti domiciliari per la compagna.

Secondo l'accusa l'uomo avrebbe costretto la bimba a subire atti sessuali in presenza della madre, la quale, sebbene avvisata in più occasioni dalla figlia dei comportamenti assunti dal convivente ai suoi danni, non li impediva, omettendo di denunciarli.

La coppia arrestata oggi, che abita in una zona di Caivano diversa da "Parco Verde", frequentava il palazzo da dove è caduta Fortuna Loffredo perché in uno degli appartamenti vivono i genitori della 26enne.

Nello stesso palazzo abitava anche un'altra coppia che è stata arrestata nei mesi scorsi con l'accusa di violenza sessuale aggravata nei confronti della loro figlia di 12 anni.
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Napoli, donna uccisa e poi carbonizzata: tre persone in arresto

Maria Migliore, 30 anni, è stata assassinata per un dissidio sullo spaccio di droga. I fermati sono componenti di una stessa famiglia

Napoli, donna uccisa e poi carbonizzata: tre persone in arresto

Dissidi legati al traffico di sostanze stupefacenti: è questo il movente per l'uccisione di Maria Migliore, di 30 anni, il cui corpo carbonizzato è stato trovato in un'auto incendiata in una strada periferica di Sant'Antimo, in provincia di Napoli. La donna è stata prima uccisa a colpi di pistola. Per il delitto fermate tre persone, tutte appartenenti alla stessa famiglia.

Sono stati i carabinieri ad arrestare nella serata di martedì le tre persone, tutte appartenenti allo stesso nucleo familiare, ritenute dagli investigatori coinvolte nell'efferato delitto. Si tratta di un uomo, F.R., di 44 anni, della figlia, M.G.R., di 23 anni, e del fidanzato di quest'ultima, G.G., di 21 anni. 

I tre, tutti di Sant'Antimo, sono ritenuti, a vario titolo, responsabili di omicidio, incendio e distruzione di cadavere e di violazione della legge sulle armi. Ad aiutare nelle indagini è stato il marito della vittima che si era recato dai carabinieri di Sant'Antimo e di Giugliano in Campania per denunciare la sparizione della donna. La vittima era uscita di casa lunedì sera per recarsi ad un appuntamento e non è mai rientrata. 

Secondo gli investigatori, la donna, era andata a casa del 44enne sottoposto a fermo per cercare di risolvere "problemi" legati traffico di droga. Dopo qualche discussione, padre, figlia e vittima, con l'auto di quest'ultima, un Fiat Doblò, si sono recati in una strada periferica del paese, via Toriello Separiello, dove Maria Migliore è stata uccisa con diversi colpi di pistola semiautomatica. 

I due - sempre la ricostruzione degli investigatori - hanno poi chiamato il ragazzo di 21 anni, che, con la sua vettura, si è recato sul luogo del delitto. Dopo avere dato fuoco al Doblò, i tre sono tornati nell'abitazione del 44enne dove si sono liberati della pistola e degli abiti sporchi di sangue. Una telefonata al 112 ha segnalato ai carabinieri che in paese c'era un'auto in fiamme. Dopo che i vigili del fuoco hanno spento l'incendio è stato scoperto il cadavere dentro l'auto. 

In poche ore i carabinieri hanno ricostruito quello che dovrebbe essere lo scenario e si sono recati nelle abitazioni dei tre che sono stati prima interrogati dal pm e poi fermati con l'accusa di omicidio, incendio e distruzione di cadavere e di violazione della legge sulle armi.


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