giovedì 7 maggio 2015

Pavia, consigliera comunale 26enne investita: arrestato un moldavo

Ricercato un 18enne russo che era sull'auto con l'investitore. Elena Madama, attualmente in riabilitazione, fu trascinata per 500 metri

Pavia, consigliera comunale 26enne investita: arrestato un moldavo

La Squadra mobile di Pavia ha arrestato il presunto investitore di Elena Madama, la 26enne consigliera comunale della città lombarda che la sera del 12 novembre venne travolta e trascinata da un'auto per oltre 500 metri nel centro storico. Si tratta di un moldavo 27enne, Radion Suvac. Insieme a lui sull'auto c'era un 18enne russo, che è stato identificato ed è attualmente ricercato. 

Radion Suvac, che è stato fermato in un parco di Piacenza, risulta indagato per tentato omicidio, rapina impropria e ricettazione. Elena Madama, dopo essere stata sottoposta a diversi interventi chirurgici, da Natale è ricoverata per la riabilitazione.

Per la polizia Suvac investì Elena di proposito, prima in retromarcia e poi travolgendola e trascinandola per oltre 500 metri durante la fuga in Strada Nuova. Arrivati quasi all'altezza del Ponte Coperto, lui e il 18enne russo scesero dall'auto (dalla quale si era sganciato il corpo di Elena) e fuggirono a piedi, raggiungendo la stazione ferroviaria per salire sul primo treno.

In questi mesi Radion Suvac è stato in Moldavia, Russia, Francia e in altri Paesi europei: un movimento continuo non per fuggire agli inquirenti, ma legato al suo coinvolgimento nel traffico internazionale di navigatori satellitari e altri accessori di auto rubati (sull'auto che ha investito Elena Madama ne sono stati trovati una dozzina). Una volta rientrato in Italia, ha raggiunto Piacenza dove è stato identificato e arrestato dalla polizia. 

Esprimono soddisfazione i genitori di Elena, Lino Madama e Idangela Vittadini. "Fin dall'inizio - hanno detto - eravamo convinti che gli sforzi degli inquirenti avrebbero permesso di identificare chi guidava l'auto che ha travolto nostra figlia". "Ringraziamo gli inquirenti - hanno aggiunto - e tutta la città per come ci è stata vicina".


cronache criminali

Pescara, pasticciere ucciso dopo lite. Arrestato l'aggressore in fuga

La vittima si chiamava Giandomenico Orlando, di 67 anni. I carabinieri hanno arrestato il presunto aggressore, Raffaele Grieco, di 40 anni. Il commerciante è stato colpito al culmine di una lite. Gli screzi tra i due andavano avanti da anni

Pescara, pasticciere ucciso dopo lite.  Arrestato l'aggressore in fuga

Un uomo di 67 anni, Giandomenico Orlando, è stato accoltellato davanti alla sua pasticceria ed è morto poco dopo in ospedale. L'episodio è avvenuto a Pescara davanti all'ingresso dei laboratori della conosciuta pasticceria. I carabinieri hanno arrestato il presunto aggressore, Raffaele Grieco, di 40 anni. Il commerciante è stato colpito al culmine di una lite: tra i due vecchie ruggini condominiali, anni di screzi, con diverse denunce.

Grieco per l'ennesima volta avrebbe affrontato la vittima per problemi relativi alla gestione del locale, rumori e vivibilità. Giandomenico Orlando è arrivato all'ospedale già in arresto cardiaco. Una prima ricognizione ha rivelato due coltellate di cui una forse letale all'arteria succlavia.

Omicida era fuggito in macchina - Raffaele Grieco inizialmente era fuggito in auto, con una Mini scura dal tettuccio chiaro. Sarebbe un amante delle armi, un assiduo frequentatore di palestre, e avrebbe collezionato diverse denunce per lesioni. In passato ha svolto anche l'attività di buttafuori nei locali notturni. Dovrà rispondere di omicidio volontario.

Sdraiato su una panchina - Grieco era sdraiato su una panchina sotto la pineta di Pineto. I carabinieri di Giulianova (Teramo) che stavano pattugliando l'area lo hanno riconosciuto e fermato. "Non lo sapevo", avrebbe detto alle forze di polizia quando l'hanno avvisato della morte della vittima. A riferirlo l'avvocato difensore del 41enne, Paolo Marino. Poi il fermato si è avvalso della facoltà di non rispondere. Ritrovate e sequestrate l'arma del delitto, una tirapugni con lama, in un cassonetto in una zona centrale di Pescara e l'auto, abbandonata sempre in città. 

