lunedì 1 dicembre 2014

Australia, bimbi scavano nella sabbia e trovano il cadavere di un neonato

La scoperta è avvenuta domenica mattina in una spiaggia di Sydney. La polizia sta cercando di determinare età e sesso del neonato

Australia, bimbi scavano nella sabbia e trovano il cadavere di un neonato

Due bambini di 6 e 7 anni hanno trovato il corpo di un neonato, sepolto nella sabbia a circa 30 cm di profondità e a circa 20-30 metri dal bagnasciuga. La scoperta è avvenuta mentre giocavano nella spiaggia di Maroubra, nella periferia est di Sydney.
I due fratelli, che fanno parte della squadra di salvataggio giovanile Surf lifesaving, hanno avvisato il padre, che ha chiamato la polizia. Il corpo del neonato è già in fase di decomposizione, e non è stato ancora possibile determinarne il sesso o l'età, né a quando risalga il decesso. La polizia sta indagando per identificare i genitori attraverso le registrazioni delle telecamere a circuito chiuso e i referti degli ospedali dei dintorni.


cronache criminali

Roma, Metro A, morto suicida un vigilante: colpo di pistola alla testa

I fatti nelle prime ore di servizio di domenica. Il disagio forse causato da difficoltà col datore di lavoro


Un colpo di pistola e il suicidio intorno alle 6 del mattino. Così ha deciso di andarsene un uomo, vigilante presso la stazione metro A Barberini, questa mattina.
DI PRIMA MATTINA - Poco prima delle ore sei l’uomo aveva già preso servizio e pare avesse premeditato da tempo il tragico gesto avendo preparato una lettera, lasciata sul posto, nella quale avrebbe spiegato le sue ragioni.
UN COLPO SECCO - L’uomo si sarebbe sparato un colpo secco alla testa nel bagno della fermata Barberini, una delle più centrali della linea rossa di Roma centro.
DONNA DELLE PULIZIE - A scoprire il corpo una donna delle pulizie che avrebbe notato il sangue uscire dal bagno e ha fatto scattare l’allarme e l’intervento degli agenti di polizia. Ora la polizia indaga sulla vicenda: sul posto è giunta anche la polizia scientifica per i rilievi del caso.
cronache criminali

USA, boy prisoner of his stepmother for four years




Usa, ragazzo prigioniero della matrigna per quattro anni

Tenuto nascosto dietro una finta parete nel garage

REUTERS
Il ragazzino di 13 anni è stato tenuto nella casa-prigione dal padre e dalla matrigna (nella foto) per quattro anni. È riuscito a fuggire mandando un sms alla sorella

È ritornato alla vita dopo quattro anni di segregazione, il ragazzino afroamericano di 13 anni che per tutto questo tempo era vissuto nascosto al resto del mondo dal padre e dalla matrigna alla periferia di Atlanta, in Georgia. Costretto a vivere in un mondo artificioso, una galera domestica. Gli aguzzini in questo ennesimo episodio di violenza silenziosa contro gli indifesi sono il padre Gregory Jean, 37 anni e la sua matrigna, Samantha Joy Davis, di 42, finiti in prigione.  

Secondo quanto riferito da Nbc le forze dell'ordine sono arrivate sul posto grazie a una segnalazione, individuando il posto dove il bambino era segregato. Il padre e la sua convivente sono stati così accusati imprigionamento e crudeltà ai danni di un bambino e di aver ostacolato la giustizia. Nelle ultime ore sono emersi molti nuovi dettagli. Si è così appreso che gli agenti sono stati allertati quando il ragazzo è riuscito a contattare sua sorella servendosi di uno telefonino, le ha inviato un messaggio di nascosto ritornando nel posto dove era segregato per non destare sospetti.  

La ragazza l’ha fatto leggere alla madre che a sua volta ha chiesto aiuto alla polizia. Ma un primo intervento dei poliziotti non è andato a buon fine. La denuncia della scomparsa, secondo i media americani, era stata presentata solo ai servizi sociali e non alla polizia, probabilmente perché la madre è un'immigrata irregolare. Un vicino ha raccontato che il ragazzo spesso era davanti all'abitazione, a falciare il prato e fare lavoretti, ma anche a giocare, senza destare mai sospetto.  

«Ce l’avevamo davanti agli occhi, è incredibile come è stato possibile non accorgerci di tutto questo, avremmo potuto fare qualcosa», ha raccontato uno di loro, Akono Ekundayo, aggiungendo che «non era mai afflitto, o almeno non sembrava». Commovente l'abbraccio della mamma, che non vedeva il proprio piccolo da quattro anni, da quel maledetto giorno in cui era andato a trovare il padre per non tornare mai più a casa. 