Da ricostruire gli spostamenti dell'omicida - A indicare agli inquirenti il luogo dove è stata gettata l'arma, a due passi dalla piazza principale di Pescara, e il posto dove è stata abbandonata la Mini Cooper S usata per fuggire, sarebbe stato lo stesso Grieco. Gli inquirenti sottolineano, che ai fini della cattura è risultata determinante la decisione di divulgare la foto dell'uomo, poi rintracciato nella pinetina di Pineto, in provincia di Teramo. Si sta cercando anche di ripercorrere gli spostamenti dell'uomo che, abbandonata l'auto a Pescara, ha dovuto usare un altro mezzo per raggiungere Pineto, che si trova a una quarantina di chilometri dal capoluogo adriatico. In attesa dell'udienza di convalida, l'uomo è stato trasferito nel carcere teramano di Castrogno.


cronache criminali

Vende petardo a minore che perde tre dita nello scoppio: maxicondanna

Due anni di reclusione per una commerciante di Sondrio

Vende petardo a minore che perde tre dita nello scoppio: maxicondanna

Una commerciante 70enne di Bormio (Sondrio) è stata condannata a due anni di reclusione e 50mila euro di multa con la sospensione condizionale della pena, subordinata però al risarcimento del danno, per aver venduto a un minore due petardi. I fatti risalgono al dicembre 2013, quando una quattordicenne acquistò i due petardi, che poi finirono nelle mani di un 12enne che la notte di San Silvestro perse 3 dita della mano destra a causa dello scoppio.

La negoziante, Giuseppina Speckenhauser, era accusata di lesioni colpose gravissime, detenzione e vendita di materiali esplodenti e articoli pirotecnici a un soggetto minorenne, priva peraltro della necessaria abilitazione. L'incidente avvenne durante le vacanze di Natale trascorse a Bormio dal giovanissimo, un bambino di 12 anni di Mandello del Lario (Lecco). Pensando di tenere fra le mani una fiaccola, il ragazzino aveva tardato a lanciare l'oggetto che gli esplose in mano con conseguenze devastanti: rimase in ospedale un mese e mezzo e da allora ha subito 12 interventi chirurgici. 

Il pm aveva chiesto una condanna a 6 mesi - "La sua mano destra, dopo l'amputazione di tre dita, oggi è un arto inservibile", ha dichiarato a fine processo l'avvocato Stefano Pellizzari di Lecco, zio del minorenne, difensore della famiglia col collega Francesco Romualdi di Sondrio. Il giudice Barbara Licitra del Tribunale di Sondrio ha inoltre condannato la donna a un maxi-risarcimento, stabilendo infatti una provvisionale di 130 mila euro a favore dei genitori del bambino. Il pm Giacomo Puricelli aveva chiesto una condanna a sei mesi.


cronache criminali





lunedì 4 maggio 2015

Amore Criminale, puntata del 4 maggio 2015

Terza puntata - Le storie di Luana e Giovanna

Amore Criminale, puntata del 4 maggio 2015

Amore Criminale torna in onda lunedì 4 maggio con la terza puntata della nuova serie. 

La puntata si aprirà con la testimonianza – raccolta da Veronica De Laurentiis – di una sopravvissuta: Luana, che per anni ha vissuto una situazione di grande violenza psicologica prima e fisica dopo, ma che è riuscita a rifarsi una vita. 

A seguire la storia di Giovanna che viene picchiata, insultata, umiliata per anni da suo marito. Quando trova il coraggio di ribellarsi e di andare via dalla casa coniugale Giovanna è costretta a sopportare altre minacce, insulti, pedinamenti, appostamenti quotidiani da parte dell’uomo che non si rassegna, ma che sarà fermato e forzatamente allontanato da lei. 

Ospiti in studio della terza puntata saranno l’attore Emanuele Puglia che leggerà una pagina degli atti giudiziari relativi alla storia di Giovanna e l’avvocato Geraldine Pagano, esperta di violenza sulle donne. 

Sono tante le donne e le famiglie che in questi anni hanno chiesto aiuto ad Amore Criminale e che hanno testimoniato la loro storia. 

La trasmissione, condotta da Barbara De Rossi è giunta alla sedicesima edizione e si avvale della collaborazione dell’Arma dei Carabinieri e della Polizia di Stato.