Fonte: lastampa.it

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Horror in Sicily: Andrea Loris raped and murdered




Orrore in Sicilia: Andrea Loris violentato e ucciso

Gli sconvolgenti risultati dell’autopsia confermano la drammatica fine del bimbo. Sequestrata l’auto del cacciatore che l’ha trovato, ma l’uomo non è indagato

ANSA
Il corpo del piccolo Andrea Loris è stato trovato in un canalone dietro un canneto isolato. Questo ha fatto pensare a un ritrovamento troppo fortunato. Ma il cacciatore non è indagato
Cominciano a vederci più chiaro, gli investigatori alle prese con il mistero della morte del piccolo Andrea Loris Stival. E quel che vedono, li inorridisce. I risultati dell’autopsia sono sconvolgenti. Il piccolo Andrea Loris è stato violentato e ucciso. Una morte violenta dovuta a un colpo terribile al cranio. E quindi la procura della Repubblica ha avviato un’indagine per omicidio volontario. Al momento l’indagine è contro ignoti, ma ciò non significa che chi indaga brancoli nel buio.  

Nessuna telecamera  
Il procuratore capo Carmelo Petralia e il sostituto Marco Rota stanno lavorando a tempo pieno. Sanno che il tempo è cruciale. Misurano le notizie. Sperano anche nel colpo di fortuna: qualche telecamera tra le oltre trenta del paese, a visionarle con pazienza, può regalare un’immagine importante. Si cerca il bimbo in un’auto. Loris infatti è morto per mano di qualcuno che conosceva bene. Così bene da fidarsi di lui, marinare la scuola, e andare via assieme. Su questo aspetto in famiglia sono categorici: Andrea Loris era un bambino introverso, non si sarebbe mai allontanato con uno sconosciuto. Ma finora le telecamere sono state avare. Il bimbo non si vede mai. 

Caccia allo zainetto  
L’ipotesi dell’incidente è stata scartata fin da subito per una serie di motivi. Il principale: è scomparso lo zainetto che il bambino aveva sulle spalle quando la madre l’ha accompagnato a scuola e l’ha salutato come accadeva ogni mattina. Dov’è ora lo zainetto con dentro i quaderni, le penne, le due merendine che la mamma aveva amorevolmente infilato tra i libri? Nel canalone dove è stato trovato il corpo di quel cucciolo d’uomo, lo zainetto non c’è. La magistratura ha dato ordine a polizia e carabinieri di fare il possibile e anche l’impossibile per trovarlo. Lo zainetto può diventare la chiave per risolvere il mistero. Si potrebbe trovare un’impronta che non dovrebbe esserci, una traccia genetica, un segno lasciato dall’assassino. È divenuto così importante, lo zainetto, che i rifiuti di Santa Croce Camerina per qualche giorno non verranno portati in discarica. Prima i cassonetti dovranno essere vagliati.  
È un mistero atroce, in verità, la scomparsa di un bimbo che avrebbe dovuto fare appena pochi passi, dalla portiera di un’auto al cancello della scuola, e che invece non varca il portone e se ne va da tutt’altra parte. Dove? Con chi? Perché? Nel frattempo si procede alla vecchia maniera, bussando porta a porta, interrogando commercianti, contadini, passanti. Ci sono molti che pensavano di aver visto qualcosa, ma quando poi si entra nel dettaglio di quella certa felpa o quel certo colore di pantaloni, le certezze di colpo vacillano.  

Sequestrata l’auto del cacciatore  
Gli investigatori hanno voluto riascoltare anche il cacciatore che ha scoperto il cadavere di Andrea Loris. Avvolgono e riavvolgono il film del suo racconto. C’è qualcosa che non li convince. A qualcuno pare che sia stato troppo fortunato, quel ritrovamento in un canneto come mille altri, quando si era all’imbrunire, in un luogo pochissimo frequentato. Sia chiaro: il signor Orazio Fidone è un testimone e non un indagato. È un fatto, però, che sulla sua macchina, sequestrata, si stanno facendo accertamenti.  

Qualcuno ce l’ha portato  
Proprio lì dove è stato trovato il corpo, un anziano di 87 anni, Peppino Caggia, un ex carabiniere, proprietario del vecchio mulino che dà il nome alla zona, è solito passare le sue mattinate a zappare l’orto. Da due giorni non si dà pace: era stato in campagna anche sabato mattina, tra le 8 e le 11, quando Andrea Loris era già scomparso, ma non ha visto né sentito nulla. Se Andrea Loris è arrivato fino a quel canalone di cemento, di sicuro non ci è arrivato da solo. Sono quasi tre chilometri dalla scuola. E poi la strada è pericolosa, è una provinciale dove le auto corrono. E nessuno l’ha visto.  
In conclusione, qualcuno ce l’ha portato, molto probabilmente in auto, e l’ha buttato giù. Loris probabilmente era già morto. Il referto dei medici legali parla di graffi sul corpo e dice che il cranio è gravemente danneggiato. Alla base del canalone ci sono tracce di sangue, ma non abbastanza copiose. Tutto lascia pensare che Loris sia stato ucciso altrove e che l’omicida si sia disfatto del cadavere al mulino vecchio. D’altra parte, l’autopsia ha chiarito che il bambino è morto quasi subito dopo essere scomparso. Chi ha provveduto a disfarsi del corpo probabilmente sapeva che il carabiniere in pensione a una certa ora rientra in paese. Tanti piccoli tasselli per comporre un puzzle: questo è il lavoro degli investigatori.  

Fonte: lastampa.it

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