Questa sera ore 21:10, Rai Tre.


cronache criminali

Verona, rapinano gioielleria travestiti da turisti e fuggono a piedi: presi

Un colpo da oltre 3 milioni di euro: i responsabili sono due lituani e un russo, uno dei quali minorenne

Verona, rapinano gioielleria travestiti da turisti e fuggono a piedi: presi

Presi i tre responsabili della rapina ai danni di una gioielleria di Verona: due sono in carcere, il terzo, ancora minorenne, si trova in comunità. Tutti provengono dall'est Europa: due sono lituani e uno russo. E proprio come ricchi turisti dell'Est che agivano, come si vede nei filmati ripresi dalle telecamere di sorveglianza. Ben vestiti, volto scoperto sotto il cappello, guadagnano l'ingresso al negozio. Da lì a poco, però, mostrano le loro vere intenzioni, bloccando il responsabile e le commesse sotto la minaccia di alcune pistole che alla fine si scoprirà essere giocattolo.

Subito dopo il colpo, sono stati catturati dai poliziotti delle Volanti, aiutati da un vigile urbano e da due giovani passanti. Recuperata gran parte del bottino, del valore di circa tre milioni: il pezzo più prezioso un collier da 513 mila euro. Il gip ha convalidato l'arresto e disposto la custodia cautelare dietro le sbarre per i due maggiorenni. Il russo, Denis Grigoriev, 31 anni, si è avvalso della facoltà di non rispondere, il lituano 19enne Nicolay Balinsky verrà risentito con un interprete. L'altro lituano compirà 18 anni il 26 maggio. Di lui si occuperà il Tribunale per i minorenni. Curiosità: durante il tentativo di fuga a piedi, uno dei tre ha gettato nell'Adige una busta, con dentro le chiavi di un'auto, dal ponte di Castelvecchio, sotto il quale Nek stava cantando per la realizzazione di un video.


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Bologna, tafferugli alla Festa dell'Unità Renzi: "Non mi spaventano tre fischi"

La polizia ha risposto con una breve carica quando circa 40 esponenti dei collettivi hanno tentato l'accesso al Parco della Montagnola. Il premier: "Non mollo"

Bologna, tafferugli alla Festa dell'Unità Renzi: "Non mi spaventano tre fischi"

Un centinaio di manifestanti dei collettivi bolognesi ha tentato l'accesso alla Festa dell'Unità al parco Montagnola a Bologna, dove era presente il premier Matteo Renzi. Prima del loro arrivo gli agenti della polizia hanno però chiuso i cancelli, che i manifestanti hanno scosso diverse volte sputando contro gli agenti. La polizia ha quindi risposto con una breve carica: un manifestante è stato fermato, e una donna è caduta a terra.

Tre esponenti del collettivo Hobo, già noti alle forze dell'ordine, sono stati denunciati dalla Digos per resistenza a pubblico ufficiale. Dei tre, l'unica ragazza anche per possesso di oggetti atti a offendere: aveva una corda che usava come frusta. Tra la polizia non risultano contusi. Due invece quelli tra i manifestanti, che sono andati in ospedale. Un terzo ferito è la donna, sui 60 anni, che non faceva parte però della protesta. I manifestanti, dopo il rilascio dei tre, si sono allontanati dal parco Montagnola. 

Renzi: "Io non schiaccio la testa a nessuno" - "Io non schiaccio la testa a nessuno, ma non mollo", ha detto il premier Matteo Renzi, rispondendo a un militante che lo invitava a "schiacciare la testa agli elefanti" della minoranza Pd. "So che ci sono persone che mi vogliono contestare sulla scuola e sono pronto a incontrare chiunque ma libertà è rispondere con un sorriso a chi contesta e dire che non ci facciamo certo spaventare da tre fischi: abbiamo il compito di cambiare l'Italia e la cambieremo, di non mollare e non molleremo".

"Non ci fermiamo a 100 metri dal traguardo delle riforme" - "Cari democratici, prendiamoci un impegno: non ci fermeremo a cento metri dal traguardo. Taglieremo il traguardo sulla legge elettorale, le riforme, sulla necessità di dare più soldi alla scuola pubblica e lo faremo senza dare a nessuno il diritto con un fischio di bloccarci", ha aggiunto Renzi. 

"Il Pd litiga ma va avanti tutto insieme" - Portare a termine le riforme "è il compito del Pd tutto insieme: un partito che sa discutere al proprio interno ma che si riconosce come una comunità che va avanti insieme e anche se su alcune cose non la pensiamo allo stesso modo ci confrontiamo litighiamo un po' ma poi andiamo avanti tutti insieme", ha ribadito il presidente del Consiglio.


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